venerdì 16 giugno 2017

Un perduta tavola fermana di Francesco di Gentile da Fabriano


Nella cattedrale dell'Assunta di Fermo era conservata una tavola rappresentante la Visitazione riferita a Francesco di Gentile da Fabriano. L'ultima volta ch'era stata vista in città, dov'è conservata una copia e un disegno, era collocata presso la chiesa dei Domenicani (Crowe e Cavalcaselle (1)). 


Da un contributo del 1921 di Catharine W. Pierce (2), sappiamo che la nostra tavola era collocata nel castello Bracciano. Pubblichiamo la foto tratta dal contribuito della studiosa. Già Sandra Di Provvido nel 2006 ricordava come la tavola era stata segnalata dal Berenson presso il castello di Bracciano. Scrive la studiosa: "[il dipinto] passò poi in casa De Minicis e fu riprodotto da Pacifico Mori [pittore fermano, poi trasferitosi a Roma] in un disegno, segnalato da Luigi Dania, conservato nella biblioteca comunale di Fermo [dove tuttora si trova]" (3).

mercoledì 26 aprile 2017

Il Ricamatore, corsaro maomettano fermano

Nel 1566 venne ucciso nei pressi della spiaggia di Civitanova, dopo essere stato catturato dall’ammiraglio veneziano Ermolao Barbaro, il corsaro detto Il Ricamatore: un fermano della famiglia Raccamadori, passato dalla parte dei Turchi. 

sabato 18 febbraio 2017

Gli affreschi nell'ex convento dell'Annunciata, Uffici Asur, già Ospedale psichiatrico di Fermo.


Nell'ex convento dell'Annunciata, dove adesso sono gli uffici dell'Asur Area Vasta 4 Fermo, in una parete del vecchio chiostro, restano alcuni affreschi frammentari, che facevano parte di un ciclo rappresentante le Storie di sant'Antonio di Padova

giovedì 8 dicembre 2016

La perduta chiesa di San Pietro Vecchio o San Francesco di Paola a Fermo


Nei pressi delle fonti di San Francesco di Paola a Fermo, poco fuori le mura cittadine, era stata costruita la chiesa di San Francesco di Paola, andata purtroppo demolita. 

giovedì 17 novembre 2016

I resti di fonte di Lelia a palazzo Vinci in piazza Ostilio Ricci a Fermo - data pubblicazione 17/11/2016

Fin dal Medioevo, fuori porta Santa Caterina a Fermo, una fonte assicurava acqua ai Fermani, perlomeno fino ai primi anni del XIX. Di questa costruzione scrive per primo Amico Ricci trascrivendo l’iscrizione[1], datandola erroneamente al 1280[2]:

ANNO MILLENO CEMTUM BIS. ET OCTOQUE DENO. CUM SEXTUM STANTE QUINTILI MENSE MORANTE. HIC. FONS. EST. FACTUS CUM MARIS. EST PERACTIS, CUM FIRMO. PRAESTAS. VENERANDA POTESTAS. QUIRINORUM DOMINUS. THOMAS. VENETORUM.

Più accurata è la descrizione che ne dà Raffaele De Minicis: 

lunedì 5 settembre 2016

L'ex chiesa di Ognissanti a Fermo


Nel luglio 1181 Giovanni di Tignoso, detto Volpe, donò all’Episcopato di Fermo una casa che possedeva all’interno della città di Fermo: «in loco qui est sub porta a Pinna, in vico Sancti Petri», a patto che vi venisse costruita una chiesa dedicata a tutti i santi, concessa nel 1606 dal Capitolo dei canonici del Duomo di Fermo alla confraternita di Ognissanti. 

giovedì 1 settembre 2016

L'invidia, una credenza diffusa nelle campagne fermane

Allegoria dell'Invidia, incisione di di Jacob Matham
Una delle credenze popolari più diffuse nel Fermano era quella dell’«invidia»: dei cattivi pensieri che una persona rivolgeva a un’altra. Questi davano all’«invidiato» del «dolore», come forti mal di testa. Per farli passare era necessario ricorrere a qualche «donna» in grado di togliere l’«invidia». Questa, preparato un piattino con dell’acqua, prendeva un po’ d’olio da mettere sulla punta di un coltello, facendolo poi cadere nell’acqua. Recitava poi per tre volte la seguente formula, facendo il segno della croce col coltello: «A MARIO [era utilizzato il nome dell’«invidiato»] l’ha invidiato / tre angeli l’ha aiutato / Padre, Figlio e Spirito Santo». 

martedì 1 dicembre 2015

Il polittico dell'Incoronazione della Vergine nella Pinacoteca comunale di Fermo

Il polittico della Pinacoteca comunale di Fermo (foto archivio Zeri)
Nella Pinacoteca comunale di Fermo è esposto un polittico frammentario (manca una tavola) senza cornice della fine del XIV secolo,  attribuito al Maestro di Sant’Elsino. Le tavole raffigurano (I) Santo papa (Gregorio Magno?) (II) San Paolo (III) La trinità incorona la Vergine (IV) San Cristoforo (V) San Giovanni Battista (VI) San Pietro (VII) .... Il polittico, nella raccolta d’arte comunale fin dal 1889, dovrebbe provenire dalla chiesa fermana di San Gregorio Magno, se il santo papa lo riconosciamo in Gregorio Magno.

Il cosidetto Maestro di Sant’Elsino è così chiamato dal polittico alla National Gallery di Londra dove sono rappresentate le Storie della vita di sant’Elsino[1]. Probabilmente è da identificare con il pittore veneziano Meneghello di Giovanni de’ Canali, attivo a Zara tra il 1384 e il 1431[2]. Il polittico attesta i legami Fermo tenne sempre con la Dalmazia, dalla quale provenivano tanti lapicidi.





[1] Roberto Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze, 1946, p. 48. Nella letteratura croata è utilizzato il nome di Pittore del crocifisso di Tcon (dal Crocifiso del monastero benedettino dell’isola di Piscimano). Cfr. Ivo Petricioli, Slikar tkonskog raspela, in «Peristil», Zagreb, 8-9 (1965-66), pp. 63-74.
[2] Cfr. Emil HilJe, Gotičko slikarstvo u Zadru, Zagreb, 1999, pp. 51–91. In passato era stato fatto il nome di Biagio di Luca da Zara, che stando a un documento del 1384, redatto a Venezia, entrò nella bottega di Jacobello di Bonomo (A. De Marchi, Per un riesame della pittura tardogotica a Venezia: Nicolò di Pietro e il suo contesto adriatico, in Bollettino d'arte, LXXII (1987), p. 25.


lunedì 30 novembre 2015

Le opere fermane riferite al pittore tardogotico Jacobello di Bonomo


Polittico di Torre di Palme (rubato)
Il pittore veneziano Jacobello di Bonomo, documentato dal 1375 al 1385,  probabilmente formatosi nell’ambito di Lorenzo Veneziano, è conosciuto attraverso un polittico a Santarcangelo di Romagna da lui firmato e datato 1385, adesso nella collegiata, ma realizzato per la demolita chiesa dei Francescani.

Al pittore è stato attribuito il polittico, un tempo nella chiesa di Santa Maria a Mare a Torre di Palme (frazione di Fermo), rubato nel 1921[1], mai più ritrovato (attribuzione rigettata a favore di un anonimo artista al quale è stato dato il nome di comodo di Maestro del polittico di Torre di Palme [Pietro di Nicolò, Venezia, documentato dal 1365 al 1399?]).

domenica 30 agosto 2015

La pittura giottesca a Fermo

Nelle due cappelle absidali della chiesa di San Francesco a Fermo sono conservati due cicli pittorici realizzati sui modi della pittura giottesca.

mercoledì 19 agosto 2015

Fra Marino Angeli

La pittura su tavola di Marino di Angelo, monaco farfense

Non conosciamo la data di nascita del pittore Marino di Angelo, monaco farfense nel monastero di Santa Vittoria in Matenano (provincia di Fermo). Il monaco pittore è attestato per la prima volta in un documento del 1437, quale membro del Capitolo monastico di Santa Vittoria[1]. Nella regola di san Benedetto (allora fatta propria dai monaci farfensi), il Capitolo monastico era il consiglio di tutti i monaci, convocato dall’abate tutte per le questioni più importanti. Non conosciamo la data di nascita, Giuseppe Crocetti, che gli ha dedicato una monografia (per molti aspetti discutibile), ha proposto la decade 1405-10[2].


sabato 1 agosto 2015

Il Monte di Pietà a Fermo



Il Monte di Pietà col n. 55 in una veduta di Fermo del XVII sec.
Il n. 22 era l'ex Ospedale di Santa Maria della Carità
realizzato dopo il 1529,
detto nella Mappa Ospedale grande degli orfani

sabato 16 maggio 2015

L’Accademia erudita degli Erranti, già Raffrontati a Fermo

Nel 1754 Stefano Borgia, nipote dell’allora arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia, che ne era in quell’anno segretario, riformò l’Accademia degli Erranti, già Raffrontati, una delle più importanti tra le accademie letterarie fermane. Stando alla riforma il principe, che teneva la carica per due anni (era eletto a maggioranza tra gli accademici più importanti), oltre a indire le nomali adunanze, poteva chiamarne di straordinarie, era eletto nel mese di dicembre, dato che il suo mandato iniziava a gennaio.

Torquato Tasso e Fermo

Tra i membri dell’Accademia fermana degli Sciolti, che aveva sede presso l'attuale palazzo Vitali Rosati, era aggregato anche Torquato Tasso, come attesta una lettera scritta da quest’ultimo nel 1583, nella quale, oltre ad accettare l’aggregazione, indicava la sua impresa, il suo motto e il suo nome accademico: «Le mando la mia impresa la quale è un leopardo col collaro ma senza catena; il motto è L’attendo al varco; il nome ch’io ho preso Lo Scatenato»[1].





[1] A. Solerti, Vita di Torquato Tasso, vol. II, Ermanno Loescher, Torino-Roma 1895, pp. 67-68.

domenica 26 aprile 2015

La Beata Geremia e il suo viaggio dantesco

«Seguì questo anno [1550] la morte della Beata Geremia monica de S. Maria delle Grazie ora S. Chiara, costei fu figlia di Dionisio Bianco e giovanetta entrata nel detto monasterio visse cinque anni nel monasterio santamente, quale amalatasi nel mese d'aprile e pigliati tutti li sacramenti della S. Chiesa a dì 24 detto mese la vigilia S. Marco a nove ore di notte spirà e di ad uno spazio d'un'ora tornò nel corpo l'anima e sentendo tutte le moniche raccontò che subito passata da questa vita se trovò in compagnia d'una bella donna quale pigliandola per la mano la  menò a vedere l'inferno dove vidde  come erano tormentati li dannati e ci riconobbe omini e donne che lei aveva conosciuti in vita e dopo fu menata a vedere le pene del purgatorio nel quale mentre ella camminava s'accompagnò una donna da Mogliano [provincia di Macerata] quale era morta allora con una erede quale se  menava con mano e andava allegra che diceva andare al paradiso, quale arrivata al purgatorio un'Angelo li levò l'erede che conduceva e lei buttò nel foco del purgatorio, la donna lei la conobbe perché era stata una vicina mentre ella stava a Mogliano quando era nel secolo, che suo padre ci possedeva, dopo fu condotta in paradiso dove gli si fece incontro S. Chiara e la  menò avanti al nostro Gesù Cristo dove vidde cose da non potere esprimere, dopo gli fu comandato che tornasse al corpo che poi in capo d'otto giorni sarebbe morta di nuovo e condotta in Cielo , e così tornò in vita e referì alla Badessa perché era stata remandata in vita che fu per alcuni errori che era nel Monasterio, revelò quanto aveva visto e non faceva altro che esortare le moniche al bene che gli era aparechiato. Fu mandato a Mogliano e fu trovato che in quell'ora era morta la donna con l'erede. In tutti li otto giorni non fece mai altro che predicare, esortare tutti che sino parenti a quel tempo ci entrava nel monasterio e dalli demonii fu vessata continuamente che li vedeva per la camera dove giaceva e una volta li toccò un dito dei piedi e mano che glieli fece diventare  come foco, questo disse esserli dato per purgatorio che mentre nel secolo s'era dilettata di ballare e altre cose  come nella sua leggenda scritta dal suo confessore. Di costei se ne fa menzione nella terza parte delle Croniche de S. Francesco; in capo delli 8 morse nella medesima ora e se ne volò al Cielo». 

Annali di Fermo cit.

lunedì 20 aprile 2015

La chiesa di San Francesco a Montefortino

La chiesa di San Francesco a Montefortino venne ricostruita nel 1550. I lavori, affidati al maestro Bartolomeo Lombardo, comportarono il totale rifacimento della costruzione, allora amministrata dai Minori Osservanti.

domenica 12 aprile 2015

Porto d'Ascoli, la nascita di un porto che andava a intaccare gli interessi dei Fermani

Nei primi anni del XIV secolo gli Ascolani cercarono di impossessarsi di uno sbocco sul mare, tanto che riuscirono a farsi concedere in feudo perpetuo nel 1323 da Giovanni XXII il castrum di Montecretaccio (frazione di San Benedetto del Tronto) e il tratto di costa tra le foci del fiume Tronto e del torrente Ragnola, su cui i Fermani accampavano diritti. Tre anni dopo gli Ascolani ottennero la facoltà di organizzare un porto alle foci del Tronto (Porto d’Ascoli, frazione  di San Benedetto del Tronto), proprio sotto il castello di Montecretaccio (L. Tomei, La Piazza del Popolo cit., pp. 113-114). 

giovedì 2 aprile 2015

Gli interventi dell'arcivescovo Alessandro Borgia nella cattedrale di Fermo

Nel 1726, durante il Concilio provinciale, indetto dall’arcivescovo Alessandro Borgia, quest’ultimo dedicò l’altare maggiore all’Assunta, dove collocò le reliquie dei santi martiri Alessandro, vescovo di Fermo e Savino vescovo. Per paliotto fece fare una lastra di argento dov’erano raffigurate i santi vescovi fermani Alessandro e Filippo, e i santi Savino e di Adamo abate.

lunedì 23 marzo 2015

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo e gli affreschi nella cripta di Sant'Ugo a Montegranaro

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo, in via dei Volontari del 1866, venne rimaneggiato negli anni 1760. L’altare maggiore, in stucco marmorizzato, ha tabernacolo ligneo dorato. La cripta dell'edificio era fino al 1760 la chiesa di Sant'Ugo. L'interno è una stretta navata, coperta da volta a botte. Lungo le pareti sono una serie di affreschi, in parte staccati.

domenica 22 marzo 2015

L’incastellamento nel Fermano

Negli ultimi anni del IX secolo, l’Italia era stata investita da una nuova serie di invasioni: Ungari e, poi, Saraceni. I centri abitati più vulnerabili, come i villaggi delle campagne, dovettero essere ben presto fortificati.
In questa prima fase i castelli non erano altro che costruzioni rozze, per lo più dei recinti fortificati da una palizzata, protetta da un fossato. Solo nel xii-xiii  compariranno le muraglie merlate.

sabato 21 marzo 2015

L'ex monastero di Santa Marta a Fermo

In via Perpenti 11 a Fermo troviamo l’ingresso dell’ex chiesa di Santa Marta. Le domenicane arrivarono in città il 9 marzo 1576, con l’approvazione di Gregorio XIII. Il papa diede facoltà al vescovo Felice Peretti di costituire nella chiesa di San Leone, ceduta nel 1573 dal rettore don Giambattista Gandini, un monastero per monache di clausura intitolato a santa Marta (finanziato da Montanina Fogliani), cedendo la chiesa, le case, il cortile e l’orto annessi. Prima del 1581, la chiesa di S. Leone era unita a quella di S. Salvatore (attuale centro congressi San Martino), incorporata con i beni dell’abbazia di San Salvatore Maggiore di Rieti dal monastero di Farfa.

giovedì 19 marzo 2015

Le porte di Firmum Picenum

*Dal lato sud del foro partiva l’arteria stradale più importante della città che proseguiva lungo via della Sapienza, fino ad una porta urbana non distante dall’attuale torre oraria, in piazzale Ostilio Ricci. Da qui, attraverso la via Pompeiana, si raggiungeva l’antico porto, seguendo un tracciato viario non molto diverso da quello odierno.

*Dal lato nord del foro partiva un’altra arteria stradale che percorreva il corso fino alla Torre Matteucci e poi proseguiva su un tracciato di qualche metro più a monte del corso; quindi, presa via Migliorati, arrivava in largo Fogliani, dov’era, davanti alla chiesa di San Zenone, una seconda porta urbica. La strada extraurbana proseguiva verso via Speranza e quindi nei pressi dell’odierna discesa del Ferro, fino alla Faleria.


*Dal lato nord del foro partiva la terza ed ultima direttrice che percorreva le attuali discese di via Recanati e via Perpenti, per raggiungere la terza porta, sul luogo dove venne eretta la chiesa di San Francesco. Da qui una strada extraurbana raggiungeva il porto, percorrendo un tracciato simile all’attuale Castiglionese nel tratto iniziale, mentre in quello successivo passava più in alto, probabilmente in corrispondenza di una delle odierne vie di campagna che passano sulle pendici di Monte Caccione. Un’altra strada collegava Firmum al mare passando lungo l’attuale superstrada, fino al bivio Santa Petronilla; dopo di che proseguiva sulla cima del Monte Caccione.

lunedì 16 marzo 2015

L'allegoria della regione Marche secondo Cesare Ripa

Marca

Si dipinge in forma di una donna bella e di virile aspetto che con la destra mano si appoggi ad una targa attraversata di arme di asta, coll’elmo in capo e sopra il cimiero abbia un pico [picchio] e colla sinistra mano tenga un mazzo di spighe di grano, in atto di porgerle; ed appresso a lei vi sarà un cane.

Si rappresenta bella, per la vaghezza della provincia, molto bene distinta dalla natura in valli, colli, piani, rivi e fiumi che per tutto la irrigano e la rendono oltre modo vaga e bella.
Si dipinge di virile aspetto con una mano appoggiata alla targa ed altre armi, per mostrare li buoni soldati che da essa provincia escono.
Le si mette per cimiero il pico, arme di questa regione, essendoché il pico uccello di Marte fusse guidato e andassi avanti le legioni de’ Sabini [Piceni] e quelle nella Marca conducesse ad essere colonia di provincia, e per questo fu detta a tempo dei Romani la Marca «Ager Picenus», come ben descrive assai in un breve elogio il sig. Isidoro Ruberto, nella bellissima e maravigliosa Galleria di Palazzo nel Vaticano fatta far da Gregorio papa XIII di felicissima memoria [Galleria delle carte geografiche], nella qual fu di molto aiuto il reverendissimo padre Ignatio Danti perugino e vescovo d’Alatri [geografo domenicano], che e n’ebbe suprema cura da sua beatitudine; e l’elogio fu questo: «Ager Picenus, ager dictus est propter fertilitatem, Picenus a Pico Martis, ut Straboni placet, nam annona, et militibus abundat, quibus saepe Romam, caeterasque Italiae, Europaeque partes iuvit».

domenica 15 marzo 2015

La chiesa di Santa Maria delle Grazie in frazione Monteverde di Montegiorgio

La chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo), in frazione Monteverde di Montegiorgio, ha facciata, preceduta da un’ampia scalinata a ventaglio,  compresa entro pilastri angolari su alte basi. Il prospetto, aperto da portale e finestra rettangolare, è chiuso da timpano triangolare. La torre campanaria  è conclusa da semplice cuspide.

martedì 10 marzo 2015

La chiesa di San Claudio a Campiglione


In contrada Campiglione, al chilometro 14 della S.S. 210, accanto al parco della scuola materna, troviamo l’ex chiesa di San Claudio, che stando ad una data incisa in un mattone della facciata sembra essere stata costruita nel 1810. L’edificio era annesso a una villa privata di campagna, demolita alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, per costruire l’attuale Scuola materna.

domenica 8 marzo 2015

La loggetta pensile tra il Palazzo degli Studi e quello dei Priori a Fermo

Nel 1581 il palazzo dei Priori venne collegato, con una loggetta pensile che scavalca corso Cefalonia, a palazzo degli Studi.
Nel 1579 era stato presentato al Consiglio di Cernita un progetto per la realizzazione di un arco trionfale da costruire tra i due edifici, uniti da una sorta di passerella, eretta in onore di papa Gregorio XIII e del governatore di Fermo Giacomo Boncompagni. Nel novembre 1580 si stava ancora discutendo sull’erezione dell’arco. Fu in quel momento che si decise di seguire il progetto del pittore Girolamo Morelli, utilizzando colonne e marmi di recupero provenienti dalle rovine del teatro romano. Due anni dopo si stava ancora procedendo con la realizzazione dei  piedritti.

sabato 28 febbraio 2015

La storia di Fermo scritta dall'avvocato Gaetano De Minicis per "ricordare" al Governo italiano come la città era la più indicata a mantenere il capoluogo di Provincia

BREVI NOTIZIE STORICHE DELLA CITTÀ DI FERMO PER L’AVVOCATO GAETANO DE MINICIS. 
Dalla Memoria «Al Primo Parlamento Italiano per la Città e Provincia di Fermo».

BREVI NOTIZIE STORICHE DELLA CITTÀ DI FERMO

Origine di Fermo

La fondazione di Fermo rimane ascosa nelle tenebre della più remota antichità. Sappiamo solo tanto dagli storici, che i Sabini partiti dalle loro terre venissero a popolare le contrade del Piceno circa ai tempi della fondazione di Roma, e che dall’arrivo dei Sabini all’occupazione romana vi fosse uno spazio di oltre cinque secoli, in cui poté Fermo esser dai Piceni fabbricata. E che la città nostra in tale epoca fosse una delle più nobili, e grandi del Piceno, se altro indizio non fosse, quello solo saria bastante dell’essersi fra tutte scelta ad accogliere la prima colonia romana trapiantata in questa regione, e dall’aver avuto il diritto della monetazione; del che fanno fede le due monete gravi [monete fuse in bronzo tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C. nell'Italia centrale], cioè il triobolo e il diobolo con chiara la leggenda FIRmum in esse improntata: conciosiaché i Romani non concedevano mai tale eminente diritto ai popoli italiani da lor debellati, se non a quelle città più popolose ed illustri.

Fermo nel 1778. Una sua descrizione e una prima narrazione delle sue vicende storiche

«Fermo, Lat. Firmana, anticamente Firmum Picenum, città posta tre miglia lontano dal Mare Adriatico. Il suo giro all’intorno è di circa due miglia e mezzo e contiene 14.000 e più abitanti. Sisto V eresse la sua Chiesa in Arcivescovado, a cui subordinò i quattro vescovi di S. Severino, di Macerata e Tolentino, di Ripatransona [Ripatransone] e di Montalto.

lunedì 23 febbraio 2015

Elenco dei governatori fermani dal 1550 al 1802


«Alli 6 de febbraro [1550] fu creato Papa Giulio terzo de’ Monti che la città ci mandò a rendere obedienza […], e perché dal Vece Legato s’era rappresentato [si era mostrato] che la città avesse fatte cose grande contro la sede apostolica e la città volendo difendersi fu ordinato per comissario [commissario] il Vescovo di Nepi quale se ne venne a dì 10 di marzo a Macerata e pigliò l’informazione, e la città ci mandò cittadini, poi a Loreto e poi se mise per le nostre Castelle ad esaminare, e d’aprile fece sospendere lo Stato e l’intrate della città, e lui a dì 3 maggio venne nella città e alloggiò in vescovato e lui reggeva la città e Stato, che il vescovo di Pesaro fu chiamato dal Papa nella sua assunzione e se formò il processo, quale perché ci stava interessate quasi tutte le famiglie della città, fu resultato in Consegno [Consiglio] di chiamare  un Governatore di casa de Monti». Annali d’autore anonimo cit., p 135. Per l’elenco dei governatori di Fermo mi sono attenuto a quello redatto in Christoph Weber (a cura di), Legati e governatori dello Stato pontificio (1550-1809), (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Sussidi 7), Ministero per i Beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i Beni archivistici, Roma 1994, pp. 240-248, al quale rimando, che riprende in parte la lista già pubblicata nella Guida del Curi (utilizzando le stesse fonti). 

martedì 17 febbraio 2015

I culti oracolari negli Appennini in età romana

Per lo scrittore romano Svetonio, nel 69 d.C. Vitellio, dopo la cosiddetta prima battaglia di Bedriaco, celebrò un pervigilium (una veglia) su un valico degli Appennini. Stando a una notizia di Trebellio Pollione nell’Historia Augusta, una raccolta di biografie di imperatori da Adriano a Numeriano, Claudio II il Gotico (imperatore dal 268 d.C. al 270 d.C.) consultò un qualche oracolo nell’Appennino. 

Tante Sibille (come quella dei Monti Sibillini) le ritroveremo in pieno Medioevo sugli Appennini (ma quelle della montagna, non erano più le Sibille accolte dalla tradizione cristiana, come annunciatrici della nascita di Gesù, ma esseri maledetti da Dio). Del resto fino al XIX secolo le montagne erano viste come luoghi da evitare.

domenica 8 febbraio 2015

I più antichi libri di medicina della Biblioteca civiva "Romolo Spezioli" a Fermo


I libri di medicina della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" provengono per lo più dal  fondo Romolo Spezioli. Tra questi un’edizione dei Canones medicinae, di Avicenna, tradotti da Gerardus Cremonensis e commentati da Jacobus de Partibus, stampati a Lione nel 1498, nella tipografia di Johann Trechsel, negli anni 1498-1528 diretta da Johann Klein.

La lettera di Cristoforo Colombo nella Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo



L’Epistola de su gran descubrimiento, scritta nel 1493 da Cristoforo Colombo al regio tesoriere di Spagna Gabriele Sanchez, nella quale il navigatore relaziona intorno al suo primo viaggio nelle Indie, venne rinvenuta nel 1877 dal bibliotecario Filippo Raffaelli. L’incunabolo ci è pervenuto nella versione latina redatta il 29 aprile 1493 da Leandro di Cosco dall’originale in castigliano. 

sabato 7 febbraio 2015

La chiesa di San Tommaso e la chiesa di Sant'Agata a Fermo


Col n. 43 è segnata la chiesa di Sant'Agata (da mappa del XVII secolo)
La cappella (attestata ancora nel 1373) si trovava all’interno della cinta muraria, al di sotto del Girfalco, L’orto, confinante con quello della chiesa di Sant'Agata (demolita in parte dopo il 1810, ma in essere ancora nel xvii secolo; la chiesa, già dell’ordine dei cavalieri gerosolimitani, era stata consacrata dal vescovo Filippo nell’agosto 1255), si trovava proprio davanti a dove venne costruito il convento dei Domenicani. 

mercoledì 28 gennaio 2015

Una delle più antiche immagini della Madonna del Pianto a Fermo

Una delle più antiche immagini della Madonna del Pianto a Fermo (la didascalia è sbagliata). 






L'incisione, firmata F. P. (Francesco Petroncini, incisore faentino di origine brisighellese, vissuto tra il 1815 e il 1873), è tratta dalla traduzione italiana realizzata dal sacerdote veronese Agostino Zanella dell’Atlas Marianus sive de imaginibus Deiparae per orbem christianum miraculosis (XVII secolo) del'gesuita tedesco Guilielmus Gumppenberg, stampata tra il 1839 e il 1845 in più volumi a Verona col titolo di Atlante mariano ossia origine delle immagini miracolose della B.V. Maria venerate in tutte le parti del mondo, troviamo le prime notizie sulla Madonna del Pianto di Fermo, riportate quale aggiunta curata dal sacerdote veronese Agostino Zanella, che «completò» il volume seicentesco con altre immagina prodigiose della Vergine fino alla metà circa del XIX secolo, servendosi delle più disparate fonti. 

Per l'immagine sbagliata pubblicata nell'Atlante vedi quiVedi anche Il santuario del Pianto.