sabato 25 gennaio 2014

I monumenti funebri nella cattedrale dell'Assunta a Fermo

Nell’atrio troviamo il Monumento funebre di Giovanni Visconti d’Oleggio, realizzato nel 1366 da Tura (o Bonaventura) da Imola su commissione della moglie del defunto: Antonia di Sozzino Benzoni. Sulla cassa, sostenuta da quattro colonne con capitelli foliati, sono scolpite le figure dell’Annunciata, di san Pietro, del Cristo giudice in trono, di san Giovanni Evangelista e dell’Angelo Annunciante. Sotto il velario è rappresento Giovanni Visconti d’Oleggio, vestito con gli abiti di rettore della Marca, titolo che aveva conseguito dopo aver ottenuta la signoria sulla città di Fermo. Per Benedetta Montevecchi, a Tura da Imola apparterrebbe solo l'arca, che peraltro firma: MAGISTER TURA DE IMOLA FECIT HOC OPUS, mentre tutta la parte superiore, compresa la latra con l'immagine del defunto, è da riferire a un'altra mano meno capace[1]. 
Di fronte, è collocato il cinquecentesco Monumento funebre a Saporoso Matteucci, condottiero fermano morto nel 1578 ad Avignone. Il frontone spezzato è retto da colonne ioniche, affiancate da telamoni. Nelle basi sono scolpite in bassorilievo due mascheroni. Nel tondo centrale troviamo il semibusto di Saporoso Matteucci, un ritratto idealizzato della seconda metà del xviii secolo scolpito da un qualche scultore romano[2]. Sopra l’iscrizione, anche questa settecentesca, dettata da Girolamo Matteucci, è collocato un rilievo con trofei d’armi.
Nella parete destra dell'atrio è murato il Monumento funebre di Giuseppe Colucci. Nel 1844 i Fermani commissionarono all’architetto ascolano Ignazio Cantalamessa Carboni il disegno per un Monumento da sistemare nella cattedrale dell’Assunta, poi realizzato nell’ornato dai fratelli Emidio e Giorgio Paci, scultori di Ascoli.
Nella parte scultoria è rappresentato Il compianto del Genio ascolano sul sepolcro di Giuseppe Colucci, con una face rovesciata nella mano destra, seduto in mesto raccoglimento sul plinto di una tomba. Lì accanto troviamo una lacerna accesa. Più a destra è rappresentato rilievo con vaso affiancato da due quadrupedi cavalcati da geni alati, un riproduzione di un manufatto trovato Cupramontana dov'era un tempio di Antonio Pio. Nello sfondo sono rappresentate le rovine del teatro romano di Falerio, monumento studiato dal defunto. Lo stemma nella cimasa è quello dei Colucci.
Nell'interno della cattedrale, nel transetto di destra, troviamo il Monumento funebre della contessa Chiara Spinucci, datato 1794 da Lorenzo Cardelli. Il bassorilievo neoclassico, entro piramide in marmo rosso, rappresenta un genio alato con nella mano destra una face rivolta verso il basso, che sta a significare lo spegnersi della vita. Il genio è appoggiato sull’anfora funeraria, sostenuta da una colonnina dov’è scolpito in bassorilievo il profilo della defunta. 
Ultimo monumento è quello di addossato alla parete di fondo della navata sinistra: il Monumento funebre di Orazio Brancadoro, attribuito dalla tradizione ad Alessandro Vittoria, allievo a Venezia di Jacopo Sansovino. La tomba venne fatta realizzare nel 1560 dal fratello del defunto, Marcantonio Brancadoro. Tuttavia, alla fine del xviii secolo, quando venne rifatta la cattedrale, venne  interrare nel giardino del convento dei Cappuccini, dov'è adesso villa Vinci. Solo nel 1808 venne fatto riassemblare dall’arcivescovo di Fermo Cesare Brancadoro, facendo rifare il basamento, nonché i sarcofago, dai fratelli Agostino e Domenico Egidi.
La tomba parietale, con arco a tutto sesto poggiante su due colonne binate con capitelli ionici, ha ai lati due volute. Il timpano è sormontato da una croce e due vasi funebri. Nella lunetta è scolpita la figura dell’Eterno
Sopra il sarcofago è collocata la statua del defunto. Sotto sono due putti reggono lo stemma della famiglia Brancadoro. Sui pilastri sono altorilievi con armi e corazze. Per questi, la tradizione riporta il nome dello scultore, non altrimenti noto, di Bernardino Contini. 

[1] B. Montevecchi, Gli altri monumenti nell'atrio della cattedrale, in Il monumento a Saporoso Matteucci nella cattedrale di Fermo, a cura di B. Montevecchi, con testi di L. Arcangeli, L. Gasperini, G. Liberati, B. Montevecchi, P. Romanelli, S. Stipa, M. Vitali, (Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Quaderni, 7), Andrea Livi editore, Fermo 2001, p. 86.

[2] B. Montevecchi, I due ritratti di Saporoso Matteucci, in Il monumento a Saporoso Matteucci nella cattedrale di Fermo, a cura di B. Montevecchi, con testi di L. Arcangeli, L. Gasperini, G. Liberati, B. Montevecchi, P. Romanelli, S. Stipa, M. Vitali, (Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Quaderni, 7), Andrea Livi editore, Fermo 2001, p. 64. 

[3] Per il monumento a Saporoso Matteucci vedi B. Montevecchi, Il monumento a Saporoso Matteucci, in Il monumento a Saporoso Matteucci nella cattedrale di Fermo, a cura di B. Montevecchi, con testi di L. Arcangeli, L. Gasperini, G. Liberati, B. Montevecchi, P. Romanelli, S. Stipa, M. Vitali, (Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Quaderni, 7), Andrea Livi editore, Fermo 2001, pp. 13-33.