mercoledì 26 aprile 2017

Il Ricamatore, corsaro maomettano fermano

Nel 1566 venne ucciso nei pressi della spiaggia di Civitanova il corsaro detto Il Ricamatore, un fermano della famiglia Raccamadori passato dalla parte dei «Maomettani». Stando a una cronaca pesarese un suo parente «troncatogli il capo, se ne tornò a Fermo come fece Judit col capo di Holoferme»[1].



[1] Moroni 2006, p. 21.

sabato 18 febbraio 2017

Gli affreschi nell'ex convento dell'Annunciata, Uffici Asur, già Ospedale psichiatrico di Fermo.


Nell'ex convento dell'Annunciata, dove adesso sono gli uffici dell'Asur Area Vasta 4 Fermo, in una parete del vecchio chiostro, restano alcuni affreschi frammentari, che facevano parte di un ciclo rappresentante le Storie di sant'Antonio di Padova

giovedì 8 dicembre 2016

La perduta chiesa di San Pietro Vecchio o San Francesco di Paola a Fermo


Nei pressi delle fonti di San Francesco di Paola a Fermo, poco fuori le mura cittadine, era stata costruita la chiesa di San Francesco di Paola, andata purtroppo demolita. 

giovedì 17 novembre 2016

I resti di fonte di Lelia a palazzo Vinci in piazza Ostilio Ricci a Fermo - data pubblicazione 17/11/2016

Fin dal Medioevo, fuori porta Santa Caterina a Fermo, una fonte assicurava acqua ai Fermani, perlomeno fino ai primi anni del XIX. Di questa costruzione scrive per primo Amico Ricci trascrivendo l’iscrizione[1], datandola erroneamente al 1280[2]:

ANNO MILLENO CEMTUM BIS. ET OCTOQUE DENO. CUM SEXTUM STANTE QUINTILI MENSE MORANTE. HIC. FONS. EST. FACTUS CUM MARIS. EST PERACTIS, CUM FIRMO. PRAESTAS. VENERANDA POTESTAS. QUIRINORUM DOMINUS. THOMAS. VENETORUM.

Più accurata è la descrizione che ne dà Raffaele De Minicis: 

lunedì 5 settembre 2016

L'ex chiesa di Ognissanti a Fermo


Nel luglio 1181 Giovanni di Tignoso, detto Volpe, donò all’Episcopato di Fermo una casa che possedeva all’interno della città di Fermo: «in loco qui est sub porta a Pinna, in vico Sancti Petri», a patto che vi venisse costruita una chiesa dedicata a tutti i santi, concessa nel 1606 dal Capitolo dei canonici del Duomo di Fermo alla confraternita di Ognissanti. 

giovedì 1 settembre 2016

L'invidia, una credenza diffusa nelle campagne fermane

Allegoria dell'Invidia, incisione di di Jacob Matham
Una delle credenze popolari più diffuse nel Fermano era quella dell’«invidia»: dei cattivi pensieri che una persona rivolgeva a un’altra. Questi davano all’«invidiato» del «dolore», come forti mal di testa. Per farli passare era necessario ricorrere a qualche «donna» in grado di togliere l’«invidia». Questa, preparato un piattino con dell’acqua, prendeva un po’ d’olio da mettere sulla punta di un coltello, facendolo poi cadere nell’acqua. Recitava poi per tre volte la seguente formula, facendo il segno della croce col coltello: «A MARIO [era utilizzato il nome dell’«invidiato»] l’ha invidiato / tre angeli l’ha aiutato / Padre, Figlio e Spirito Santo». 

martedì 1 dicembre 2015

Il polittico dell'Incoronazione della Vergine nella Pinacoteca comunale di Fermo

Il polittico della Pinacoteca comunale di Fermo (foto archivio Zeri)
Nella Pinacoteca comunale di Fermo è esposto un polittico frammentario (manca una tavola) senza cornice della fine del XIV secolo,  attribuito al Maestro di Sant’Elsino. Le tavole raffigurano (I) Santo papa (Gregorio Magno?) (II) San Paolo (III) La trinità incorona la Vergine (IV) San Cristoforo (V) San Giovanni Battista (VI) San Pietro (VII) .... Il polittico, nella raccolta d’arte comunale fin dal 1889, dovrebbe provenire dalla chiesa fermana di San Gregorio Magno, se il santo papa lo riconosciamo in Gregorio Magno.

Il cosidetto Maestro di Sant’Elsino è così chiamato dal polittico alla National Gallery di Londra dove sono rappresentate le Storie della vita di sant’Elsino[1]. Probabilmente è da identificare con il pittore veneziano Meneghello di Giovanni de’ Canali, attivo a Zara tra il 1384 e il 1431[2]. Il polittico attesta i legami Fermo tenne sempre con la Dalmazia, dalla quale provenivano tanti lapicidi.





[1] Roberto Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze, 1946, p. 48. Nella letteratura croata è utilizzato il nome di Pittore del crocifisso di Tcon (dal Crocifiso del monastero benedettino dell’isola di Piscimano). Cfr. Ivo Petricioli, Slikar tkonskog raspela, in «Peristil», Zagreb, 8-9 (1965-66), pp. 63-74.
[2] Cfr. Emil HilJe, Gotičko slikarstvo u Zadru, Zagreb, 1999, pp. 51–91. In passato era stato fatto il nome di Biagio di Luca da Zara, che stando a un documento del 1384, redatto a Venezia, entrò nella bottega di Jacobello di Bonomo (A. De Marchi, Per un riesame della pittura tardogotica a Venezia: Nicolò di Pietro e il suo contesto adriatico, in Bollettino d'arte, LXXII (1987), p. 25.


lunedì 30 novembre 2015

Le opere fermane riferite al pittore tardogotico Jacobello di Bonomo


Polittico di Torre di Palme (rubato)
Il pittore veneziano Jacobello di Bonomo, documentato dal 1375 al 1385,  probabilmente formatosi nell’ambito di Lorenzo Veneziano, è conosciuto attraverso un polittico a Santarcangelo di Romagna da lui firmato e datato 1385, adesso nella collegiata, ma realizzato per la demolita chiesa dei Francescani.

Al pittore è stato attribuito il polittico, un tempo nella chiesa di Santa Maria a Mare a Torre di Palme (frazione di Fermo), rubato nel 1921[1], mai più ritrovato (attribuzione rigettata a favore di un anonimo artista al quale è stato dato il nome di comodo di Maestro del polittico di Torre di Palme [Pietro di Nicolò, Venezia, documentato dal 1365 al 1399?]).

domenica 30 agosto 2015

La pittura giottesca a Fermo

Nelle due cappelle absidali della chiesa di San Francesco a Fermo sono conservati due cicli pittorici realizzati sui modi della pittura giottesca.

mercoledì 19 agosto 2015

Fra Marino Angeli

La pittura su tavola di Marino di Angelo, monaco farfense

Non conosciamo la data di nascita del pittore Marino di Angelo, monaco farfense nel monastero di Santa Vittoria in Matenano (provincia di Fermo). Il monaco pittore è attestato per la prima volta in un documento del 1437, quale membro del Capitolo monastico di Santa Vittoria[1]. Nella regola di san Benedetto (allora fatta propria dai monaci farfensi), il Capitolo monastico era il consiglio di tutti i monaci, convocato dall’abate tutte per le questioni più importanti. Non conosciamo la data di nascita, Giuseppe Crocetti, che gli ha dedicato una monografia (per molti aspetti discutibile), ha proposto la decade 1405-10[2].


sabato 1 agosto 2015

Il Monte di Pietà a Fermo



Il Monte di Pietà col n. 55 in una veduta di Fermo del XVII sec.
Il n. 22 era l'ex Ospedale di Santa Maria della Carità
realizzato dopo il 1529,
detto nella Mappa Ospedale grande degli orfani

sabato 16 maggio 2015

L’Accademia erudita degli Erranti, già Raffrontati a Fermo

Nel 1754 Stefano Borgia, nipote dell’allora arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia, che ne era in quell’anno segretario, riformò l’Accademia degli Erranti, già Raffrontati, una delle più importanti tra le accademie letterarie fermane. Stando alla riforma il principe, che teneva la carica per due anni (era eletto a maggioranza tra gli accademici più importanti), oltre a indire le nomali adunanze, poteva chiamarne di straordinarie, era eletto nel mese di dicembre, dato che il suo mandato iniziava a gennaio.

Torquato Tasso e Fermo

Tra i membri dell’Accademia fermana degli Sciolti, che aveva sede presso l'attuale palazzo Vitali Rosati, era aggregato anche Torquato Tasso, come attesta una lettera scritta da quest’ultimo nel 1583, nella quale, oltre ad accettare l’aggregazione, indicava la sua impresa, il suo motto e il suo nome accademico: «Le mando la mia impresa la quale è un leopardo col collaro ma senza catena; il motto è L’attendo al varco; il nome ch’io ho preso Lo Scatenato»[1].





[1] A. Solerti, Vita di Torquato Tasso, vol. II, Ermanno Loescher, Torino-Roma 1895, pp. 67-68.

domenica 26 aprile 2015

La Beata Geremia e il suo viaggio dantesco

«Seguì questo anno [1550] la morte della Beata Geremia monica de S. Maria delle Grazie ora S. Chiara, costei fu figlia di Dionisio Bianco e giovanetta entrata nel detto monasterio visse cinque anni nel monasterio santamente, quale amalatasi nel mese d'aprile e pigliati tutti li sacramenti della S. Chiesa a dì 24 detto mese la vigilia S. Marco a nove ore di notte spirà e di ad uno spazio d'un'ora tornò nel corpo l'anima e sentendo tutte le moniche raccontò che subito passata da questa vita se trovò in compagnia d'una bella donna quale pigliandola per la mano la  menò a vedere l'inferno dove vidde  come erano tormentati li dannati e ci riconobbe omini e donne che lei aveva conosciuti in vita e dopo fu menata a vedere le pene del purgatorio nel quale mentre ella camminava s'accompagnò una donna da Mogliano [provincia di Macerata] quale era morta allora con una erede quale se  menava con mano e andava allegra che diceva andare al paradiso, quale arrivata al purgatorio un'Angelo li levò l'erede che conduceva e lei buttò nel foco del purgatorio, la donna lei la conobbe perché era stata una vicina mentre ella stava a Mogliano quando era nel secolo, che suo padre ci possedeva, dopo fu condotta in paradiso dove gli si fece incontro S. Chiara e la  menò avanti al nostro Gesù Cristo dove vidde cose da non potere esprimere, dopo gli fu comandato che tornasse al corpo che poi in capo d'otto giorni sarebbe morta di nuovo e condotta in Cielo , e così tornò in vita e referì alla Badessa perché era stata remandata in vita che fu per alcuni errori che era nel Monasterio, revelò quanto aveva visto e non faceva altro che esortare le moniche al bene che gli era aparechiato. Fu mandato a Mogliano e fu trovato che in quell'ora era morta la donna con l'erede. In tutti li otto giorni non fece mai altro che predicare, esortare tutti che sino parenti a quel tempo ci entrava nel monasterio e dalli demonii fu vessata continuamente che li vedeva per la camera dove giaceva e una volta li toccò un dito dei piedi e mano che glieli fece diventare  come foco, questo disse esserli dato per purgatorio che mentre nel secolo s'era dilettata di ballare e altre cose  come nella sua leggenda scritta dal suo confessore. Di costei se ne fa menzione nella terza parte delle Croniche de S. Francesco; in capo delli 8 morse nella medesima ora e se ne volò al Cielo». 

Annali di Fermo cit.