sabato 1 febbraio 2014

Lo Stato di Fermo

Fino alla fine dell’Ancien régime Fermo aveva piena giurisdizione su tanti castra del Fermano (la città aveva un proprio Stato, amministrato indipendentemente dalla stessa autorità dello Stato pontificio). Nelle edizioni a stampa del XVI secolo degli Statuta firmanorum sono ricordati questi castra, raggruppati in tre gradi (dai più importanti ai meno):

I grado: Acquaviva, Falerone, Grottammare, Gualdo, Loro, Marano (nel territorio di Cupra marittima), Massignano, Mogliano, Petritoli, Porto Fermo (attuale Porto San Giorgio), Sant’Andrea (nel territorio di Cupramarittima), Sant’Angelo e Servigliano.


II grado: Belmonte, Collina (nel territorio di Monte Vidon Combatte, frazione Collina Vecchia), Guardia (attuale Carassai), Lapedona, Montefalcone, Monte Giberto, Monteleone, Monte Urano, Petriolo, Rapagnano, San Benedetto, Torre di Palme (frazione di Fermo) e Torre San Patrizio.


III grado: Alteta (frazione di Montegiorgio), Altidona, Francavilla, Grottazzolina, Magliano, Massa, Montappone, Monte Rinaldo, Monsampietro Morico, Moregnano (frazione di Petritoli), Moresco, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Ortezzano, Ponzano, Cerreto, Sant’Elpidio Morico (frazione di Monasampietro Morico), Smerillo e Torchiaro (frazione di Ponzano di Fermo).

I castra della città erano retti da un vicario del podestà fermano, chiamato nel xiii secolo capitaneus, che aveva anche il compito di amministrarvi la giustizia (in prima istanza), ad eccezione di furti, omicidi e tradimenti, delitti riservati all'autorità del podestà della "Dominante" (così era chiamata Fermo). Il funzionario, che peraltro aveva la facoltà di eleggere un proprio vicario, restava in carica un anno, pagato dallo stesso il comune da lui tenuto. Per l'amministrazione dei castra erano scelti a sorte dei massari tra i più importanti capifamiglia del castrum assoggettato, che entravano in carica solo dopo l’approvazione di Fermo.
I castra fermani non avevano rappresentanze stabili negli Consigli della città (solo in casi eccezionali di guerra, difficoltà finanziarie, calamità naturali e quant’altro i loro rappresentanti partecipavano alle sedute del Consiglio generale, dove avevano il diritto di voto sulle mozioni presentate dai priori di Fermo, ma avevano dei precisi doveri, soprattutto in fatto di imposte (cosa che procurerà non poche ribellioni). Erano esentati dai pagamenti solo se questi ultimi erano utilizzati per la realizzazione di fortificazioni. I nobili dei castra non dovevano pagare nessuna tassa, ma era richiesto loro di prestare servizio militare nella cavalleria dell'esercito fermano.
Inoltre gli abitanti dello Stato non potevano contrarre matrimonio con gli abitanti di città nemiche di Fermo che, da parte sua, doveva garantire un’efficace difesa militare dei suoi castra
Gli abitanti dei castra erano esclusi da ogni carica amministrativa di un certo rilievo, tanto che ai notai del contado era permesso di ricoprire la carica di vicari del podestà solo nei castelli più piccoli quelli di III grado, prima elencati[1].
Gli abitanti dei castra assoggettati, per distinguerli da quelli della dominante, erano chiamati "contadini" (abitanti del "contado": il territorio sul quale Fermo aveva piena giurisdizione, lo stesso che Stato). Un termine che, in tempi recenti, nel Fermano ha preso un tono dispregiativo. La parola, usata tuttora, sta per un persona rozza, che non è abituata a stare in città.
Su Montecosaro, Monte Santo (attuale Potenza Picena), Montegiorgio e Monterubbiano (terrae accommendatae, recommendatae o recommissae della città) Fermo esercitava una sorta di protettorato. 
Tutti i castra dipendenti da Fermo erano obbligati a offrire annualmente alla cattedrale fermana, per la festa dell’Assunta (15 agosto), patrona cittadina, un palio di seta. Le prime attestazioni dell’offerta di palio da parte dei castelli assoggettati risalgono agli inizi del xiii secolo. Durante la festa dell’Assunta era corsa di cavalli per le scoscese vie della città. La sera prima, i funzionari del comune, i rappresentanti dei castelli assoggettati a Fermo, gli iscritti alle Arti e, per ultimi, i pescatori del Porto (attuale Porto San Giorgio) andavano in processione a cavallo (da qui il termine cavalcata dell'Assunta, con cui era conosciuta la manifestazione), dalla chiesa di Santa Lucia fino alla cattedrale dell'Assunta per il dono dei ceri (in seguito sostituiti da lampade in argento), all’Opera del duomo. 
Dopo la corsa dei cavalli, tutti i castra fermani portavano nella cattedrale dell'Assunta i loro pali di seta. Con queste "manifestazioni Fermo voleva ribadire la sua autorità di Fermo su tutto il suo Stato.
Fino alla fine dell'Ancien régime i castra sui quali Fermo esercitava la sua giurisdizione erano (tra parentesi l'attuale appartenenza amministrativa. Quelli in bold sono nell'attuale provincia fermana): 


Acquaviva Picena (provincia di Ascoli Piceno)Alteta (frazione di Montegiorgio), AltidonaBelmonte PicenoCampofiloneCarassai (provincia di Ascoli Piceno)Collina (frazione di Monte Vidon Combatte), Francavilla d'EteFaleroneGrottazzolinaGrottammare (provincia di Ascoli Piceno), Gualdo (provincia di Macerata), Lapedona, Loro Piceno (provincia di Macerata), Marano (attuale Cupra Marittima) (provincia di Ascoli Piceno)Massa FermanaMagliano di Tenna, Massignano (provincia di Ascoli Piceno), Mogliano (provincia di Macerata), Monsampietro MoricoMontapponeMonte Vidon CombatteMonte Vidon CorradoMontefalcone AppenninoMonte GibertoMonteleone di FermoMonte RinaldoMonte UranoMontottoneMoregnano (frazione di Petritoli), MorescoOrtezzanoPedaso, Petriolo (provincia di Macerata), PetritoliPonzano di FermoPorto San GiorgioRapagnanoCerreto (frazione di Montegiorgio), San Benedetto del Tronto (provincia di Ascoli Piceno), Sant’Andrea (nel territorio di Cupra Marittima), Sant’Angelo in Pontano (provincia di Macerata), Sant’Elpidio Morico (frazione di Monsampietro Morico), ServiglianoSmerilloTorchiaro (frazione di Ponzano di Fermo), Torre di Palme (frazione di Fermo) e Torre San Patrizio.



[1] L. Tomei, Prospero Montani, eminenza grigia del regime personale di Liverotto Euffreducci o vero ispiratore del colpo di stato del gennaio del 1502?, in Caratteristiche e Peculiarità dei Secoli XV-XVII nella Marca meridionale. Atti del 5° Seminario di studi per personale direttivo e docente della scuola, Cupra Marittima, 25-30 ottobre 1993, Grottammare 1999, p. 237.

Bibliografia

Per quanto detto rimando a L. Tomei, Il Comune a Fermo dalle prime origini fino al Quattrocento, in Istituzioni e Statuti comunali nella Marca d’Ancona, Dalle origini alla maturità (secoli XI-XIV), II, 2, Le realtà territoriali, a cura di V. Villani, Ancona 2007. 
Per la festa dell'Assunta vedi L. Tomei, Il «Palio dei Corsieri» per la festa dell’Assunta di Fermo dal secolo XIV alla fine dell’Ancien régime, in Giochi Tornei e Sport, dal Medioevo all’età contemporanea. Atti del convegno nazionale - sport: archivi e memorie, Fermo 2 ottobre 1998 - Porto San Giorgio 3 ottobre 1998, Andrea Livi editore, Fermo 2005, pp. 9-161.

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