sabato 8 febbraio 2014

La chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo

La chiesa di Santa Maria del Carmine, davanti a palazzo Vitali-Rosati, venne fondata col titolo di Santa Maria Novella della Carità dalla Corporazione della Fratèrnita di Santa Maria della Carità, istituita in città nel 1341Nel 1491, quando per decreto di papa Innocenzo VIII la direzione dell’Istituto degli Esposti passò ai Carmelitani della Congregazione di Mantova (chiamati a Fermo quello stesso anno), l’edifico, una volta ampliato, prese l’attuale titolo. 

Nel 1658, anno in cui papa Innocenzo VII soppresse i Carmelitani, il vescovo di Fermo Giannotto Gualtieri assegnò la chiesa al Seminario arcivescovile, , trasferito in quello che era il convento dei Carmelitani (attuale Università). Sappiamo di un ampliamento della chiesa nel 1688, a spese dell'arcivescovo Giovanfrancesco Ginetti. Tuttavia, l’attuale aspetto dell’edificio  venne progettato nel 1783 quando, l’arcivescovo Andrea Minucci, ne affidò l’ammodernamento all’architetto Pietro Augustoni (Como, 1741 – Fermo, 1815). I lavori, però, finirono nel 1794. Probabilmente, ritengo, perché qui l'arcivescovo Andrea Minucci trasferì le funzioni della cattedrale dell'Assunta, durante la sua ricostruzione negli anni 1781-89, voluta proprio dallo stesso prelato. Nel 1854 sono attestati lavori di consolidamento all'edificio.
L’imponente facciata neoclassica, preceduta da gradinata, è tripartita da lesene in pietra d’Istria. L’attico, aperto da una grande finestra rettangolare, è raccordato alle ali laterali da due volute.
L’interno, decorato nel 1934 dal fermano Luigi Bracalenti, è a tre navate partite da possenti colonne ioniche che sorreggono arcate a tutto sesto. 
Nel primo altare di destra troviamo la tela raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Lucia, Eligio e Antonio abate (xvii secolo). L’altare appresso conserva il dipinto rappresentante la Natività (1689), attribuito a Ubaldo Ricci (Fermo, 1669 - Ivi, 1732). Nel terzo altare di destra è collocata la tela della Crocifissione (fine xviii secolo), dipinta da Ubaldo Ricci.
L’altare maggiore, assegnato nel 1687 dall’arcivescovo Giovanfrancesco Ginetti alla Confraternita della Natività di Gesù Cristo, detta degli Agonizzanti, è formato da due coppie di colonne corinzie. La pala dell’Adorazione dei pastori, commissionata nel 1687, è di Giambattista Gaulli, detto il Baciccio  (Genova, 1639 – Roma, 1709), uno dei più importanti pittori barocchi. Le figure, di puro gusto barocco, sembrano quasi uscire dalla tela. 
Nel terzo altare di sinistra troviamo la tela raffigurante la Madonna in trono col Bambino e i santi Alberto degli Abati, Caterina d’Alessandria, Lucia e Girolamo (1502), dipinta da Antonio Solario, detto lo Zingaro (Civita d'Antino, 1465 circa – Napoli, 1530). L’altare appresso conserva il dipinto rappresentante il Sacro Cuore di Gesù (seconda metà xix secolo), di Giacomo Cordella (Fermo, 1824 – Ivi, 1909). Nel primo altare di sinistra è collocata la tela della Madonna col Bambino e i santi Omobono e Antonio di Padova (xvii secolo).

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