domenica 26 aprile 2015

La Beata Geremia e il suo viaggio dantesco

«Seguì questo anno [1550] la morte della Beata Geremia monica de S. Maria delle Grazie ora S. Chiara, costei fu figlia di Dionisio Bianco e giovanetta entrata nel detto monasterio visse cinque anni nel monasterio santamente, quale amalatasi nel mese d'aprile e pigliati tutti li sacramenti della S. Chiesa a dì 24 detto mese la vigilia S. Marco a nove ore di notte spirà e di ad uno spazio d'un'ora tornò nel corpo l'anima e sentendo tutte le moniche raccontò che subito passata da questa vita se trovò in compagnia d'una bella donna quale pigliandola per la mano la  menò a vedere l'inferno dove vidde  come erano tormentati li dannati e ci riconobbe omini e donne che lei aveva conosciuti in vita e dopo fu menata a vedere le pene del purgatorio nel quale mentre ella camminava s'accompagnò una donna da Mogliano [provincia di Macerata] quale era morta allora con una erede quale se  menava con mano e andava allegra che diceva andare al paradiso, quale arrivata al purgatorio un'Angelo li levò l'erede che conduceva e lei buttò nel foco del purgatorio, la donna lei la conobbe perché era stata una vicina mentre ella stava a Mogliano quando era nel secolo, che suo padre ci possedeva, dopo fu condotta in paradiso dove gli si fece incontro S. Chiara e la  menò avanti al nostro Gesù Cristo dove vidde cose da non potere esprimere, dopo gli fu comandato che tornasse al corpo che poi in capo d'otto giorni sarebbe morta di nuovo e condotta in Cielo , e così tornò in vita e referì alla Badessa perché era stata remandata in vita che fu per alcuni errori che era nel Monasterio, revelò quanto aveva visto e non faceva altro che esortare le moniche al bene che gli era aparechiato. Fu mandato a Mogliano e fu trovato che in quell'ora era morta la donna con l'erede. In tutti li otto giorni non fece mai altro che predicare, esortare tutti che sino parenti a quel tempo ci entrava nel monasterio e dalli demonii fu vessata continuamente che li vedeva per la camera dove giaceva e una volta li toccò un dito dei piedi e mano che glieli fece diventare  come foco, questo disse esserli dato per purgatorio che mentre nel secolo s'era dilettata di ballare e altre cose  come nella sua leggenda scritta dal suo confessore. Di costei se ne fa menzione nella terza parte delle Croniche de S. Francesco; in capo delli 8 morse nella medesima ora e se ne volò al Cielo». 

Annali di Fermo cit.

lunedì 20 aprile 2015

La chiesa di San Francesco a Montefortino

La chiesa di San Francesco a Montefortino venne ricostruita nel 1550. I lavori, affidati al maestro Bartolomeo Lombardo, comportarono il totale rifacimento della costruzione, allora amministrata dai Minori Osservanti.

domenica 12 aprile 2015

Porto d'Ascoli, la nascita di un porto che andava a intaccare gli interessi dei Fermani

Nei primi anni del XIV secolo gli Ascolani cercarono di impossessarsi di uno sbocco sul mare, tanto che riuscirono a farsi concedere in feudo perpetuo nel 1323 da Giovanni XXII il castrum di Montecretaccio (frazione di San Benedetto del Tronto) e il tratto di costa tra le foci del fiume Tronto e del torrente Ragnola, su cui i Fermani accampavano diritti. Tre anni dopo gli Ascolani ottennero la facoltà di organizzare un porto alle foci del Tronto (Porto d’Ascoli, frazione  di San Benedetto del Tronto), proprio sotto il castello di Montecretaccio (L. Tomei, La Piazza del Popolo cit., pp. 113-114). 

giovedì 2 aprile 2015

Gli interventi dell'arcivescovo Alessandro Borgia nella cattedrale di Fermo

Nel 1726, durante il Concilio provinciale, indetto dall’arcivescovo Alessandro Borgia, quest’ultimo dedicò l’altare maggiore all’Assunta, dove collocò le reliquie dei santi martiri Alessandro, vescovo di Fermo e Savino vescovo. Per paliotto fece fare una lastra di argento dov’erano raffigurate i santi vescovi fermani Alessandro e Filippo, e i santi Savino e di Adamo abate.