venerdì 24 gennaio 2014

La chiesa di San Francesco a Fermo

Nel 1240 il vescovo di Fermo Filippo cedette ai Minori la chiesa di San Leone, eretta dov’è adesso il palazzo dell’ex Istituto professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “Ostilio Ricci” (nel xvi secolo monastero di Santa Marta). Tuttavia, sappiamo che nel 1255 il Consiglio generale di Fermo era riunito in ecclesia Sancti Francisci de Ordine Fratrum Minorum. Probabilmente poco prima i Minori avevano fatto realizzato una chiesa dov’è adesso l’attuale costruzione, rifatta entro l’inizio del xiv secolo.
Nel 1425 venne portata a terminate la costruzione del campanile. Nel 1527 venne fatta realizzare da Ludovico Euffreducci una cappella per la propria famiglia (adesso del Santissimo Sacramento). Nel 1539 i Minori dedicarono quest’ultima all’Immacolata Concezione. Nella seduta del Consiglio di Cernita di quell’anno, Ludovico Vinci propose, a nome dei Minori: «ad devotionem et honorem Conceptionis Virginis concedit ut fiat cappella super portam Sancti Francisci». Nella cappella è collocato il Monumento funebre di Ludovico Euffreducci, che la madre Celanzia degli Oddi aveva fatto realizzare per il figlio nel 1527 da uno scultore dell’ambito di Andrea Sansovino. 
Il monumento parietale, con inserti di marmi policromi, poggia su un basamento dov’è collocata la lapide dedicatoria. Sul coperchio della cassa è adagiata la statua del defunto in armatura, con la testa appoggiata sul braccio, come se stesse dormendo. 

Tornando alla storia della chiesa, sappiamo che nei primi anni del xvii secolo quest’ultima subì un pesante rimaneggiamento. Nell’esterno, il vecchio portale venne sostituito dall’attuale in pietra d’Istria, datato 1604. Nell’interno vennero eretti altari laterali in travertino. Nella seconda metà del xviii secolo, la facciata venne rifatta su progetto dell’architetto Pietro Augustoni, che riutilizzò però il portale in pietra d’Istria. Nel 1892 vennero consolidate le strutture murarie dall’architetto Giuseppe Sacconi (Montalto delle Marche, 5 luglio 1854 - Pistoia, 23 settembre 1905). Nel 1931, per riportare l’edificio a un presunto aspetto gotico, vennero demoliti gli altari barocchi. Le tele di questi ultimi, sono appese adesso lungo le pareti dell’interno.
L’abside poligonale è aperta da monofore trilobate, comprese entro paraste poste sugli spigoli, raccordate, vicino alla linea di gronda, da archi a tutto sesto sopra ad oculi realizzati nel 1894 dopo i restauri all’edificio dell’architetto Giuseppe Sacconi. Gli spioventi laterali dell’abside sono decorati da archetti aggettanti a tutto sesto.
L’interno è a tre navate, partite da sei colonne. Gli archi divisori a sesto acuto reggono le volte a crociera. Il coro, rialzato rispetto alle navate, è illuminato da monofore arcuate, aperte lungo le facce dell’abside poligonale.
Nelle pareti delle cappelle absidali troviamo affreschi di scuola giottesca riminese: a destra e a sinistra, sono dipinte rispettivamente le Storie della vita della Vergine e le Storie della vita di san Francesco.