sabato 8 febbraio 2014

La perduta eredità lasciata a Fermo dal cardinale Decio Azzolino juniore

Decio Azzolino juniore, nato a Fermo nel 1623, riuscì in breve tempo a conquistare un ruolo di primo piano nella vita politico-culturale di Roma. Nel 1654 ottenne la porpora cardinalizia. Pochi anni prima, stando a quando scrive lo storico Giuseppe Fracassetti, era intervenuto a favore dei suoi concittadini presso il papa durante la sommossa del 1648
La Clemenza dal Papa dimostrata Fermo in quella terribile circostanza dessi ripetere spezialmente dalle premure di Monsignor Decio Azzolino Segretario allora del Concistoro, che udendo l'avvenuto, non temé di porre in opera ogni mezzo per la salvezza della sua patria. Ed avendogli alcuno fatto considerare che il Papa era sommamente irritato contro Fermani, che il perorare la loro causa poteva nuocere ai suoi vicini avanzamenti, ebbe la generosità di rispondere – Si perda la porpora, ma si salvi la patria!! [1]

Nel 1654 stinse amicizia con la regina Cristina di Svezia, trasferitasi a Roma dopo la conversione al cattolicesimo. 
La biblioteca fermana di Palazzo Azzolino era una delle più fornite biblioteca private della città. Decio Azzolino juniore aveva intenzione di lasciarla a beneficio della città, tant’è che nel 1671 il Consiglio di Cernita, aveva deciso di destinare a questo la sala al piano superiore del Palazzo degli Studi, occupata allora dallo stampatore cittadino, con tutta probabilità Andrea De’ Monti. Dei libri, che sappiamo consegnati, non conosciamo però quale fine abbiano fatto. Nel 1688 Decio Azzolino juniore la trasformazione di quella ch’è oggi sala del Mappamondo (nel Palazzo dei Priori), fino allora utilizzata per rappresentazioni teatrali, a biblioteca pubblica, facendo realizzare a sue spese le scaffalature lignee.
Nel 1699, alla morte di Cristina di Svezia, il cardinale Azzolino divenne suo erede universale, con l’obbligo di bruciare tutte le sue carte d’archivio. Tuttavia, questo morì poco dopo, lasciando tutto il patrimonio al cugino, Pompeo Azzolino, che per far fronte ai numerosi debiti dovette rivendette tutti i beni della regine al cardinale Pietro Ottoboni, eletto papa nel  1690 col nome di Alessandro VIII. 
Non sappiamo che fine abbia fatto la biblioteca fermana: è stato ipotizzato che restò a Palazzo Azzolino fino alla fine del xix secolo, poi andò dispersa.


[1] Notizie storiche della città di Fermo. Ridotte in compendio dall'avvocato Giuseppe Fracassetti. Con un'appendice delle notizie topografico-statistiche della città e suo territorio del medesimo autore , Tip. dei fratelli Paccasassi, Fermo 1841, nota (a), pp. 61-62.

Nessun commento:

Posta un commento