venerdì 14 febbraio 2014

La campagna del Picenum

Dal ii secolo a.C. la piccola proprietà terriera colonica lasciò il campo a più grandi aziende agricole, chiamate villae rustiche, che gestivano, attraverso il ricorso al lavoro degli schiavi, grandi latifondi. Nel Picenum, però, il territorio agrario era organizzato intorno a modesti insediamenti rurali. La produzione cerealicola, in particolare l’alica, era destinata in larga parte all’autoconsumo.
Nel trattato De re rustica (37 a.C.) di Varrone è ricordato un particolare metodo di mietitura piceno: questo consisteva nel tagliavano solo le spighe, lasciando in piedi gli steli, recisi in un secondo momento a fior di terra. Un tipo di pane dolce, ricordato da Plinio, era il pane di alicia, mangiato inzuppato in latte e miele.
Strabone ricorda come il territorio fosse più propizio alla frutticoltura che allo sfruttamento cerealicolo. Tra gli alberi da frutto è attestata la coltivazione dell’ulivo per la produzione di olive da tavola, più che per la produzione di olio (destinata solo all’autoconsumo). Marziale ricorda come le olive picene venissero offerte a Roma all’inizio di ogni banchetto importante.
I vini piceni erano ricordati anche per le loro qualità terapeutiche. Una delle aree principale di produzione di questi era la zona di Firmum Picenum.

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