sabato 22 marzo 2014

Fonte Fallera a Fermo

Fonte Fallera, cosiddetta in quanto per tradizione costruita "con il ricavato delle condanne a pene pecuniarie che venivano pagate a causa dei falli commessi"[1], venne fatta costruire nel 1309 dal podestà di Fermo Pinus de Vernaciis, stando a un'iscrizione perduta ma conosciuta da un trascrizione fatta da Amico Ricci:

tempore nobilis — et potentis militis. d. porini de vernacis — de condemnationibus. factis. per ipsam existente — capitaneo — rainaldo. de manniardo. de rente. hic fons — factus est anno dm. mcccix. mense augusti[2].
Trascrizione della lapide del 1309 fatta da Raffaele De Minicis nel 1857

Nel prospetto della costruzione tra i vari scudi ne è murato uno a rilievo che ha, al centro di un ulteriore scudo, una torre a tre livelli degradanti: arma del governatore Ranuccio di Taranto che ordinò la ristrutturazione della costruzione, com’è attestato dalla lapide: 

fontem hunc incuria squallidum et / pene destitum p. pau. ranuctio de / tarano i.u.d celeber gubern. (di)gni / dnsis regio. bapt. morrone et iacobo / bertacchino ex aerario / publ. restaur. ano/dni mdxxxv.
Trascrizione del restauro del 1613
Da un'altra lapide, perduta ma conosciuta da un'iscrizione fatta da Raffaele De Minicis, è attestato un ultimo restauro nel 1613[3].
La costruzione, aperta da arcate rette da pilastri, è coperta da volta a botte. 
Sul prospetto, oltre a uno scudo con onde, n'è murato un altro, con leone rampante, probabilmente, ritengo, del podestà Pinus de Vernaciis
La storiografia locale attribuisce questo stemma agli Sforza (ai quali peraltro riferiscono un restauro alla costruzione). Già Lucio Tomei aveva pensato che lo scudo, se non era degli Sforza, era del podestà Pinus de Vernaciis
Su un lato trasversale di fonte Fallera, un grande arco a sesto ribassato ribassato regge una costruzione dov'è un tabernacolo arcuato per statua entro due colonnine in travertino (probabilmente, ritengo, una costruzione d'epoca tarda).

[1] F. Maranesi, Guida storico artistica della città di Fermo. Terza edizione riveduta ed ampliata, Stab. Coop. Tipografico, Fermo 1945, p. 196.
[2] Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona del marchese Amico Ricci di Macerata, cavaliere dell'Ordine de' SS. Maurizio e Lazzaro di Sardegna, tomo 1, Tipografia di Alessandro Mancini, Macerata 1834, p. 105, n. 25.
[3] Raffaele De Minicis, Le iscrizioni fermane antiche e moderne con note, Tipografia di Gaetano Paccasassi, Fermo 1857, p. 245.

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