sabato 22 febbraio 2014

L'Università di Fermo. 1585, anno d'istituzione, 1826, anno di chiusura

Nel 1585 il collegio dei cardinali elesse al soglio di Pietro Felice Peretti (Grottammare, 1521 - Roma, 1590), col nome di Sisto V. Di lì a poco il pontefice, vescovo di Fermo negli anni 1571-77, emanò una bolla nella quale confermava i privilegi antichi alla città di Fermo,  assicurandogli la “riapertura” dell’Università. Il bolognese Girolamo Zoppio inaugurò il primo anno accademico ricordano il privilegio concesso nel  1303 da papa Bonifacio VIII a Fermo, col quale era data facoltà alla città di aprire uno Studio cittadino. 
Il privilegio, in realtà, era stato falsificato nel xv secolo: il documento, in effetti, venne  sì emanato, ma nel 1398 da papa Bonifacio IX. Non esistono documenti che possano provare l’esistenza di attività accademiche prima del 1585. Il privilegio di uno Studio non doveva portare di conseguenza all’apertura di una scuola[1].
Degli altri privilegi concernenti lo Studio sono attestati nel corso dei secoli. Tuttavia, anche questi non erano che attestazioni di prestigio rilasciate alla città. Nel 1362 papa Innocenzo VI concesse allo Studio il diritto di conferire la laurea in Teologia. Nel 1447 papa Nicolò V riconfermava tutti i diritti allo Studio. 
Nel 1455 papa Callisto III, confermando i privilegi della città, ricorda la bolla Bonifacio VIII (a quella data la falsificazione era stata oramai fatta). 
Nel xvii secolo la direzione dello Studio passò ai Gesuiti, che la mantennero fino al 1773. Il Comune di Fermo controllava le attività didattiche dello Studio attraverso i Prefetti dello Studio, nominati tra i membri del Consiglio di Cernita, sostituiti nel xvii secolo dall’Adunanza dello Studio, formata da dodici consiglieri del Consiglio di Cernita.
Nel 1803 la Santa Sede nominò arcivescovo di Fermo il cardinale Cesare Brancadoro. In quello stesso anno il presule indirizzò al pontefice una petizione per la riapertura dell’Università di Fermo, sospesa dalla Sacra Congregazione del Buon Governo dopo la soppressione nel 1773 della Compagnia del Gesù[2]. Nel 1804, accettata la richiesta, papa Pio VII restaurava l’Università di Fermo, soppressa però nel 1808. Papa Leone XII nel 1824  restituì a Fermo l'Università, imponendo, però, una tassa imposta ai castra dello Stato di Fermo, che rifiutarono di pagare quanto imposto. Nonostante questo, l’Università poté riapre in quell'anno[3]. Tuttavia, per la mancanza delle risorse necessaria,  nel 1826, un decreto della Congregazione degli Studi, decretò la definitiva chiusura dell’Università, consentendo che rimanesse in funzione la cattedra di diritto canonico, civile e criminale, che valeva come primo anno universitario.




L'Università di Fermo aveva sede nel Palazzo degli Studi, dov'è adesso la Biblioteca civica "Romolo Spezioli".

Le lauree erano consegnate nella sala dell'Aquila del Palazzo dei Priori.





[1] L’antica università di Fermo, testo di G. P. Brizzi, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2001, pp. 16-17.
[2] E. Tassi, Gli Arcivescovi di Fermo nei secoli XIX e XX, Fermo 2006, p. 69.
[3] Ivi.

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