sabato 15 febbraio 2014

La campagna fermana nella seconda metà del XVII secolo: gli "alberatari"

Dalla seconda metà del xvii secolo, nel Fermano, oltre ai cereali, iniziò la coltivazione di viti, olivi e gelsi. Ciò porterà a una progressiva diminuzione delle carestie, che fin da tempi antichi martoriavano il territorio.


In questo periodo vennero stipulati contratti detti locationes ad plantandum, di durata decennale, che prevedevano l’obbligo per l'"alberataro" di effettuare a proprie spese bonifiche, piantagioni, e quant'altro, riconoscendo al proprietario del terreno in genere 1/3 dell'uva. Il contratto prevedeva, per la residenza dell'"alberataro", la costruzione di un "atterrato" (casa di terra)[1]. Passati 10 anni il proprietario riscattava il terreno, in genere trasformando il contratto in quello detto lavoreccio.  





[1] L. Rossi, Economia agraria e mobilità sociale nelle Marche meridionali nei secoli XVI-XVII, in Caratteri e peculiarità dei secoli XV-XVII nella Marca meridionale. Atti del 5° seminario di studi per personale direttivo e docente della scuola, Cupra Marittima, 25-30 ottobre 1993, Grottammare 1999, p. 15.

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