domenica 9 marzo 2014

La Sacra Spina nella chiesa di Sant'Agostino a Fermo

In una cappella della chiesa di Sant’Agostino a Fermo è collocato il reliquiario della Sacra Spina. La costruzione era stata fatta realizzare per la Madonna di Loreto, da Montanina Ottoni, sposata Montani. 

Nel 1574 nella cappella venne collocata la reliquia della Sacra Spina, arrivata nel Fermano tramite il beato Clemente da Sant’Elpidio a Mare, priore generale dell’Ordine agostiniano, che recatosi in Francia nel 1272 (dove la reliquia della corona di Cristo era custodita), ottenne in dono dal re Filippo III l’Ardito un spina della corona di Cristo. 
La reliquia, trafugata  nel 1377 dalla chiesa degli Agostiniani di Sant'Elpidio a Mare dai Fermani, venne affidata alla custodia degli Agostiniani di Fermo. L'oggetto era conservato nella cappella maggiore della chiesa. Solo poi venne trasferita nella cappella della Madonna di Loreto, che da allora prese l’attuale titolo della Sacra Spina.
Il reliquiario, in argento fuso, sbalzato, cesellato, inciso e dorato, con la reliquia della Sacra Spina, qui traslata nel 1405 dal vecchio contenitore, alla presenza di Mariano da Siena, l’orefice che realizzò gli smalti del reliquiario, a capo di una bottega nella quale doveva lavorare un orafo veneziano, a cui è attribuita l’architettura dell’oggetto. L'oggetto venne realizzato dopo la cosiddetta prova del fuoco:


questa Santa Spina dal Vescovo di quel tempo, che fu Monsignor Antonio de Vetulis [vescovo di Fermo negli anni 1390-1405], fu gettata in un bragiero pieno di fuoco insieme con un'altra Spina, che da P.P. Domenicani si esponeva alla publica adoratione, e ciò fu fatto per levar la discordia, e chiarirsi se fossero ambedue, o una, o nessuna delle vere Spine della Corona di N. S. e restò quella illesa sollevandosi in alto, e trattenendosi in aria, senza che niuna visibil mano la sostenesse, e la Domenica tantosto arsa, e incenerita[1].


Della commissione del reliquiario se ne occupò fra’ Agostino Rogeroli. Il piede dell'oggetto, a forma di fiore stellato a sei punte, è raccordato al fusto da una struttura a forma di corolla a sei petali arrotondati, campiti da smalti traslucidi, raffiguranti: la Madonna col BambinoSant’Elena, l'arma di fra' Agostino Rogeroli, Sant’Antonio abateSan Nicola da Tolentino Sant’Agostino. Il nodo è a forma di edicola a sei facce, dove sono smaltate le immagini di alcune santeDalla piastra di appoggio partono simmetricamente due rami fogliati, dai quali nascono due busti di angeli a tutto tondo, che reggono con le mani la teca in cristallo di rocca con la reliquia, fissata alla sommità di un monticello (allusivo al monte Calvario), in argento smaltato di verde smeraldo traslucido, decorato da piccoli fiori bianchi e rossi (colori della Resurrezione). La montatura del cilindro è formata alla base da un cespo di foglie d’acanto. Sopra il cupolino in cristallo di rocca è collocata la figura a tutto tondo del Cristo Risorto.
Di Oliveruccio di Ciccarello da Camerino era la tempera su tavola che in origine costituiva lo sportello del reliquario della Sacra Spina (adesso nel Museo diocesano). Nel registro inferiore della tavola sono raffigurati due angeli che reggono il reliquario della Sacra Spina e, in quello, superiore l’Imago Pietatis
Nel 1808, dopo le soppressioni napoleoniche, il reliquiario trovò collocazione nella cattedrale dell'Assunta, dove rimase fino al 1837, quando tornò al suo posto nella chiesa degli Agostiniani.
Nella cattedrale dell'Assunta il reliquiario era collocato davanti alla pala d'altare rappresentante  San Luigi di Francia riceve la corona di spine dall’arcivescovo Gualtiero di Sens, dipinto nel 1789 dal fermano Alessandro Ricci durante il rifacimento dell'edificio promosso dall’arcivescovo Andrea Minuci, compiuto proprio nel 1789. Il pittore, per la definizione iconografica della scena, prese spunto dagli Acta Sanctorum di Joannes Bollandus. La tela raffigura il re di Francia inginocchiato ai piedi dell’arcivescovo Gualtiero di Sens, dal quale riceve in dono la corona di spine, alla presenza della regina Bianca, sua madre, Bernardo, vescovo di Amisì, baroni, soldati e, nella volta celeste, angeli che gettano rose. Probabilmente, ritengo, l'arcivescovo Andrea Minuci, morto nel 1803 commissionò questa tela per ricordare che Fermo aveva  un Spina della corna di Cristo (che forse voleva collocare proprio su quest'altare).


[1] Memorie istoriche della città di Cluana, detta oggi volgarmente terra di S. Elpidio nella prouincia della Marca, colla vita de santi Elpidio, e Sisinnio suo discepolo, e con altre antiche, e moderne notitie, messe insieme, e scritte da Natale Medaglia della medesima terra, coll'aggiunta delle memorie dell'istessa città, lasciate dal famoso Andrea Bacci, e dall'erudito Camillo Medaglia elpidiani, e dedicate all'illustriss. e reverendiss. monsignor Filippo Antonio Gualterio, governatore di Camerinoper gl'heredi del Pannelli, Macerata 1692, p. 22. Camillo Medaglia riporta quanto scritto nel 1619 da monsignor Giovanni Tiepolo (Venezia, ... – Ivi, 1631), patriarca di Venezia. 

Vedi anche la voce La chiesa di Sant'Agostino Vecchio, o Madonna dei Lumi a Sant'Elpidio a Mare.

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