giovedì 6 febbraio 2014

I dipinti di Pio Panfili nella sala dell'Aquila del Palazzo dei Priori a Fermo


Scrive Vincenzo Curi nella sua Guida storica e artistica della città di Fermo, stampata nel 1864:
La pittura del vôlto è del fermano professore Pio Panfili (sec. XIX) accademico Clementino, il quale coi simboli e cogli emblemi volle rappresentare le glorie dei Fermani. Le statue dipinte nelle quattro nicchie rappresentanti Marte [Armi], la Giurisprudenza [Diritto], Mercurio [Medicina] e Minerva [Filosofia] accennano a quei cittadini che onorarono la patria coll’esercizio di sì nobili discipline; i quattro medaglioni recano l’imprese coi rispettivi motti delle quattro accademie fermane, i quattro semibusti con le corone murale, vallare, navale, e d’alloro indicano altrettanti eroi fermani celebri per l’esercizio delle armi[1]. 
Da questa breve descrizione, che segue quella precedente di Filippo Raffaeli (vedi bibliografia), dipendono la maggior parte delle pubblicazione che hanno descritto le pitture realizzate da Pio Panfili (Porto San Giorgio, 1723 – Bologna, 1812)  nella sala dell'Aquila del Palazzo dei Priori a Fermo. 
Le tempere, realizzate negli anni 1760-62, vennero ridipinte in malo modo nel 1881 da Mariano Bianchini, pittore fermano, cosa che ne preclude una lettura formale più appropriata. 
Nelle pareti lunghe è raffigurato un matroneo architravato, sorretto da pilastri scalanti. La balaustra a colonnine dorate è interrotta da edicole rette da due colonne ioniche, che sorreggono la trabeazione a forma di valva. Gli spazi tra le colonne sono chiusi da un parapetto. Nelle edicole troviamo le raffigurazioni di  eroi, affiancati da due geni dalle ali di farfalla. La imprese delle antiche accademie di Fermo [2], accompagnati dai loro motti, sono dipinti sopra la trabeazione delle edicole. L’accademia degli Arcadi (numquam non firmum): uno scoglio urtato dalle onde – Accademia dei Raffrontati (rite junctis): un lucchetto a combinazione alfabetica – Accademia degli Albriziani (divitiis animosa suis): l'albero delle Esperidi irraggiato dalla fascia dello zodiaco – Accademia degli Erranti (da facilem cursum): una nave su mare tempestoso.
In mezzo alla facciata laterale, dirimpetto a chi entra, è dipinto lo stemma cittadino, sostenuto da due aquile, al quale corrisponde, nella facciata opposta, un’aquila nera circondata da due geni alati che sorreggono un caduceo (segno di pace) e una spada (segno di guerra), emblemi del potere che la città esercitava in tempo di pace e guerra (una mia interpretazione iconografica). Nelle due pareti minori sono due protiri e, nei punti di raccordo tra questi ultimi e le pareti maggiori, sono dipinti balconcini. Pio Panfili realizzò anche il suo ritratto, che indica l’iscrizione: firmum rebus publicis et bonis artibus
La sala dell’aquila, era la più importante della città. Ma per capire meglio l'apparato iconografico realizzato da Pio Panfili, dobbiamo tenere presente che in questa sala erano consegnate le lauree dell'Università di Fermo. La cerimonia era al quanto complessa: il collegio dottorale pertinente nominava i promotori che dovevano esaminare il laureando, presentato da un professore. Dopo questo primo esame il candidato era ammesso alla prova pubblica, tenuta nella sala dell'Aquila. Lo studente doveva presentare le proprie tesi. L’approvazione era sanzionata con la licentia ubique docendo. La maggior parte dei laureati otteneva anche il grado di cavaliere della milizia aurata.


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[1] Guida storica e artistica della città di Fermo pel dottor Vincenzo Curi, dalla tipografia Bacher, Fermo 1864, pp. 44-45.
[2] "Sin dal Secolo XVI esisteva a Fermo un’Accademia col titolo dei Raffrontati avente il motto – Rite junctis – e per impresa un luchetto formato di alcuni cerchietti coll’impronta di varie lettere sopra ciascuno. Venne istituita da Girolamo Alberti Sanese Lettore ordinario di Leggi nella Università Fermana nel 1594.
Questa Accademia fu poi concentrata in quella degli Erranti fondata nel 1640 da Berlinghiero Gessi Bolognese forse attinente di Monsig. Carlo Gessi Governator a Fermo dal 1658, al 1641. Prese il titolo degli – Erranti già Raffrontati –avente per impresa una nave in mare, e nell’aria la Croce Stemma della Città di Fermo con sopra il motto – Da facile cursum. 
Altre accademie fiorirono a Fermo nel Secolo XVII e XVIII, come quella degli Avvivati nel Secolo XVII che adunavasi nel Palazzo già Rosati ora Vitali; de’ Pescatori nel 1763; degli Industriosi nel 1767, degli Acolomati nel 1771; de’ Poeti in Arcadia nel 1787, e così pure degli Sciolti, dei Vaganti, degli Estinti, de’ Sollevati, ed ultimamente de’ Filomati. V'ebbe pure una Colonia della Società Albuziana nel 1731 presso il Collegio de’ Gesuiti.
Poco vissero però queste Accademie, anzi alcuna mori quasi nel suo nascere. Rimase soltanto quella degli Erranti siccome protetta dal Senato Fermano per un Decreto del Consiglio di Cernita 26 Aprile 1640. Fu regolata con leggi, e riformanze dettate nel 1754 da Stefano Borgia, che n’era a quel tempo segretario. Durante il Regno d’ Italia prese il nome di Società Letteraria con epigrafe - Dicite quae fontis Aganippidos Hippocrenes – Grata Medusaei signa tenetis equi". da Biografia di Giuseppe Colucci scritta dall'avvocato Raffaele De Minicis, in Biografie e ritratti degli uomini illustri piceni  pubblicate per cura del conte Antonio Hercolani editorevolume I, Forlì 1837, p. 45, nota (I).


Bibliografia

Biografia di Giuseppe Colucci scritta dall'avvocato Raffaele De Minicis, in Biografie e ritratti degli uomini illustri piceni  pubblicate per cura del conte Antonio Hercolani editorevolume I, Forlì 1837.
F. Raffaelli, L'Aula Massima nel Palazzo Municipale di Fermo dipinta da Pio Bernardino Panfili restaurata da Mariano Bianchini. Memoria storica descrittiva illustrativa con note e documenti, Tipografia Paccasassi, Fermo, 1880.

Guida storica e artistica della città di Fermo pel dottor Vincenzo Curi, dalla tipografia Bacher, Fermo 1864.

M. Iacopini, Pio Panfili pittore e incisore, Andrea Livi editore, Fermo 2006.

C. Marchegiani, recensione a M. Iacopini, Pio Panfili pittore e incisore, Fermo 2006; in "Studia Picena", LXXII (2007), pp. 358-364.

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