sabato 11 gennaio 2014

Firmum Picenum. Topografia della città romana

L’arce, realizzata nella spianata del colle Sabulo (attuale piazzale del Girfalco), era la parte sacra della città. Il foro era collocato all'incirca dov'è l'attuale piazza del Popolo. L’abitato era allora protetto da mura realizzate in opus quadratum (ne rimane un tratto in viale Vittorio Veneto)Negli anni dell’Impero, l’aumentare della popolazione, portò alla costruzione di nuove mura in direzione della chiesa di San Francesco. Di queste, realizzate in opus testaceum, rimane solo un tratto non lontano dall’abside di quest’ultimo edificio.
Nell’arce era stato eretto il Capitolium, tempio della Triade Capitolina: Giove, Giunone e Minerva. Probabilmente un sacello era dedicato al dio Mercurio, dato che nel 1548 venne rinvenuta una lamina bronzea con dedica alla divinità in questione. In seguito agli scavi del 1994-95 nei giardini a fianco della cattedrale sono stati scoperti frammenti di terracotta architettonica policroma, attribuiti al rivestimento di piccole strutture templari (costruite entro la tarda età repubblicana).
Delle collezioni del Museo archeologico di Fermo fa parte un’iscrizione, rinvenuta nel 1776 presso il teatro romano, pertinente al monumento equestre che i Fermani realizzarono tra il 145 e il 147 d.C. per il giovane cesare Marco Aurelio. Statua che per l’archeologo Enzo Catani doveva far parte dell’arredo monumentale dell’arce.
Il teatro, addossato al pendio settentrionale del colle Sabulo, era in parte in opus mixtum. La costruzione era probabilmente a tre ordini di gradinate, con la parte alta che eguagliava la quota di pavimentazione dell’arce[1]. Da un’iscrizione sappiamo che l’imperatore Antonino Pio aveva fatto realizzare in città un edificio pubblico, già finanziato da Adriano (probabilmente proprio il teatro del quale stiamo parlando)[2]. Un breve tratto del muro di sostegno dell’edificio scenico, aperto da alte nicchie, venne ritrovato nel 1934 durante i lavori nei sotterranei della Cassa di Risparmio di Fermo. Ruderi del corridoio più esterno del teatro li troviamo in via del Teatro Antico.
I Romani costruirono a Firmum Picenum anche grandi cisterne per l’approvvigionamento idrico. In largo Calzecchi Onesti troviamo l’accesso alla più piccola delle cisterne romane (isecolo a.C. - i secolo d.C.). L’interno, a pianta rettangolare, è suddiviso in sei settori da cinque pareti ortogonali, aperte da arcate a tutto sesto. La copertura è in laterizio, eccettuate le volte a botte in opera cementizia. Nel lato nord della costruzione sono collocate le bocche terminali dei condotti di alimentazione dell’acqua che proveniva dal colle Sabulo. La più grande delle cisterne romane realizzate a Firmum Picenum, sotto l'attuale piazza del Popolo, è una grande vasca di tenuta, che copre una superficie di più di 2.000 mq, costruita in età augustea. La distribuzione dell'acqua nel serbatoio avveniva attraverso un condotto esterno, aderente alla parte superiore delle pareti lunghe perimetrali: tre gettate cementizie, che ne costituiscono il fondo e le pareti, impermeabilizzate da opus signum. L’acqua penetrava nella cisterna attraverso tubuli fittili, inseriti nella muratura delle pareti lunghe, profilati da laterizi fissati da opus signiumLa vasca è formata da trenta camere intercomunicanti, distribuite su tre file formate da dieci camere ciascuna, tutte coperte da volte a botte. Il muro del serbatoio è in opus caementicium. La muratura interna è rivestita da uno strato di opus signinum. I muri divisori ortogonali sono in opus testaceum, rivestiti da opus signium, fino a un’altezza di 60 cm dal pavimento: il limite dove arrivava l’acqua. Il canaletto nel pavimento di alcuni vani era utilizzato per la pulizia del pavimento dal limo. Le camere comunicano attraverso una serie di aperture. Le volte a botte sono in opera cementizia senza rivestimento.
Le terme di Firmum Picenum probabilmente erano state costruite non lontano dal foro[3]. L’Augusteum, tempio dedicato ad Augusto, è attestato solo per via epigrafica.  Da una epigrafe votiva posta da l(ucius) hermonius pierus sappiamo della presenza in città del culto salutare del dio Silvano [4]. La lapide venne rinvenuta presso porta Santa Caterina. Le due colonne romane nel giardino della facoltà di Ingegneria, in via Brunforte, potrebbero appartenere al tempio della divinità in questione[5]
Non esistono prove archeologiche dell’esistenza di un anfiteatro (anche se per la tradizione erudita questo doveva pur essere stato realizzato).
Una delle necropoli della città seguiva la strada che, per quella del Crocifisso, arriva fino a contrada Salvano. Il tratto finale, prima di entrare nel castellum (il porto fortificato di Firmum), era affiancato da numerosi sepolcreti[6]. Di questi rimangono i ruderi di monumenti funerari a edicola. 
Il castellum era stato costruito alla foce del fiume Ete Vivo. Da una foto area scattata nel 1955 in un’area agricola lì vicino, Enzo Catani ha potuto riconoscere il perimetro dell’antico bacino portuale[7]. Lo scalo, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, venne presto abbandonato, per lo meno entro il VII secolo, dato che non lo troviamo nella Cosmografia dell’Anonimo ravennate.




Leone romano dalla necropoli lungo strada del Crocifisso, adesso nel piazzale del Girfalco







[1]  Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni archeologici, a cura di G. de Marinis e G. Paci, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2000, p. 125.
[2]“Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia dell’antichità”, vol. 89, 2001, p. 365.
[3]Atlante… cit., p. 123.
[4]G. Paci, Silvano in una epigrafe del Museo archeologico di Fermo, in I Beni culturali di Fermo e territorio. Atti del convegno di studio. Fermo, Palazzo dei Priori, 15-18 giugno 1994, a cura di E. Catani, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Fermo 1996, pp. 89-98.
[5]Atlante… cit., p. 125.
[6]Ibidem, p. 126.
[7] E. Catani, Studi e ricerche sul Castellum Firmanorum, “Picus”, supplementi X, Editrice - Tipigraf s.n.c., Villa Adriana - Tivoli (Roma) 2004, pp. 60-64.