giovedì 20 febbraio 2014

Il regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860. La soppressione della Provincia di Fermo

Nel 1860 le Marche erano occupate dalle truppe del regno di Sardegna. In quell'anno re Vittorio Emanuele II nominò Lorenzo Valerio commissario generale straordinario per le Marche. Col decreto n. 2 del 22 settembre 1860, quest'ultimo stabilì di mantenere in via provvisoria, nella loro circoscrizione territoriale, le sei province allora esistenti in quella ch'era stata la Marca d'Ancona: Pesaro-Urbino – Ancona – Macerata – Camerino – Fermo – Ascoli. Col decreto n. 11, datato 25 settembre 1860, Lorenzo Valerio nominò commissario per la provincia di Fermo il deputato, conte Vincenzo Salvoni, nato a Jesi nel 1821
Di lì a poco, però, le autorità italiane aggregarono la provincia di Fermo a quella di Ascoli, città quest'ultima capoluogo, pur essendo più piccola.  Stando alla Relazione del 22 dicembre 1860 il ministro dell'Interno Marco Minghetti, nella quale era messo in risalto che l'attuale divisione in sei province "non può essere mantenuta in un grande Stato, imperocché le provincie piccolissima non possono fornire i mezzi che si richiedono alle cresciute esigenze di tutte le classi, né allo svolgimento di quelle istituzioni che sono vantaggio e decoro delle nazioni civili",  spiega che per quanto riguarda la provincia di Fermo, questa doveva essere unita a quella di Ascoli: "la ragione geografica impone che a questa provincia in breve tempo si unisca la parte di Abruzzo, che va fino al fiume Vibrata almeno, e meglio fino al Vomano. Quest'ultima ragione per altro rende indispensabile che capo-luogo della provincia divenga Ascoli invece di Fermo [...], per la maggior centralità della sua posizione". Tuttavia, la parte abruzzese restò autonoma. 
Del perché della scelta di Ascoli capoluogo ne ha parlato Sergio Bugiardini:

...Viene imputato all'aristocrazia fermana di essere nettamente antipiemontese, il che ha poi indotto in fase di ristrutturamento dello Stato italiano unitario lo spostamento della Provincia. Ma se è per questo, l'aristocrazia ascolana era anche peggio, era più "nera", addirittura finanziava i briganti antipiemontesi che operavano a cavallo del confine tra i due Stati, con contatti con la rete borbonica che li finanziava da Roma, dove risiedeva Francesco II. Quindi la cosa non regge: la nobiltà fermana tutto sommato è innocua, quella ascolana no. Io penso che il motivo sia che Ascoli rappresentava un punto nevralgico, dove c'era il vecchio confine, dove si sviluppa il brigantaggio, dove c'è una rete filoborbonica forte che attraversa i due confini. Quindi, la presenza di un Prefetto, di caserme, di una Provincia con una presenza forte dello Stato significa controllare un punto nevralgico che è il ventre molle della neonata Nazione, una zona ad altissimo rischio in quegli anni lì.  Secondo me, lo spostamento della Provincia è molto più motivabile in questi termini [1].

Il prefetto, allora, aveva ampi poteri. Oltre al controllo sugli enti locali, il funzionario doveva assicurare l’ordine pubblico, la disponibilità delle forze di polizia e la direzione delle strutture sanitarie.

Nel 1924 il governo fascista unì la Camera di Commercio di Fermo a quella di Ascoli Piceno. Nel 1926, col regio decreto n. 1890, venne soppresso il Circondario di Fermo. Stando all'articolo 2 "i Comuni appartenenti ai circondari soppressi sono aggregati al circondario del capoluogo della rispettiva Provincia". L'anno dopo, la Sottoprefettura. 


Nel 2004 il Senato della Repubblica italiana approvò il ddl n. 2563 sull’istituzione della provincia di Fermo, decisione ratificata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con la legge 11 giugno 2004, n. 147 “Istituzione della Provincia di Fermo”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 15 giugno 2004, che all’articolo 2 annette alla circoscrizione territoriale fermana i comuni di: Altidona, Amandola, Belmonte Piceno, Campofilone, Falerone, Fermo, Francavilla d’Ete, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Massa Fermana, Monsampietro Morico, Montappone, Montefalcone Appennino, Montefortino, Monte Giberto, Montegiorgio, Montegranaro, Monteleone di Fermo, Montelparo, Monte Rinaldo, Monterubbiano, Monte San Pietrangeli, Monte Urano, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montottone, Moresco, Ortezzano, Pedaso, Petritoli, Ponzano di Fermo, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Rapagnano, Santa Vittoria in Matenano, Sant’Elpidio a Mare, Servigliano, Smerillo e Torre San Patrizio.


[1] Intervista di Loredana Tomassini su "Corriere News" del 2011. Url consultato il 18 febbraio 2014.

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