giovedì 6 marzo 2014

1859. La strage dei mangiapreti sventata da suor Veronica

Nel 1859 il Governo pontificio ordinò l’arresto di Giuseppe Ignazio Trevisani, Cammillo Silvestri, Pompeo Marini, Giovanni Polimanti, Pompeo Broglio e Luigi Vallorani (tutti tradotti a Roma nel forte di Paliano)[1]
Questi erano accusati di aver congiurato contro la Santa Sede, ma la loro unica colpa era di aver partecipato a una manifestazione patriottica dopo la vittoria dell’esercito italiano a Magenta: «Gl’Italiani di Fermo furono commosi come in ogni altro paese. Popolo in gala con mazzetti tricolori, signore e cittadini con nastri e fiori che richiamassero l’idea nazionale, accorsero nella pubblica piazza sull’imbrunire della sera, assistendo all’accensione di un fuoco di Bengala tricolore»[2]. Tutti gli arrestati decisero, piuttosto che affrontare un lungo processo, di andare in esilio.
In città, girava voce che quanto accaduto era stato fatto per non far succedere di peggio, stando a una visione data da Dio a suor Veronica, cappuccina del monastero di San Girolamo a Fermo. Quest'ultima aveva predetto una rivolta che avrebbe portato alla morte di tutti i preti fermani, sterminati dagli anticlericali di Fermo che, il giorno dopo, preso il governo della città, avrebbero mangiato le carni di quanti avevano ucciso il giorno prima[3].  
Suor Veronica ebbe da Dio anche i nomi dei responsabili: tutti quelli poi arrestati[4]. Quest'ultimo fatto mi fa pensare a una "aggiunta", fatta da ambienti clericali, a una delle tante profezie di suor Veronica sui "mangiapreti" per dare un qualche più solido fondamento all'inconsistente accusa.  




[1] Relazione e documenti degli arresti e proscrizioni di Fermo (Estratto dal Giornale Il Risorgimento italiano), Tipografia Le Monnier, Firenze 1859, p. 5.
[2] Ibidem, p. 9.
[3] Ibidem, p. 34.
[4] Ibidem, pp. 33-34.

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