venerdì 14 febbraio 2014

La campagna fermana nell'Alto medioevo

Nel v secolo l’Episcopato di Fermo iniziò ad accumulare un ingente patrimonio terriero nella sua diocesi, grazie a lasciti testamentari pro remedio animae. Questi terreni erano poi affittati a laici, con contratti di prestaria, che duravano per un tempo determinato  piuttosto lungo (in genere fino alla terza generazione maschile), dietro il pagamento di una somma di denaro alla stipula del contratto. Un canone annuo, di solito di pochi soldi, era pagato a titolo di ricognizione.
La campagna era il luogo principale di organizzazione della vita economica del territorio: al fitto sistema di insediamenti rurali produttivi del periodo tardo-antico (villae), era andata sostituendo l’azienda agricola altomedievale (curtis). Il paesaggio agrario fermano a quell’epoca era formato da piccoli insediamenti.  Le rese cerealicole erano, però, a livelli molto bassi.

Dall’viii secolo il monastero benedettino di Santa Maria di Farfa incrementò la propria presenza patrimoniale nel Fermano, accumulando un considerevole patrimonio, costituito da una serie di curtes


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