mercoledì 12 febbraio 2014

Piazza del Popolo a Fermo. Un "palco" per gli Sforza e il loggiato di San Rocco

L'attuale aspetto di Piazza del Popolo, in passato foro della città romana di Firmum Picenum, è il risultato dei lavori iniziati nel 1438 voluti da Alessandro Sforza, allora signore della città per conto del fratello Francesco, che aveva intenzione di ammodernare in forme rinascimentali quello che allora era un semplice spiazzo pieno di baracche di mercanti. 
Penso che il progetto prevedeva di rendere la piazza di San Martino (chiamata così fino al XVII secolo, perché lì era la chiesa di San Martino, in parte demolita per ampliare il Palazzo dei Priori), quasi un "palco" per le più importanti manifestazioni pubbliche degli Sforza rivolte ai Fermani. 
I lavori del 1438, più che altro, eliminarono tutte le baracche dei mercanti delle quali scrivevo prima. Nel 1442  Alessandro Sforza comandò al comune femano di livellare lo spiazzo ricavato dopo le demolizioni.
Tuttavia nel 1446, dopo la cacciata degli Sforza da Fermo, i Fermani non proseguirono col progetto sforzesco per Piazza San Martino. Penso che probabilmente le baracche demolite tornarono lì subito dopo il 1446, spostare però nei lati lunghi, sotto qualche porticato in legno. Solo nella seconda metà del xvi secolo, con tempi di lavoro piuttosto lunghi, i Fermani realizzarono gli attuali porticati per botteghe (dove adesso sono moderne attività commerciali), coperti da volte a crociera intonacate rette da pilastri. Piazza Popolo, da allora, torno ad essere quello ch'era stata fin dai tempi della città romana di Firmum Picenum: la piazza commerciale fermana (solo in anni recenti, messa in difficoltà dall'apertura di moderne strutture commerciali nel territorio).


Il loggiato San Rocco. Un balcone su Piazza del Popolo



Il loggiato di San Rocco, fatto costruire nel 1528 dal mercante Gianfrancesco Rosati, come ex voto per essere scampato alla peste scoppiata nel 1526-27 su lato lungo che dava su Piazza del Popolo della chiesa di San Rocco eretta nel 1505 per deliberazione del Consiglio di Cernita, quale voto della città contro la peste, è aperto da archi in cotto, retti da colonnine in pietra d’Istria su alti plinti. I capitelli sono decorati sulla faccia rivolta verso piazza del Popolo dallo stemma della famiglia Rosati. 
Le arcate sono sorrette da un muro realizzato secondo un progetto dell’architetto Giovan Battista Carducci (Fermo, 1806 - Magliano di Tenna, 1878).


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