domenica 12 gennaio 2014

L'insediamento villanoviano di Fermo

Fermo è stata sede di un insediamento villanoviano (secoli IX-VII a.C.). La moderna storiografia usa il termine villanoviano per indicare quella facies archeologica sviluppatasi durante la prima età del Ferro in Etruria, nel Bolognese, in Romagna, a Fermo e nella Campania meridionale, contraddistinta dal rito funerario della cremazione, con deposizione delle ceneri entro un particolare ossario d’impasto di forma biconica, coperto da una scodella a orlo rientrante o, nelle sepolture maschili, da un elmo crestato in lamina bronzea. Le urne, insieme a pochi oggetti di corredo, erano deposte in pozzetti circolari scavati nella terra.
In città, agli inizi dell’età del Ferro (secoli ix-viii a.C.), nelle contrade Misericordia (secoli ix-vii a.C.), e Mossa (fino al vi secolo a.C.), cominciarono a svilupparsi due vaste necropoli con sepolcreti a incinerazione. Nei corredi maschili sono stati recuperati: armi, spilloni e rasoi lunati. In quelli femminili si trovavano: elementi di cinturoni, fibule, fusaiole, fusi e rocchetti da telaio. In tutti i corredi non mancava qualche vaso.

La facies archeologica villanoviana è identificata dalla maggior parte della moderna storiografia come la fase più antica della civiltà etrusca. L’archeologo Renato Peroni, però, ha messo in dubbio che possa essere esistita una popolazione villanoviana. L’archeologo ha ipotizzato complessi processi di aggregazione di comunità miste, che acquistarono identità nel momento di passaggio a un assetto protourbano, quando la componente etrusca avrebbe imposto la propria identità. Del resto, anche per Fermo non è improbabile pensare alla possibilità di immigrati, tra cui gruppi di etruschi. 
Dal vii secolo, però, questa facies sarebbe stata assorbita nel più generale contesto della civiltà picena. Non rimangono tracce di un abitato, ma scavi archeologici effettuati negli anni 1994-95, in cima al colle Sabulo (nei giardini a fianco della cattedrale dell'Assunta), hanno portato al recupero di frammenti di antichi vasi fittili (secoli xv-xiv a.C.), inseriti come residui in strati contenenti ceramica d’epoca romana.Un frammento di vaso bigoncio (secoli ix-vii a.C.) testimonia la continuazione, se non la ripresa dell’abitato in piena Età del Ferro (secoli ix-vii a.C.). Piccoli frammenti di uno skyphos attico a figure rosse (terzo quarto v secolo a.C.), farebbero pensare a necropoli sul colle Sabulo. L’esistenza di sepolcreti sul colle è stata spiegata ipotizzando una crisi traumatica dell’insediamento (secoli vii-vi a.C.) che abbia comportato il restringimento dell’abitato[1].




[1] Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni Archeologici, a cura di G. de Marinis e G. Paci, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2000, p. 57.