venerdì 18 agosto 2017

I giorni festivi a Fermo nel Cinquecento secondo gli Statuti comunali

San Savino, comprotettore di Fermo, scultura settecentesca
Stando agli Statuti comunali i giorni festivi in città erano: le domeniche, tutte le festività dedicate alla Madre di Dio, in particolare quella dell’Assunta (15 agosto), patrona cittadina, e il giorno di San Savino, comprotettore di Fermo («cuius corpus in hac civitate requiescit»), festeggiato probabilmente il 16 agosto, il giorno successivo a quello della patrona (una tradizione arrivata fino a noi). 

venerdì 16 giugno 2017

Un perduta tavola fermana di Francesco di Gentile da Fabriano


Nella cattedrale dell'Assunta di Fermo era conservata una tavola rappresentante la Visitazione riferita a Francesco di Gentile da Fabriano. L'ultima volta ch'era stata vista in città, dov'è conservata una copia e un disegno, era collocata presso la chiesa dei Domenicani (Crowe e Cavalcaselle (1)). 


Da un contributo del 1921 di Catharine W. Pierce (2), sappiamo che la nostra tavola era collocata nel castello Bracciano. Pubblichiamo la foto tratta dal contribuito della studiosa. Già Sandra Di Provvido nel 2006 ricordava come la tavola era stata segnalata dal Berenson presso il castello di Bracciano. Scrive la studiosa: "[il dipinto] passò poi in casa De Minicis e fu riprodotto da Pacifico Mori [pittore fermano, poi trasferitosi a Roma] in un disegno, segnalato da Luigi Dania, conservato nella biblioteca comunale di Fermo [dove tuttora si trova]" (3).

giovedì 17 novembre 2016

I resti di fonte di Lelia a palazzo Vinci in piazza Ostilio Ricci a Fermo - data pubblicazione 17/11/2016

Fin dal Medioevo, fuori porta Santa Caterina a Fermo, una fonte assicurava acqua ai Fermani, perlomeno fino ai primi anni del XIX. Di questa costruzione scrive per primo Amico Ricci trascrivendo l’iscrizione[1], datandola erroneamente al 1280[2]:

ANNO MILLENO CEMTUM BIS. ET OCTOQUE DENO. CUM SEXTUM STANTE QUINTILI MENSE MORANTE. HIC. FONS. EST. FACTUS CUM MARIS. EST PERACTIS, CUM FIRMO. PRAESTAS. VENERANDA POTESTAS. QUIRINORUM DOMINUS. THOMAS. VENETORUM.

Più accurata è la descrizione che ne dà Raffaele De Minicis: 

lunedì 30 novembre 2015

Le opere fermane riferite al pittore tardogotico Jacobello di Bonomo


Polittico di Torre di Palme (rubato)
Il pittore veneziano Jacobello di Bonomo, documentato dal 1375 al 1385,  probabilmente formatosi nell’ambito di Lorenzo Veneziano, è conosciuto attraverso un polittico a Santarcangelo di Romagna da lui firmato e datato 1385, adesso nella collegiata, ma realizzato per la demolita chiesa dei Francescani.

Al pittore è stato attribuito il polittico, un tempo nella chiesa di Santa Maria a Mare a Torre di Palme (frazione di Fermo), rubato nel 1921[1], mai più ritrovato (attribuzione rigettata a favore di un anonimo artista al quale è stato dato il nome di comodo di Maestro del polittico di Torre di Palme [Pietro di Nicolò, Venezia, documentato dal 1365 al 1399?]).

mercoledì 19 agosto 2015

Fra Marino Angeli

La pittura su tavola di Marino di Angelo, monaco farfense

Non conosciamo la data di nascita del pittore Marino di Angelo, monaco farfense nel monastero di Santa Vittoria in Matenano (provincia di Fermo). Il monaco pittore è attestato per la prima volta in un documento del 1437, quale membro del Capitolo monastico di Santa Vittoria[1]. Nella regola di san Benedetto (allora fatta propria dai monaci farfensi), il Capitolo monastico era il consiglio di tutti i monaci, convocato dall’abate tutte per le questioni più importanti. Non conosciamo la data di nascita, Giuseppe Crocetti, che gli ha dedicato una monografia (per molti aspetti discutibile), ha proposto la decade 1405-10[2].


sabato 16 maggio 2015

Torquato Tasso e Fermo

Tra i membri dell’Accademia fermana degli Sciolti, che aveva sede presso l'attuale palazzo Vitali Rosati, era aggregato anche Torquato Tasso, come attesta una lettera scritta da quest’ultimo nel 1583, nella quale, oltre ad accettare l’aggregazione, indicava la sua impresa, il suo motto e il suo nome accademico: «Le mando la mia impresa la quale è un leopardo col collaro ma senza catena; il motto è L’attendo al varco; il nome ch’io ho preso Lo Scatenato»[1].





[1] A. Solerti, Vita di Torquato Tasso, vol. II, Ermanno Loescher, Torino-Roma 1895, pp. 67-68.

domenica 26 aprile 2015

La Beata Geremia e il suo viaggio dantesco

«Seguì questo anno [1550] la morte della Beata Geremia monica de S. Maria delle Grazie ora S. Chiara, costei fu figlia di Dionisio Bianco e giovanetta entrata nel detto monasterio visse cinque anni nel monasterio santamente, quale amalatasi nel mese d'aprile e pigliati tutti li sacramenti della S. Chiesa a dì 24 detto mese la vigilia S. Marco a nove ore di notte spirà e di ad uno spazio d'un'ora tornò nel corpo l'anima e sentendo tutte le moniche raccontò che subito passata da questa vita se trovò in compagnia d'una bella donna quale pigliandola per la mano la  menò a vedere l'inferno dove vidde  come erano tormentati li dannati e ci riconobbe omini e donne che lei aveva conosciuti in vita e dopo fu menata a vedere le pene del purgatorio nel quale mentre ella camminava s'accompagnò una donna da Mogliano [provincia di Macerata] quale era morta allora con una erede quale se  menava con mano e andava allegra che diceva andare al paradiso, quale arrivata al purgatorio un'Angelo li levò l'erede che conduceva e lei buttò nel foco del purgatorio, la donna lei la conobbe perché era stata una vicina mentre ella stava a Mogliano quando era nel secolo, che suo padre ci possedeva, dopo fu condotta in paradiso dove gli si fece incontro S. Chiara e la  menò avanti al nostro Gesù Cristo dove vidde cose da non potere esprimere, dopo gli fu comandato che tornasse al corpo che poi in capo d'otto giorni sarebbe morta di nuovo e condotta in Cielo , e così tornò in vita e referì alla Badessa perché era stata remandata in vita che fu per alcuni errori che era nel Monasterio, revelò quanto aveva visto e non faceva altro che esortare le moniche al bene che gli era aparechiato. Fu mandato a Mogliano e fu trovato che in quell'ora era morta la donna con l'erede. In tutti li otto giorni non fece mai altro che predicare, esortare tutti che sino parenti a quel tempo ci entrava nel monasterio e dalli demonii fu vessata continuamente che li vedeva per la camera dove giaceva e una volta li toccò un dito dei piedi e mano che glieli fece diventare  come foco, questo disse esserli dato per purgatorio che mentre nel secolo s'era dilettata di ballare e altre cose  come nella sua leggenda scritta dal suo confessore. Di costei se ne fa menzione nella terza parte delle Croniche de S. Francesco; in capo delli 8 morse nella medesima ora e se ne volò al Cielo». 

Annali di Fermo cit.

lunedì 20 aprile 2015

La chiesa di San Francesco a Montefortino

La chiesa di San Francesco a Montefortino venne ricostruita nel 1550. I lavori, affidati al maestro Bartolomeo Lombardo, comportarono il totale rifacimento della costruzione, allora amministrata dai Minori Osservanti.

lunedì 23 marzo 2015

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo e gli affreschi nella cripta di Sant'Ugo a Montegranaro

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo, in via dei Volontari del 1866, venne rimaneggiato negli anni 1760. L’altare maggiore, in stucco marmorizzato, ha tabernacolo ligneo dorato. La cripta dell'edificio era fino al 1760 la chiesa di Sant'Ugo. L'interno è una stretta navata, coperta da volta a botte. Lungo le pareti sono una serie di affreschi, in parte staccati.

lunedì 16 marzo 2015

L'allegoria della regione Marche secondo Cesare Ripa

Marca

Si dipinge in forma di una donna bella e di virile aspetto che con la destra mano si appoggi ad una targa attraversata di arme di asta, coll’elmo in capo e sopra il cimiero abbia un pico [picchio] e colla sinistra mano tenga un mazzo di spighe di grano, in atto di porgerle; ed appresso a lei vi sarà un cane.

Si rappresenta bella, per la vaghezza della provincia, molto bene distinta dalla natura in valli, colli, piani, rivi e fiumi che per tutto la irrigano e la rendono oltre modo vaga e bella.
Si dipinge di virile aspetto con una mano appoggiata alla targa ed altre armi, per mostrare li buoni soldati che da essa provincia escono.
Le si mette per cimiero il pico, arme di questa regione, essendoché il pico uccello di Marte fusse guidato e andassi avanti le legioni de’ Sabini [Piceni] e quelle nella Marca conducesse ad essere colonia di provincia, e per questo fu detta a tempo dei Romani la Marca «Ager Picenus», come ben descrive assai in un breve elogio il sig. Isidoro Ruberto, nella bellissima e maravigliosa Galleria di Palazzo nel Vaticano fatta far da Gregorio papa XIII di felicissima memoria [Galleria delle carte geografiche], nella qual fu di molto aiuto il reverendissimo padre Ignatio Danti perugino e vescovo d’Alatri [geografo domenicano], che e n’ebbe suprema cura da sua beatitudine; e l’elogio fu questo: «Ager Picenus, ager dictus est propter fertilitatem, Picenus a Pico Martis, ut Straboni placet, nam annona, et militibus abundat, quibus saepe Romam, caeterasque Italiae, Europaeque partes iuvit».

domenica 15 marzo 2015

La chiesa di Santa Maria delle Grazie in frazione Monteverde di Montegiorgio

La chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo), in frazione Monteverde di Montegiorgio, ha facciata, preceduta da un’ampia scalinata a ventaglio,  compresa entro pilastri angolari su alte basi. Il prospetto, aperto da portale e finestra rettangolare, è chiuso da timpano triangolare. La torre campanaria  è conclusa da semplice cuspide.

martedì 10 marzo 2015

La chiesa di San Claudio a Campiglione


In contrada Campiglione, al chilometro 14 della S.S. 210, accanto al parco della scuola materna, troviamo l’ex chiesa di San Claudio, che stando ad una data incisa in un mattone della facciata sembra essere stata costruita nel 1810. L’edificio era annesso a una villa privata di campagna, demolita alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, per costruire l’attuale Scuola materna.

sabato 28 febbraio 2015

La storia di Fermo scritta dall'avvocato Gaetano De Minicis per "ricordare" al Governo italiano come la città era la più indicata a mantenere il capoluogo di Provincia

BREVI NOTIZIE STORICHE DELLA CITTÀ DI FERMO PER L’AVVOCATO GAETANO DE MINICIS. 
Dalla Memoria «Al Primo Parlamento Italiano per la Città e Provincia di Fermo».

BREVI NOTIZIE STORICHE DELLA CITTÀ DI FERMO

Origine di Fermo

La fondazione di Fermo rimane ascosa nelle tenebre della più remota antichità. Sappiamo solo tanto dagli storici, che i Sabini partiti dalle loro terre venissero a popolare le contrade del Piceno circa ai tempi della fondazione di Roma, e che dall’arrivo dei Sabini all’occupazione romana vi fosse uno spazio di oltre cinque secoli, in cui poté Fermo esser dai Piceni fabbricata. E che la città nostra in tale epoca fosse una delle più nobili, e grandi del Piceno, se altro indizio non fosse, quello solo saria bastante dell’essersi fra tutte scelta ad accogliere la prima colonia romana trapiantata in questa regione, e dall’aver avuto il diritto della monetazione; del che fanno fede le due monete gravi [monete fuse in bronzo tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C. nell'Italia centrale], cioè il triobolo e il diobolo con chiara la leggenda FIRmum in esse improntata: conciosiaché i Romani non concedevano mai tale eminente diritto ai popoli italiani da lor debellati, se non a quelle città più popolose ed illustri.

Fermo nel 1778. Una sua descrizione e una prima narrazione delle sue vicende storiche

«Fermo, Lat. Firmana, anticamente Firmum Picenum, città posta tre miglia lontano dal Mare Adriatico. Il suo giro all’intorno è di circa due miglia e mezzo e contiene 14.000 e più abitanti. Sisto V eresse la sua Chiesa in Arcivescovado, a cui subordinò i quattro vescovi di S. Severino, di Macerata e Tolentino, di Ripatransona [Ripatransone] e di Montalto.

lunedì 23 febbraio 2015

Elenco dei governatori fermani dal 1550 al 1802


Per l’elenco dei governatori di Fermo mi sono attenuto a quello redatto in Christoph Weber (a cura di), Legati e governatori dello Stato pontificio (1550-1809), (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Sussidi 7), Ministero per i Beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i Beni archivistici, Roma 1994, pp. 240-248, al quale rimando, che riprende in parte la lista già pubblicata nella Guida del Curi (utilizzando le stesse fonti). 

martedì 17 febbraio 2015

I culti oracolari negli Appennini in età romana

Per lo scrittore romano Svetonio, nel 69 d.C. Vitellio, dopo la cosiddetta prima battaglia di Bedriaco, celebrò un pervigilium (una veglia) su un valico degli Appennini. Stando a una notizia di Trebellio Pollione nell’Historia Augusta, una raccolta di biografie di imperatori da Adriano a Numeriano, Claudio II il Gotico (imperatore dal 268 d.C. al 270 d.C.) consultò un qualche oracolo nell’Appennino. 


mercoledì 28 gennaio 2015

Una delle più antiche immagini della Madonna del Pianto a Fermo

Una delle più antiche immagini della Madonna del Pianto a Fermo (la didascalia è sbagliata). 






L'incisione, firmata F. P. (Francesco Petroncini, incisore faentino di origine brisighellese, vissuto tra il 1815 e il 1873), è tratta dalla traduzione italiana realizzata dal sacerdote veronese Agostino Zanella dell’Atlas Marianus sive de imaginibus Deiparae per orbem christianum miraculosis (XVII secolo) del'gesuita tedesco Guilielmus Gumppenberg, stampata tra il 1839 e il 1845 in più volumi a Verona col titolo di Atlante mariano ossia origine delle immagini miracolose della B.V. Maria venerate in tutte le parti del mondo, troviamo le prime notizie sulla Madonna del Pianto di Fermo, riportate quale aggiunta curata dal sacerdote veronese Agostino Zanella, che «completò» il volume seicentesco con altre immagina prodigiose della Vergine fino alla metà circa del XIX secolo, servendosi delle più disparate fonti. 

Per l'immagine sbagliata pubblicata nell'Atlante vedi quiVedi anche Il santuario del Pianto.

venerdì 28 novembre 2014

Il Centro Studi della Polizia di Stato a Fermo

L’ex Centro Studi della Polizia di Stato nacque con il nome Collegio per gli Orfani della Pubblica Sicurezza (COPS), per interessamento del generale Cesare Galli. Il 2 marzo 1958 avvenne la posa della prima pietra. I lavori durarono circa due anni. I progettisti erano: Luciano Fratini, Riccardo Leoni e Mario Messina. 

sabato 22 novembre 2014

I possessi farfensi a Montalto delle Marche

Nel 1118 tra i beni confermati all'abbazia di Farfa in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V compare il castello di Montem Altum. Nello stesso documento troviamo anche il castello di Montem Patricium, acquistato dall'abate Berrado III (1099-1119), che per Delio Pacini doveva trovarsi nei pressi di Montalto delle Marche (p. 425).

I possessi farfensi nel territorio di Force

Nel 1051 papa Leone IX in diploma di conferma dei beni farfensi nella Marca nomina il castello di Force. Nel 1096 Mainardo di Brictolo cedette a Farfa il castello di Collis Macri (Colle Taddeo), con la chiesa di Santa Maria, parte della chiesa di Santa Maria di Bolognano e della chiesa di San Pietro e 1/4 del castello di San Giovanni (contrada San Giovanni).
Negli anni 1083-84 Carbone di Bonino aveva donato a Farfa altri beni nello stesso Collis Macer et in Beloniano (contrada Bolognano) et in Caprilia (fosso Capriglia), tutti confermati tra i beni dell'abbazia in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V[1].

I possessi farfensi nel territorio di Montefalcone Appennino

La curtis Montisfalconis compare tra i possessi dell'abbazia di Farfa fin dal 930-936. Nel 1152 l’abate di Farfa Berardo V, con il consenso dei monaci di Farfa, concedette ai confratelli di Santa Vittoria ampi beni, tra i quali la corte di Montefalcone.
Nel 1113 l'abate Berardo III concesse in enfiteusi a Bonuccio di Berardo alcune terre in vocabulo Casalis (contrada Casali, a Force) e Caesae (contrada Cese, a Force), e in Comatica (contrada Cmutica a Montefalcone Appennino) et ad Sanctum Angelum (contrada Sant'Angelo a Force). Nel 1115 lo stesso abate cedette ai fratelli Boderocco e Bonifazio in cambio del castellare di Caprafico a Santa Vittoria alcune terre in località Prata et Casciano e in vocabolo Colle di Poggio, per permettere a questi di costruire un castello, che dopo la loro morte sarebbe passato alla giurisdizione dell'abbazia di Farfa.

I possessi farfensi nel territorio di Comunanza

Tra la fine dell'viii e il ix secolo sono attestati in quello che era il rivum Merdarius, l'attuale fosso delle Cucciole a Comunanza, alcune famiglie di contadini, tutti dipendenti dall'abbazia di Farfa: Oupulus e sua moglie Truda, insieme ai figli: Rodipertus, Attula, Goda e Maria. Druncus e sua moglie Teuderada, insieme ai figli: Dominica e Teudaldi. La madre Auderata e i figli: Allulo e Lupualdo. Baiulinus e sua moglie Aleperga, insieme ai figli: Ildulus, Martinus, Ursus, Teuderadus, Rosa, Rodiperga e Teuderada.

I possessi farfensi nel territorio di Amandola

L’abbazia di Farfa possedeva alcuni bene nel territorio del comune di Amandola. Nella lista dei beni usurpati a Farfa redatta intono al 1070 da Gisone, figura il castello quod Annianellum vocatur, donato a Farfa dal conte Alcherio, peraltro già attestato fin dal 1014.

I possessi farfensi nel territorio di Montegallo (AP)

Montegallo è costituito da un insieme di frazioni: Abetito, Astorara, Balzetto, Balzo, Bisignano, Casale, Castro, Colle, Collefratte, Colleluce, Collicello, Corbara, Fonditore, Forca, Interprète, Migliarelli, Piano, Pistrino, Propezzano, Rigo, Santa Maria in Lapide, Uscerno e Vallorsara.
Nella valle del Rio troviamo la chiesa di Santa Maria in Lapide, attestata insieme al suo monastero tra le proprietà dell'abbazia di Farfa in un privilegio concesse da papa Innocenzo nel 1198.
La chiesa venne ricostruita però nel xv secolo. Durante quei lavori dovrebbe essere stato capovolto l'orientamento dell'edificio. Tant'è che nell'abside è presentare un rosone tardogotico, che per Furio Cappelli ha accostato ai modelli di Benedetto da Maiano. L'interno è ad aula unica, con transetto all'incrocio dei bracci. Il presbiterio è decorato da affreschi. Della chiesa più antica rimane solo la cripta del IX secolo.
Non lontano da questo monastero è attesta il castello  di Mons Sanctae Mariae in Gallo, abbandonao nel xvi secolo, per essere ricostruito più in basso, dove adesso frazione Balzo (sede amministrativa del comune di Montegallo). Del castello non rimane nulla, se non un cisterna ipogea, coperata da volta a botte, scavta nella pietra spugna.

venerdì 21 novembre 2014

Possessi farfensi a Monsampietro Morico

In piazza Malugero Melo troviamo la chiesa dei Santi Pietro e Antonio Abate, ricostruita nel 1639, su una chiesa pare di fondazione farfense. Nel 1792 sono stati realizzati gli stucchi della facciata.

In frazione Sant’Elpidio Morico


Lungo la strada per Montelparo troviamo la chiesa di Sant'Emidio (seconda metà xiii secolo), attestata nel 1295 tra i censuari dell’abbazia di Farfa (Pacini, p. 311). L’edificio, riadattato nel xviii secolo a chiesa rurale, è stato rimaneggiato un’ultima volta nel xix secolo.

giovedì 20 novembre 2014

I possessi farfensi nel territorio di Monte Vidon Combatte

Nell'attuale comune di Monte Vidon Combatte Farfa possedeva alcuni beni. Nel luglio 960 l’abate Ildebrando concesse a terza generazione più di 2.000 moggi di terra a Trasperto d’Ingelperto. Tra i toponimi attestati nel documento sono: l’aecclesiam Sancti Maroti, Morretiano, Valle Scrira e Sanctum Proculum, corrispondenti a San Marone, Marazzano, Valle Scura e San Procolo: tutte contrade a Monte Vidon Combatte. 

mercoledì 19 novembre 2014

I possessi farfensi a Rotella (AP)

Nel 1069 il vescovo di Ascoli Bernardo confermò all'abate di Farfa Berardo un non meglio identificato monastero di San Salvatore e la pieve di San Flaviano a Rovetino (Pacini p. 401), della quale però non è rimasto nulla.
Nel 1084 tra i beni di Farfa elencati in un diploma di Enrico IV  è per la prima volta attestato il castello di Rotella, con il monastero di San Lorenzo al Polesio, confermato all'abbazia in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V.
Nel 1111 Carbone di Alberto cedette all'abate Berardo III il castello di Rovettino, e portionem de castro de Terra Talliata.
Rotella si assoggettò ad Ascoli nel 1318. La torre dell'orologio fino al xviii secolo era il campanile della chiesa di Santa Maria e Lorenzo, progettata nel xviii secolo da Lazzaro Giosafatti. Nel 1775 parte dell'abitato crollò a causa di una piena del torrente Oste. Della chiesa di Santa Maria e Lorenzo, rimase in piedi solo il campanile, trasformato in torre dell'orologio.

I possessi farfensi a Montedinove (AP)

Nel 1039 Longino di Azzone donò all'abbazia il castello di Offida, una porzione di Porchia (frazione di Montalto Marche), una quota di Ripa (forse quel Ripa Pasciani attestato in altri documenti), il castrum di Cossignano, l’altra metà di Scùlcola, una quota di Montecretaccio (nel territorio di San Benedetto del Tronto) con la metà del porto, il castellum de Insula aedificatum iuxta fluvium Tesinum cum aecclesia Sancte Mariae [Santa Maria de Celllis, ampiamente rimaneggiata] in ipso castello aedificata.

venerdì 14 novembre 2014

I possessi farfensi nel territorio di Monte Rinaldo

Nel 1192 il castrum Mons Rainaldi compare tra i censuari del monastero di Santa Vittoria. Il castello si assoggettò a Fermo non oltre il 22 settembre 1355, quando il castrum Podii Raynaldi era chiamato in quella città dal cardinale Gil Albornoz per prestare il giuramento di fedeltà a Fermo.
In contrada Bucchiano troviamo la chiesa di Santa Maria di Montorso , di probabile fondazione farfense, dal momento che la nomina del suo rettore spettava al priore di Santa Vittoria.
L'edificio è in pessimo stato, quasi un rudere diroccato. Nella facciata principale si erge un campanile a vela. L’interno era ad aula unica. 

La fonte del Latte a Santa Vittoria in Matenano

La fonte del Latte, presso la quale la tradizione vuole che i monaci farfensi sostassero il 20 giugno 934, nel corso della traslazione nel castello del corpo di santa Vittoria, la troviamo a Santa Vittoria in Matenano. Sempre stando alla tradizione, sembra che i monaci assistettero alla prodigiosa emersione di una fonte d’acqua, da allora ritenuta miracolosa per le puerpere prive di latte. 

domenica 9 novembre 2014

I possessi farfensi a Petritoli

Nel comune di Petritoli sono attestati alcuni possessi di Farfa. Nel 960 l’abate Ildebrando concesse a terza generazione più di 2.000 moggi a Trasperto d’Ingelperto in diversi fondi, tra i quali quello di Pretitulo.
Nel 978 Suppone di Transarico cedette all'abate di Farfa Giovanni alcuni beni in loco qui dicitur Miliarius et in Pila, ad vocabulum Bulsianum (quest'ultima una contrada di Petritoli, non lontana dal santuario della Liberata).
Nel dicembre 1055 Transarico, figlio di Transarico, donò pro redemptione animae all’Episcopato di Fermo la sua giurisdizione su 1/3 del castrum Petrituli.
Nello stesso tempo, la madre Amata, donò i beni che le appartenevano per morgengab, tra cui la sua parte del castello di Petritoli al vescovo di Fermo Ulderico.
Il 27 gennaio 1181 Gentile e Trasmondo, figli di Ugo, e Ascaro, figlio di Gualfredo, cedettero a Trasmondo di Cecilia, 1/3 della terra del castello di Petritoli, ovvero quantum necesse fuerit pro edificatione castelli, che stando al documento per Lucio Tomei sembra essere stato distrutto. Nel 1191 Transarico, abate del monastero di San Pietro in Valle, concesse a terza generazione a Trasmondo, figlio di Giberto, del vicino castello di Cecilia (in territorio di Petritoli), e alla moglie Dinambra, la quota che il monastero deteneva sul castello di Petritoli.
Fermo entrò in possesso della giurisdizione sul castello solo nel 1252, quando, espugnato dall’imperatore Federico II, Petritoli fu ceduto alla città.

La pieve di San Marco a Ponzano di Fermo

Nel territorio del comune di Ponzano di Fermo troviamo la pieve di San Marco, edificio di fondazione farfense, poi passato all'Episcopato di Fermo.
Nel 1059 Longino, detto Brittolo, figlio del fu Adalberto, detto Massarello, donò pro anima al vescovo di Fermo Ulderico, alcuni beni non lontani dal castello di Pontiano, ceduto il 10 giugno 1214 dal marchese della Marca di Ancona Aldobrandino cedette il castrum Ponzani al Comune di Fermo. In quel periodo che il castello inglobò le pertinentiae del castrum Sanctae Mariae Matris Domini, eretto sul colle antistante la chiesa di Santa Maria Mater Domini (attuale pieve di San Marco), dov’era la chiesa rurale di San Martino.
La chiesa di San Marco, l’antica plebs Sanctae Mariae Matris Domini, si trova a non più di 500 metri da Ponzano di Fermo. Tra i beni dell’abbazia di Farfa dissipati dall’abate Ildebrando (936-962) figura la curtis Sanctae Mariae Matris Domini. Della plebs si era poi impadronito l’Episcopato di Fermo, per lo meno prima del 1062. In quell’anno, infatti, il vescovo Ulderico cedette a Longino di Suppone alcuni beni nell’attuale territorio di Ponzano di Fermo, riservandosi però la: “plebe beate Sancte Marie Matris Domini cum omni sua rebus”.

Il priorato di Santa Maria dell’Olmo, l'oratorio di San Michele Arcangelo e la badia dei Santi Flaviano e Biagio a Monterubbiano

In largo Vito troviamo il priorato di Santa Maria dell’Olmo, eretto nel xii secolo. L’attuale aspetto dell’edificio, però, si deve ad una ristrutturazione del 1808, quando furono apportate profonde modifiche che portarono alla trasformazione dell’antica struttura a due navate, in un’aula unica in stile neoclassico. Durante quei lavori si dovette allungare l’edificio sacro di circa 8 metri. La decorazione pittorica è stata rinnovata nel 1946.

Gli affreschi della chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista a Monterubbiano

Tornati su corso Italia, in largo Garulli, si trova la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (prima metà xiii sec.). Il portale è datato 1238. L’iscrizione si trova alla base della lunetta: a(nnus) d(omini) mccxxxviii die x mensis martii dorus gualterius fec(it) fieri h(oc) opus mag(istri) berard(us) et act(us).
La chiesa, a navata unica, è stata portata a due navate fra il xiv ed il xv secolo. Alla fine del xviii secolo l’antico portale fu spostato all’inizio del fianco destro. Allo stesso tempo fu chiusa la navata laterale, con la tamponatura delle arcate di divisione. Nella seconda metà del xix secolo, al posto della torre campanaria, è stata eretta una piccola vela.
L’interno, coperto a capriate lignee (1991-92), è a due navate, spartite da arcate a tutto sesto rette da colonne. Il pittore, per Giuseppe Crocetti, dovrebbe aver lavorato anche nella chiesa di San Giovanni a Monterubbiano, eretta dopo la pestilenza del 1462.