sabato 15 febbraio 2014

La campagna fermana nel XVIII secolo, l'esasperata produzione cerealicola

Dal xviii secolo i piccoli proprietari del Fermano vendettero  i loro appezzamenti di terra alle più importanti famiglie del territorio, che riuscirono a organizzare le colture in maniera più razionale. 

Dall’inizio del secolo iniziò la coltivazione del mais, piantato al posto del grano. Ben presto, però, l’esasperata mercantilizzazione dell’agricoltura isterilì le campagne, riducendo le colture allo sfruttamento massiccio cerealicolo (l'esportazione dei cereali permetteva facili introiti). 
L’incremento della produzione cerealicola permise al patriziato fermano di accumulare ingenti patrimoni, impiegati però, piuttosto che che in investimenti produttivi, in investimenti edilizi (vuoi anche per una questione prettamente di prestigio. La nobiltà, allora, gareggiava “nel fare versi, nello scrivere storie cittadine, nel raccogliere memorie di vario genere”[1]).


[1] A. Valentini, Monaldo e Giacomo: due generazioni di letterati, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità a oggi, Le Marche, a cura di S. Anselmi, Torino 1987, p. 700.
 
Per gli investimenti edilizi a Fermo vedi la voce Breve descrizione degli edifici lungo il corso di Fermo.

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