lunedì 3 febbraio 2014

Fermo nel ducato longobardo di Spoleto

Nel 580 circa il vescovo di Fermo Fabio dovette pagare un riscatto ai Longobardi con denaro attinto dal tesoro della Chiesa locale, per liberare dalla prigionia i fratelli Demetriano e Valeriano, la loro madre e il loro padre Passivo (allora chierico della Chiesa fermana, poi successore dello stesso vescovo Fabio). Della vicenda siamo a conoscenza per una lettera di papa Gregorio Magno, indirizzata nel 598 ai fratelli Demetriano e Valeriano, a quella data chierici della Chiesa fermana[1].
Di lì a poco, anche se non sappiamo quando, Fermo venne presa dagli spoletini. Nel novembre 598 papa Gregorio Magno dette licenza al vescovo Passivo di consacrare un oratorio dedicato al patrono dei longobardi spoletini: san Savino vescovo, sull’altura della Montagnola, nel fundo Visiano a Fermo[2].
Roberto Bernacchia ha proposto di riconoscere nel culto del santo, anche se in maniera indiretta, la conquista longobarda del Fermano.
Dal vii secolo i Longobardi si servirono sempre più spesso di delegati (chiamati gastaldi o, all’uso franco, conti), per cercare di amministrare i vari domini secondo un disegno unitario. Ne 748, in un documento redatto nel palazzo ducale di Spoleto, è attestato il conte di Fermo Rabennone.
La presenza dei Longobardi in tutto il territorio dalla Marca meridionale favorì l’insediamento di complessi monastici, anche per indebolire l'Episcopato fermano. Dall’viii secolo il monastero benedettino di Santa Maria di Farfa in Sabina incrementò la propria presenza patrimoniale nella zona, accumulando un considerevole patrimonio, costituito da una serie di curtes, giurisdizioni su chiese e monasteri e, dal x secolo, signorie di castello, facenti capo al monastero di Santa Vittoria, eretto sul colle Matenano.
Dagli inizi dell’VIII secolo i re Longobardi di Pavia tentarono di spaccare il ducato di Spoleto, favorendo la costituzione di ducati autonomi. Probabilmente, negli anni di Desiderio, Fermo era sede ducale.  Nel 770, ai tempi di re Desiderio, la città di Fermo era retta dal duca Tasbuno. Tuttavia, il ducato di Fermo non durò per molto tempo, se dagli anni ’70 dell’VIII secolo sono attestati dei comites, nominati dai duchi di Spoleto, che probabilmente avevano riportato sotto il loro controllo tutto il Fermano.
Nel 773, quando oramai era imminente la disfatta dei Longobardi di Pavia, l’aristocrazia spoletina, andò a Roma a sottomettersi a papa Adriano I[3]. L’anno dopo l'imperatore Carlo Magno riconobbe il Dominio o Terra di San Pietro della donazione di Pipino, che il papato esercitava oramai sul ducato Romano, aggiungendo ad essa il ducatum Spoletanum seu Beneventanum. Tuttavia, per il momento, il ducato di Spoleto riuscì a mantenere una parvenza di autonomia, anche se sotto tutela franca. Nel 779, però, il duca Ildebrando (773-789) andò a Verzenay per sottomettersi all’imperatore Carlo Magno[4]. Di un ducato di Fermo ne scrive quest'ultimo in un diploma del 787 (i due territorio erano di fatti oramai staccati). 





[1]  D. Pacini, Fermo e il Fermano nell’Alto Medioevo. Vescovi, duchi, conti e marchesi, in Per la storia medievale di Fermo e del suo territorio. Diocesi, ducato, contea, marca (secoli VI-XIII) (Fonti per la storia fermana), Fondazione Cassa di risparmio di Fermo, Fermo 2000 , pp. 18-19.
[2] Ibidem, p. 21.
[3] Ibidem, p. 37.
[4] Ibidem, p. 39.

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