venerdì 10 gennaio 2014

Liverotto Euffreducci

Liverotto Euffreducci nacque a Fermo nel 1470-71 da Giovanni e da Caterina Fogliani. Presto orfano, intraprese la carriera militare, guerreggiando sotto le armi dei Vitelli. Nel 1495 partecipò al tentativo di conquistare il Regno di Napoli. Due anni dopo combatté per la Repubblica di Firenze. Dal 1500 militò sotto le armi di Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI.
Raggiunta Fermo nel 1502, invitò alcuni maggiorenti fermani per una cena nella residenza della sua famiglia: palazzo Euffreducci (attuale liceo classica "Annibal Caro"). Con un pretesto condusse gli invitati in una stanza, dove li aspettavano suoi complici pronti a fare una strage. “Dopo il quale omicidio montò Liverotto a cavallo e corse la terra e assediò nel palazzo el supremo magistrato: tanto che per paura furono constretti obbedirlo e formare uno governo del quale si fece principe”[1].

Il giorno dopo, Prospero Montani, uno dei più influenti esponenti della classe dirigente fermana, propose al Consiglio della città di affidare la signoria di Fermo a Liverotto Euffreducci, che giustificò l’accaduto come una necessaria risposta a un complotto preparato ai suoi danni. 
Tuttavia, debbo chiarire i motivi di quanto era successo. In quegli anni, Cesare Borgia era una minacciava concreta per Fermo. Per questo, nel 1501, era stato preparato il colpo di Stato che avrebbe dato la città a uno degli stipendiati del figlio del papa, che avrebbe garantito ai Fermani una certa sicurezza.
Nella strage della quale abbiamo scritto, morirono quanti in città non avevano approvato il colpo di Stato, tanti dei quali erano probabilmente nemici di Cesare Borgia. Instaurata la signoria, venne istituito per sbrigare tutti gli affari dello Stato un collegio di dodici governatori, eletti due per contrada.Più che il governo di un solo uomo, questo forma istituzionale, era la dittatura di pochi uomini, tutti appartenenti alle famiglie dell’aristocrazia cittadina che, in pratica, continuavano a fare il bello e cattivo tempo a Fermo.
I Fermani mandarono ambasciatori a Roma con l’incarico di rassicurare le autorità pontificie su quanto era accaduto in città. Papa Alessandro VI accettò senza troppa difficoltà di veder uno stipendiato di suo figlio signore di Fermo.Tuttavia, la situazione non era così semplice. Se in un primo momento Liverotto Euffreducci tradì Cesare Borgia, il figlio del papa riuscì in breve tempo a convincerlo a tornare a militare sotto le sue insegne. Un passo alquanto azzardato: poco tempo dopo, Cesare Borgia fece uccidere a tradimento il signore di Fermo. La morte è narrata nell’VIII capitolo de Il Principe di Niccolò Machiavelli. Saputa la notizia, a Fermo, il palazzo Euffreducci venne saccheggiato. Tutti i più stretti collaboratori del tiranno abbandonarono Fermo. La Camera apostolica, confiscati tutti i beni della famiglia, lì assegnò a titolo di risarcimento a Nicolosa, figlia di Giovanni Fogliani. Nel 1503, appena eletto pontefice, Giulio II istituì un processo per i fatti del 1502, terminato l’anno dopo. Tuttavia, i colpevoli, rimasero impuniti perché come abbiamo detto avevano abbandonato Fermo.
Poco dopo i Fermani cedettero la loro città a Cesare Borgia, anche per non avere ritorsioni da parte di quest’ultimo. In breve, Liverotto Euffreducci diventò un assassino che, con un atto di forza,  facendo tutto da solo, aveva preso Fermo (a questa versione dei fatti, che  faceva comodo a quei Fermani che lo avevano sostenuto, dette fama Il Principe di Niccolò Machiavelli). Il suo corpo, seppellito a Senigallia, dov’era stato ucciso, non tornò più nella sua città[2]. 




[1]  N. Machiavelli, Il Principe, a cura di R. Ruggiero (Classici), BUR, Milano 2008, pp. 105-106.
[2] Per quanto scritto sugli eventi successi a Fermo vedi Lucio Tomei, Prospero Montani, eminenza grigia del regime personale di Liverotto Euffreducci o vero ispiratore del colpo di Stato del gennaio del 1502?, in Caratteri e peculiarità dei secoli XV-XVII nella Marca meridionale. Atti del 5° Seminario di studi per personale direttivo e docente della Scuola: Cupra Marittima, 27-31 ottobre 1992, Laboratorio Didattico di Ecologia del Quaternario, Grottammare 1999, pp. 85-244.


Per un raffronto vedi Dizionario biografico degli italiani, voce del 1993, che non tiene conto dello studio di Lucio Tomei, facendo affidamento per quanto accaduto a Fermo alla storiografia precedente, soprattutto all'articolo di F. Filippini, Liverotto Uffreducci tiranno di Fermo, in "Atti e memdella RDeputazdi storia patria per le provdelle Marche", I (1895), pp. 65- 189.