domenica 2 febbraio 2014

Fermo bizantina

La regina Amalasunta
Immagine rilasciata in Pubblico dominio
Nel 408, stando allo storico bizantino Zosimo, i Visigoti di Alarico devastarono il Picenum (attuale regione Marche)[1]. Nel 476, Odoacre, deposto Romolo Augusto, assunse il governo dell’Italia col titolo di «re-comandante delle genti germaniche stanziate in Italia», mettendo fine a quello che era l’impero romano d’occidente.
Nel 498 Teoderico, re degli Ostrogoti, era riconosciuto re d’Italia dai Bizantini. Nel 526 tenne la reggenza del regno Amalasunta che, per una tradizione senza alcun fondamento era in quegli stessi anni a Fermo[2]
I Bizantini usarono l’uccisione da parte degli stessi Ostrogoti di Amalasunta, con la quale erano in buoni rapporti (cosa che porterà al suo assassinio da parte del suo stesso popolo), quale pretesto per riprendere l’Italia all'impero. 
Nel 554, battuti gli Ostrogoti l'anno prima, l'imperatore bizantino Giustiniano emanò la Pragmatica Sanctio pro petitione Vigili, che riconosceva all’impero i territori appena tolti agli Ostrogoti[3]. L’Italia, nella riforma amministrativa impressa dall’impero bizantino, venne divisa in più province. Per l’amministrazione di queste ultime erano nominati degli iudex, scelti, per lo più, tra i vescovi di ogni provincia che, eletti tra le fila dell’antica aristocrazia latina, avevano esercitato fin dalla caduta dell’impero romano importanti funzioni di guida non solo ecclesiastica, ma anche civile nei  territori abbandonati dai funzionari romani. 
Del resto, anche nel Fermano, come in altre provincie d’Italia, il vescovo (l’unica autorità rimasta in città), acquistò allora ampi poteri temporali, tenuti fino all'arrivo dei Longobardi del ducato di Spoleto.




[1] Zosimo, Ιστορὶα νὲα, V 37, 3.


[2] Nelle Notizie storiche della città di Fermo, ridotte in compendio dall’avvocato Giuseppe Fracassetti con un’appendice delle notizie topografico-statistiche della città e suo territorio del medesimo autore, Tipografia dei fratelli Paccasassi, Fermo 1841, p. 17, scrive Giuseppe Fracassetti: "nel 493 Fermo passò sotto il dominio de' Goti, ed ebbe a lodarsi di Amalasunta figlia di Teodorico, che lungo tempo vi soggiornò e, siccom'è tradizione, l'abbellì di molti edificj, e dei bagni suburbani, le cui rovine il volgo pretende di veder tuttora in alcuni ruderi Romani che chiamansi - il Bagno della Regina". Giuseppe Fracassetti (Fermo, 1802 - Ivi, 1883) scrive che i tanto lodati edifici fatti costruire da Amalasunta non sono altro che ruderi romani. Ma non esiste nessun documento che attesti la presenza di questa a Fermo! Oltretutto è improbabile un sua presenza in città, basta leggere un sua biografia basata su fonti affidabili (potete vedere quella del 1960 nel Dizionario biografico degli italiani). Questa tradizione, probabilmente nata in ambienti eruditi dei primi anni del XIX secolo, ha resistito fino a ora, tanto che anche adesso per tanti fermani Amalasunta trascorse molti anni nello loro città. 


[3] Sempre Giuseppe Fracassetti, prendendo le notizie da Procopio di Cesarea, ci fa sapere che "Quando Bellisario  [generale bizantino al quale erano affidate le operazioni militari nella Penisola] scese in Italia a danno de' Goti, tenne in Fermo un solenne Congresso con Narsete, e gli altri Duci del Greco esercito [nell'anno 538], e partitosi poi per Rimini, qui lasciò un forte Corpo di Truppe per resistere ai Barbari. Ma nell'anno 545 Totila [re degli Ostrogoti] venne a porvi l'assedio, e presto ridusse la Città a sottometterglisi". 



Nessun commento:

Posta un commento