mercoledì 5 marzo 2014

Il santuario della Madonna della Misericordia a Fermo

Il santuario della Madonna della Misericordia a Fermo lo troviamo poco fuori le mura urbane. La Madonna della Misericordia aveva una sua chiesa in piazza del Popolo. 
Nel 1399 una terribile pestilenza uccise a Fermo quasi 1.000 persone. Stando alla Cronaca di Antonio di Nicolò a Fermo correva voce che per far terminare la moria bisognava costruire in un solo giorno una chiesa alla Madonna della Misericordia della lunghezza e della larghezza di tre passi. La magistratura della città, dando credito alla diceria, ordinò  di realizzarla immediatamente (nell’area dov'è adesso il Palazzo comunale). 
Tuttavia, la chiesa venne demolita durante i lavori realizzati in piazza del Popolo negli anni della signoria sforzesca (vedi la voce Piazza del Popolo a Fermo).  L'edificio venne ricostruito, in dimensioni più ampie, sopra il ripiano formato dalle piccole cisterne romane, incorporato al vicino convento degli Apostoliti (attuali Uffici comunali). Demolito nel 1532, un'altro venne realizzato nel 1577 dove sono adesso le Carceri giudiziarie (rimane una foto di questo edificio)Per tradizione, san Nicola da Tolentino, di passaggio a Fermo, pregò proprio in quell'edificio, davanti alla Madonna della Misericordia[1]. Cosa peraltro impossibile, dato che quest'ultimo morì nel 1305. 
Nel 1621 presero possesso della chiesa gli Agostiniani Scalzi, presenti a Fermo dal 1612. Negli anni 1621-25 questi ultimi realizzarono il loro convento. Lavori di ampliamento alla chiesa, su progetto dell'architetto cesenate Domenico Cipriani, iniziarono nel 1708, ma dovettero essere presto interrotti per mancanza di fondi.  Ripresi nel 1739, erano compiuti nel 1741. In quegli anni la chiesa era dedicata alla Madonna della Misericordia e San Fermo Martire. Nel 1861, a seguito del decreto n. 705 di soppressione emanato dal commissario generale straordinario per le Marche, Lorenzo Valerio, e del regio decreto n. 3036, che regolava  la soppressione delle corporazioni religiose con la devoluzione al demanio dei loro beni, il convento dovette essere chiuso. Demolita la chiesa, sullo stesso luogo vennero poi costruite le carceri giudiziarie. Dov'era il convento, vennero realizzate le officine dell’Istituto industriale "Montani".
L’attuale edificio venne edificat0 in forme neo-rinascimentale su progetto dell’ingegnere Eugenio Fagioli. I lavori iniziarono nel 1898. Nel 1901, data l'apertura al culto.
La facciata, rivestita con in pietra del Furlo, è preceduta da nartece. Le lesene tripartiscono il prospetto in senso verticale, mentre sulla trabeazione, decorata da motivi geometrici, corre l’iscrizione: anno d(omi)ni misericordiarum matri mdcccci.
Nel narcete, entro due nicchie aperte ai lati del portale maggiore, sono collocate le statue di San Nicola da Tolentino e di Santa Chiara da Montefalco, del fermano Antonio Paglialunga, che pur non avendo avuto una formazione accademica, ha lasciato in queste due sculture buona prova di sé.
L’interno è a croce latina conclusa con abside semicircolare, partito in tre navate da archetti ciechi a tutto sesto sostenuti da semicolonne. Le coperture sono date da volte a crociere. I due altari laterali sono dedicati a Santa Rita (destra) e a Sant'Agostino (sinistra). Nell’altare maggiore, davanti l’abside semicircolare, è collocato parte dell’affresco della Madonna della Misericordia (prima metà xv secolo), del quale rimane in mostra il volto della Vergine (probabilmente, penso, la stessa immagine realizzata per la prima chiesetta), dal momento che come cornice è utilizzata la tela raffigurante i Santi Nicola da Tolentino e Fermo martire, dipinta entro il 1741, anno della fine dei lavori di ammodernamento del vecchio edificio diretti da Domenico Cipriani, da Filippo Ricci. Per Massimo Papetti a questo dipinto collaborò il padre di Filippo: Natale. I due santi, come detto, sono entrambi legati alla storia della chiesa.
Nell'edificio è sepolta dal 1965 la venerabile Paola Renata Carboni (Montefalcone Appennino, 1908 – Grottazzolina,  1927). 
In controfacciata, l’organo, sopra una cantoria lignea, realizzato nel 1850 da Vincenzo Paci, venne restaurato nel 1935 da Giovanni Brandimarte.


[1] Lustri storiali de' Scalzi Agostiniani eremiti della Congregazione d'Italia, e Germania descritti dal suo cronista P. Gio. Bartolomeo da S. Claudia milanese, dedicati all'augustissimo imperatore Leopoldo Primonella stampa di Francesco e fratelli Vigoni, Milano 1700, p.63.

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