L’abbazia di Farfa
possedeva alcuni bene nel territorio del comune di Amandola. Nella lista dei
beni usurpati a Farfa redatta intono al 1070 da Gisone, figura il castello quod Annianellum vocatur, donato a Farfa
dal conte Alcherio, peraltro già attestato fin dal 1014.
sabato 22 novembre 2014
I possessi farfensi nel territorio di Montegallo (AP)
Montegallo è
costituito da un insieme di frazioni: Abetito, Astorara, Balzetto, Balzo,
Bisignano, Casale, Castro, Colle, Collefratte, Colleluce, Collicello, Corbara,
Fonditore, Forca, Interprète, Migliarelli, Piano, Pistrino, Propezzano, Rigo,
Santa Maria in Lapide, Uscerno e Vallorsara.
Nella valle del Rio
troviamo la chiesa di Santa Maria in Lapide, attestata insieme al suo monastero
tra le proprietà dell'abbazia di Farfa in un privilegio concesse da papa
Innocenzo nel 1198.
La chiesa venne ricostruita però nel xv secolo.
Durante quei lavori dovrebbe essere stato capovolto l'orientamento
dell'edificio. Tant'è che nell'abside è presentare un rosone tardogotico, che Furio Cappelli ha accostato ai modelli di Benedetto da Maiano. L'interno è
ad aula unica, con transetto all'incrocio dei bracci. Il presbiterio è decorato
da affreschi. Della chiesa più antica rimane solo la cripta del IX secolo.
Non lontano da
questo monastero è attesta il castello
di Mons Sanctae Mariae in Gallo,
abbandonao nel xvi secolo, per essere ricostruito più in basso, dov'è adesso
frazione Balzo (sede amministrativa del comune di Montegallo). Del
castello non rimane nulla, se non un cisterna ipogea, coperata da volta a botte,
scavata nella pietra spugna.
venerdì 21 novembre 2014
Possessi farfensi a Monsampietro Morico
In
piazza Malugero Melo troviamo la chiesa dei Santi Pietro e Antonio
Abate, ricostruita nel 1639, su una chiesa pare di fondazione farfense. Nel 1792
sono stati realizzati gli stucchi della facciata.
In frazione Sant’Elpidio Morico
Lungo la strada per Montelparo troviamo la
chiesa di Sant'Emidio (seconda metà xiii secolo),
attestata nel 1295 tra i censuari dell’abbazia di Farfa (Pacini, p. 311).
L’edificio, riadattato nel xviii
secolo a chiesa rurale, è stato rimaneggiato un’ultima volta nel xix secolo.
giovedì 20 novembre 2014
I possessi farfensi nel territorio di Monte Vidon Combatte
Nell'attuale comune di Monte Vidon
Combatte Farfa possedeva alcuni beni. Nel luglio 960 l’abate Ildebrando
concesse a terza generazione più di 2.000 moggi di terra a Trasperto
d’Ingelperto. Tra i toponimi attestati nel documento sono: l’aecclesiam Sancti Maroti, Morretiano, Valle Scrira e Sanctum
Proculum, corrispondenti a San Marone, Marazzano, Valle Scura e San
Procolo: tutte contrade a Monte Vidon Combatte.
mercoledì 19 novembre 2014
I possessi farfensi a Rotella (AP)
Nel 1069 il vescovo
di Ascoli Bernardo confermò all'abate di Farfa Berardo un non meglio
identificato monastero di San Salvatore e la pieve di San Flaviano a Rovetino
(Pacini p. 401), della quale però non è rimasto nulla.
Nel 1084 tra i beni di Farfa elencati in un diploma
di Enrico IV è per la prima volta
attestato il castello di Rotella, con il monastero di San Lorenzo al Polesio,
confermato all'abbazia in un diploma
rilasciato nel 1118 da Enrico V.
Nel 1111 Carbone di
Alberto cedette all'abate Berardo III il castello di Rovettino, e portionem de castro de Terra Talliata.
Rotella si
assoggettò ad Ascoli nel 1318. La torre dell'orologio fino al xviii secolo era il campanile della
chiesa di Santa Maria e Lorenzo, progettata nel xviii
secolo da Lazzaro Giosafatti. Nel 1775 parte dell'abitato crollò a causa di una
piena del torrente Oste. Della
chiesa di Santa Maria e Lorenzo, rimase in piedi solo il campanile, trasformato
in torre dell'orologio.
I possessi farfensi a Montedinove (AP)
Nel 1039 Longino di Azzone donò
all'abbazia il castello di Offida, una porzione di Porchia (frazione di Montalto Marche), una quota di Ripa
(forse quel Ripa Pasciani attestato in altri documenti), il castrum di
Cossignano, l’altra metà di Scùlcola, una quota di Montecretaccio (nel
territorio di San Benedetto del Tronto) con la metà del porto, il castellum de Insula
aedificatum iuxta fluvium Tesinum cum aecclesia Sancte Mariae [Santa Maria de Celllis, ampiamente rimaneggiata] in ipso castello
aedificata.
venerdì 14 novembre 2014
I possessi farfensi nel territorio di Monte Rinaldo
Nel 1192 il castrum Mons Rainaldi compare tra i
censuari del monastero di Santa Vittoria. Il castello si assoggettò a Fermo non
oltre il 22 settembre 1355, quando il castrum
Podii Raynaldi era chiamato in quella città dal cardinale Gil Albornoz per
prestare il giuramento di fedeltà a Fermo.
In contrada
Bucchiano troviamo la chiesa di Santa Maria di Montorso , di probabile
fondazione farfense, dal momento che la nomina del suo rettore spettava al
priore di Santa Vittoria.
L'edificio è in
pessimo stato, quasi un rudere diroccato. Nella facciata principale si erge un
campanile a vela. L’interno era ad aula unica.
La fonte del Latte a Santa Vittoria in Matenano
La fonte del
Latte, presso la quale la tradizione vuole che i
monaci farfensi sostassero il 20 giugno 934, nel corso della traslazione nel
castello del corpo di santa Vittoria, la troviamo a Santa Vittoria in Matenano. Sempre stando alla tradizione, sembra che
i monaci assistettero alla prodigiosa emersione di una fonte d’acqua, da allora
ritenuta miracolosa per le puerpere prive di latte.
domenica 9 novembre 2014
I possessi farfensi a Petritoli
Nel comune di
Petritoli sono attestati alcuni possessi di Farfa. Nel 960 l’abate Ildebrando
concesse a terza generazione più di 2.000 moggi a Trasperto d’Ingelperto in
diversi fondi, tra i quali quello di Pretitulo.
Nel 978 Suppone di
Transarico cedette all'abate di Farfa Giovanni alcuni beni in loco qui dicitur Miliarius et in Pila, ad vocabulum Bulsianum
(quest'ultima una contrada di Petritoli, non lontana dal santuario della
Liberata).
Nel dicembre 1055
Transarico, figlio di Transarico, donò pro
redemptione animae all’Episcopato di Fermo la sua giurisdizione su 1/3 del castrum Petrituli.
Nello stesso tempo,
la madre Amata, donò i beni che le appartenevano per morgengab, tra cui la sua parte del castello di Petritoli al
vescovo di Fermo Ulderico.
Il 27 gennaio 1181
Gentile e Trasmondo, figli di Ugo, e Ascaro, figlio di Gualfredo, cedettero a
Trasmondo di Cecilia, 1/3 della terra del castello di Petritoli, ovvero quantum necesse fuerit pro edificatione
castelli, che stando al documento per Lucio Tomei sembra essere stato
distrutto. Nel 1191 Transarico, abate del monastero di San Pietro in Valle,
concesse a terza generazione a Trasmondo, figlio di Giberto, del vicino
castello di Cecilia (in territorio di Petritoli), e alla moglie Dinambra, la
quota che il monastero deteneva sul castello di Petritoli.
Fermo entrò in
possesso della giurisdizione sul castello solo nel 1252, quando, espugnato
dall’imperatore Federico II, Petritoli
fu ceduto alla città.
La pieve di San Marco a Ponzano di Fermo
Nel territorio del
comune di Ponzano di Fermo troviamo la pieve di San Marco, edificio di
fondazione farfense, poi passato all'Episcopato di Fermo.
Nel 1059 Longino, detto Brittolo, figlio del fu
Adalberto, detto Massarello, donò pro
anima al vescovo di Fermo Ulderico, alcuni beni non lontani dal castello di
Pontiano, ceduto il 10 giugno 1214
dal marchese della Marca di Ancona Aldobrandino cedette il castrum Ponzani al Comune di Fermo. In quel periodo che il castello
inglobò le pertinentiae del castrum Sanctae Mariae Matris Domini,
eretto sul colle antistante la chiesa di Santa Maria Mater Domini (attuale pieve di San Marco), dov’era la chiesa rurale
di San Martino.
La chiesa di San
Marco, l’antica plebs Sanctae Mariae
Matris Domini, si trova a non più di 500 metri da Ponzano di Fermo. Tra i
beni dell’abbazia di Farfa dissipati dall’abate Ildebrando (936-962) figura la curtis Sanctae Mariae Matris Domini.
Della plebs si era poi impadronito
l’Episcopato di Fermo, per lo meno prima del 1062. In quell’anno, infatti, il
vescovo Ulderico cedette a Longino di Suppone alcuni beni nell’attuale
territorio di Ponzano di Fermo, riservandosi però la: “plebe beate Sancte Marie
Matris Domini cum omni sua rebus”.
Il priorato di Santa Maria dell’Olmo, l'oratorio di San Michele Arcangelo e la badia dei Santi Flaviano e Biagio a Monterubbiano
In largo Vito troviamo il priorato di
Santa Maria dell’Olmo, eretto nel xii
secolo. L’attuale aspetto dell’edificio, però, si deve ad una ristrutturazione
del 1808, quando furono apportate profonde modifiche che portarono alla
trasformazione dell’antica struttura a due navate, in un’aula unica in stile
neoclassico. Durante quei lavori si dovette allungare l’edificio sacro di circa
8 metri. La decorazione pittorica è stata rinnovata nel 1946.
Gli affreschi della chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista a Monterubbiano
Tornati su corso Italia, in largo
Garulli, si trova la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista
(prima metà xiii sec.). Il portale
è datato 1238. L’iscrizione si trova alla base della lunetta: a(nnus)
d(omini) mccxxxviii die x mensis
martii dorus gualterius fec(it) fieri
h(oc) opus mag(istri) berard(us)
et act(us).
La chiesa, a navata unica, è stata
portata a due navate fra il xiv ed
il xv secolo. Alla fine del xviii secolo l’antico portale fu
spostato all’inizio del fianco destro. Allo stesso tempo fu chiusa la navata
laterale, con la tamponatura delle arcate di divisione. Nella seconda metà del xix secolo, al posto della torre
campanaria, è stata eretta una piccola vela.
L’interno, coperto a capriate lignee
(1991-92), è a due navate, spartite da arcate a tutto sesto rette da colonne. Il pittore, per Giuseppe Crocetti,
dovrebbe aver lavorato anche nella chiesa di San Giovanni a Monterubbiano,
eretta dopo la pestilenza
del 1462.
Gli affreschi dell'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria a Smerillo
Nell'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria (fine
xiii secolo - inizi xiv secolo) troviamo affreschi. L’edificio
era stato eretto su un terreno donato pro
anima ai canonici lateranensi: è per questo che la chiesa ebbe sempre
l’obbligo di chiedere la bolla di approvazione al Capitolo Lateranense, al
quale doveva pagare ogni anno a titolo di ricognizione una libbra di pepe.
Tuttavia, entro il 1387, Santa Caterina passò in patronato al comune
di Smerillo.
sabato 8 novembre 2014
I possessi farfensi nella città di Fermo
I farfensi avevano dei possessi
nella città di Fermo. Di questi, una volta usurpati dall'Episcopato
fermano, non rimase nulla, anche perché si decise di cancellare ogni memoria di
un qualche possesso farfense nella città di Fermo.
Da
un diploma del 815 rilasciato all’abbazia di Farfa dall’imperatore Ludovico,
sappiamo che Carlo Magno aveva confermato all’abbazia di Farfa il possesso del monasterium quod vocatur Sancti Silvestri
vel Sanctae Marinae. Per
Delio Pacini il monastero doveva trovarsi in contrada Montemarino a Fermo,
dov'è la chiesa di San Marino, non lontano da quella di San Silvestro,
attestata nel 1227 non lontano dalla chiesa di San Nicola, che ha lasciato la
memoria alla contrada San Nicolò tra Montesecco e Capodarco [1].
Nel
967, in un diploma rilasciato da Ottone I, è attestata la curtis Sancti Salvatoris suptus muros civitatis. La corte doveva trovarsi dov'è l'attuale contrada San Salvatore. La chiesa sarebbe stata poi trasferita
entro le mura (attuale chiesa San Martino).
Nello
stesso documento è ricordata la curtis
Sancti Silvestri intra civitatem. Nella lista dei beni farfensi usurpati
all’abbazia, redatta da Gregorio di Catino, entro il primo quarto dell’xi secolo, tra quelli nella città di
Fermo, è attestata l’ecclesia Sancti
Silvestri infra civitatem Firmanam. Una chiesa con questo titolo sembra
sorgesse in località Montesecco (frazione Capodarco), stando ad un documento
redatto nel 1227.
I possessi farfensi nel territorio di Montefortino (FM)
In località Menderella, su un colle
prospiciente il fiume Aso, troviamo la chiesa di Santa Maria. Nella lista dei
beni usurpati a Farfa redatta intono al 1020 da Gisone, tra le terre tenute da Iohannes Bufetta cum suis consortibus è attestata la
curtem Monaciscam in Manilla prope flumen
Asum, l’attuale contrada Monacisco, nella frazione Santa Lucia in
Consilvano. Il toponimo Manilla
corrisponderebbe all’attuale chiesa di Santa Maria della Menderella o Manerella. La semplice facciata a capanna è aperta
da portale arcuato. Il campanile è a vela. L’interno è ad aula unica.
I possessi farfensi nel territorio di Offida (AP)
Prima del 920 il chierico Giovanni, figlio di Galitrude, donò pro redemptione animae al monastero di Santa Maria di Farfa la curtis nuncupata Ophida.
Nel 998 è attestato per la prima volta il castrum Offida, donato nel 1039 da Longino di Azzone all’abbazia di Farfa. Durante gli anni dell'abate Berardo III (1099-1119) sono attestate per la prima volta nel castello le istituzioni comunali.
I possessi farfensi nel territorio di Montemonaco (AP)
La chiesa di San Giorgio all'Isola
la chiesa di San Giorgio all'Isola, non
lontano dal fiume Aso è di fondazione farfense. Sappiamo che nel 996 l'abate
di Farfa Giovanni III cedette a Benedetto di Lupone la chiesa di "Sancti
Georgii destructam in loco qui dicitur Cerquitus, ad flumen Asum, et vocabulo
Ferrarium", dietro il canone annuo di 12 denari da versare al monastero farfense di Santa
Vittoria in Matenano.
La
torre campanaria dell'edificio è in
facciata. L'interno è a due navate. L'affresco dell'altare maggiore,
rappresentante i Santi Giorgio, Martino,
Pietro, Paolo, Sebastiano e Vittoria, è datato 1535.
sabato 18 ottobre 2014
Gli affreschi della chiesa di San Procolo a Monte Vindon Combatte
Nella chiesa di San Procolo a Monte Vidon Combatte sono alcuni affreschi votivi. Nella parete di fronte all’entra, da sinistra sono
affrescate alcuni immagini si santi. Nella zona superiore, delimitate da una cornice gotica, troviamo,
partendo da sinistra: una Madonna col
Bambino, un San Sebastiano, un San Leonardo, e una Madonna col Bambino. Nella stessa parete, ma in un pannello
rialzato di circa 40 cm, san Giacomo
Apostolo e San Procolo.
La Scuola d'Arte di Fermo
Nel 1959 l’architetto fermano Umberto Preziotti ottenne dal Ministero della Pubblica Istruzione
di
poter aprire a Fermo una Scuola d’arte, per la formazione di capaci maestri artigiani
nelle cosiddette arti minori, che potessero acquisire
conoscenze più «moderne» (tanti trovarono lavoro anche come designer nell’industria
italiana).
giovedì 17 luglio 2014
La chiesa di San Marco a Ponzano di Fermo
La chiesa di San Marco a Ponzano di Fermo, di forme romaniche, la troviamo
fuori dall'abitato. La bassa facciata è tripartita da lesene. La torre, nel
prospetto, venne ricostruita nel xvii
secolo.
L’interno è a tre navate, partite da pilastri. Tuttavia,
tra la penultima e l’ultima campata, la partizione è data da colonne. La navata
centrale, coperta da capriate lignee, ha sei campate.
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