venerdì 7 marzo 2014

1227. Fermo perde il Maceratese

Nel 1217 papa Onorio III dette in feudi la Marca d'Ancona (attuale regione Marche) ad Azzo VII d'Este. Dopo l’investitura, quest'ultimo aprì una controversia con l’Episcopato fermano per il possesso sui castra del Fermano tenuti dai vescovi di Fermo. Nel 1221 venne trovato un accordo: la Chiesa fermana manteneva la propria giurisdizione sui castra di Ripatransone, Castro (nel territorio di Porto Sant’Elpidio), Marano (attuale Cupra Marittima), Campofilone, Cerreto (frazione di Montegiorgio), Montottone e Monte Santo (attuale Potenza Picena). Gli erano riconosciuti inoltre i diritti sui  castra di giurisdizione del Capitolo dei canonici della cattedrale di Fermo: Grottazzolina, Monte Urano e Monte San Pietrangeli. Tutti gli altri, soprattutto nel Maceratese (li vedremo poi, quando papa Onorio III li reintegrò alla Chiesa fermana) andarono ad Azzo VII d'Este[1].
Nel 1223 papa Onorio III nominò vescovo di Fermo Rinaldo di Monaldo. Il presule, subito dopo la sua nomina, riaprì ben presto il contenzioso. Di lì a poco, il pontefice, approfittando dell’assenza dell’estense dalla Marca d'Ancona, avrebbe reintegrato il vescovo nel possesso dei castra di tutto il comitato fermano.
Nel 1224 papa Onorio III riconfermò al presule i castra di: Sant’Elpidio, Castro (in territorio di Porto Sant’Elpidio), Civitanova, Monte Santo (attuale Potenza Picena), Montecosaro, Morrovalle, Macerata, Casale San Claudio (nel territorio di Corridonia), Montolmo (attuale Corridonia), Monte San Giusto, Cerreto (frazione di Montegiorgio), Gualdrama (nel territorio di Francavilla d’Ete), Montegranaro, Montottone, Ripatransone, Marano (attuale Cupra Marittima), Forcella (nel territorio di Massignano)[2].
Tuttavia, di lì a poco, papa Onorio III, preoccupato del potere del prelato, ordinò di rispettare l’arbitrato del 1221[3]. Nel 1227 il collegio dei cardinali elesse al soglio di Pietro papa Gregorio IX che, risolto d’autorità il contenzioso, assegnò a Rinaldo i territori che erano stati riconosciuti alla Chiesa fermana nel 1221, dando al governatore pontificio i castra di: Monterubbiano, Sant’Elpidio, Civitanova, Castro (nel territorio di Porto Sant’Elpidio), Montelupone, Morrovalle, Macerata, Casale (nel territorio di Corridonia), Montolmo (attuale Corridonia) e Montegiorgio[4]. In questo modo, il Fermano perdeva tutta la parte settentrionale della sua Marca: il Maceratese.




[1]  Liber iurium dell’Episcopato e della città di Fermo (977-1266). Codice 1030 dell’Archivio storico comunale di Fermo, a cura di G. Avarucci, D. Pacini e U. Paoli, (Fonti per la storia delle Marche a cura della Deputazione di storia patria per le Marche), Deputazione di storia patria per le Marche – Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Ancona 1996, pp. 265-269, documento n. 123.
[2] L. Tomei, Genesi e primi sviluppi del Comune nella Marca meridionaleLe vicende del Comune di Fermo dalle origini alla fine del periodo svevo (1268), in Società e cultura nella Marca meridionale tra Alto e Basso Medioevo. Atti del 4° Seminario di studi per personale direttivo e docente della Scuola: Cupra Marittima, 27-31 ottobre 1992, Laboratorio Didattico di Ecologia del Quaternario Grottammare 1995, p. 175.
[3] Ibidem, pp. 176-177.

[4] Ibidem, p. 178.

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