lunedì 23 marzo 2015

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo e gli affreschi nella cripta di Sant'Ugo a Montegranaro

Il priorato dei Santi Filippo e Giacomo, in via dei Volontari del 1866, venne rimaneggiato negli anni 1760. L’altare maggiore, in stucco marmorizzato, ha tabernacolo ligneo dorato. La cripta dell'edificio era fino al 1760 la chiesa di Sant'Ugo. L'interno è una stretta navata, coperta da volta a botte. Lungo le pareti sono una serie di affreschi, in parte staccati.

domenica 22 marzo 2015

L’incastellamento nel Fermano

Negli ultimi anni del IX secolo, l’Italia era stata investita da una nuova serie di invasioni: Ungari e, poi, Saraceni. I centri abitati più vulnerabili, come i villaggi delle campagne, dovettero essere ben presto fortificati.
In questa prima fase i castelli non erano altro che costruzioni rozze, per lo più dei recinti fortificati da una palizzata, protetta da un fossato. Solo nel xii-xiii  compariranno le muraglie merlate.

sabato 21 marzo 2015

L'ex monastero di Santa Marta a Fermo

In via Perpenti 11 a Fermo troviamo l’ingresso dell’ex chiesa di Santa Marta. Le domenicane arrivarono in città il 9 marzo 1576, con l’approvazione di Gregorio XIII. Il papa diede facoltà al vescovo Felice Peretti di costituire nella chiesa di San Leone, ceduta nel 1573 dal rettore don Giambattista Gandini, un monastero per monache di clausura intitolato a santa Marta (finanziato da Montanina Fogliani), cedendo la chiesa, le case, il cortile e l’orto annessi. Prima del 1581, la chiesa di S. Leone era unita a quella di S. Salvatore (attuale centro congressi San Martino), incorporata con i beni dell’abbazia di San Salvatore Maggiore di Rieti dal monastero di Farfa.

giovedì 19 marzo 2015

Le porte di Firmum Picenum

*Dal lato sud del foro partiva l’arteria stradale più importante della città che proseguiva lungo via della Sapienza, fino ad una porta urbana non distante dall’attuale torre oraria, in piazzale Ostilio Ricci. Da qui, attraverso la via Pompeiana, si raggiungeva l’antico porto, seguendo un tracciato viario non molto diverso da quello odierno.

*Dal lato nord del foro partiva un’altra arteria stradale che percorreva il corso fino alla Torre Matteucci e poi proseguiva su un tracciato di qualche metro più a monte del corso; quindi, presa via Migliorati, arrivava in largo Fogliani, dov’era, davanti alla chiesa di San Zenone, una seconda porta urbica. La strada extraurbana proseguiva verso via Speranza e quindi nei pressi dell’odierna discesa del Ferro, fino alla Faleria.


*Dal lato nord del foro partiva la terza ed ultima direttrice che percorreva le attuali discese di via Recanati e via Perpenti, per raggiungere la terza porta, sul luogo dove venne eretta la chiesa di San Francesco. Da qui una strada extraurbana raggiungeva il porto, percorrendo un tracciato simile all’attuale Castiglionese nel tratto iniziale, mentre in quello successivo passava più in alto, probabilmente in corrispondenza di una delle odierne vie di campagna che passano sulle pendici di Monte Caccione. Un’altra strada collegava Firmum al mare passando lungo l’attuale superstrada, fino al bivio Santa Petronilla; dopo di che proseguiva sulla cima del Monte Caccione.

lunedì 16 marzo 2015

L'allegoria della regione Marche secondo Cesare Ripa

Marca

Si dipinge in forma di una donna bella e di virile aspetto che con la destra mano si appoggi ad una targa attraversata di arme di asta, coll’elmo in capo e sopra il cimiero abbia un pico [picchio] e colla sinistra mano tenga un mazzo di spighe di grano, in atto di porgerle; ed appresso a lei vi sarà un cane.

Si rappresenta bella, per la vaghezza della provincia, molto bene distinta dalla natura in valli, colli, piani, rivi e fiumi che per tutto la irrigano e la rendono oltre modo vaga e bella.
Si dipinge di virile aspetto con una mano appoggiata alla targa ed altre armi, per mostrare li buoni soldati che da essa provincia escono.
Le si mette per cimiero il pico, arme di questa regione, essendoché il pico uccello di Marte fusse guidato e andassi avanti le legioni de’ Sabini [Piceni] e quelle nella Marca conducesse ad essere colonia di provincia, e per questo fu detta a tempo dei Romani la Marca «Ager Picenus», come ben descrive assai in un breve elogio il sig. Isidoro Ruberto, nella bellissima e maravigliosa Galleria di Palazzo nel Vaticano fatta far da Gregorio papa XIII di felicissima memoria [Galleria delle carte geografiche], nella qual fu di molto aiuto il reverendissimo padre Ignatio Danti perugino e vescovo d’Alatri [geografo domenicano], che e n’ebbe suprema cura da sua beatitudine; e l’elogio fu questo: «Ager Picenus, ager dictus est propter fertilitatem, Picenus a Pico Martis, ut Straboni placet, nam annona, et militibus abundat, quibus saepe Romam, caeterasque Italiae, Europaeque partes iuvit».

domenica 15 marzo 2015

La chiesa di Santa Maria delle Grazie in frazione Monteverde di Montegiorgio

La chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo), in frazione Monteverde di Montegiorgio, ha facciata, preceduta da un’ampia scalinata a ventaglio,  compresa entro pilastri angolari su alte basi. Il prospetto, aperto da portale e finestra rettangolare, è chiuso da timpano triangolare. La torre campanaria  è conclusa da semplice cuspide.

martedì 10 marzo 2015

La chiesa di San Claudio a Campiglione


In contrada Campiglione, al chilometro 14 della S.S. 210, accanto al parco della scuola materna, troviamo l’ex chiesa di San Claudio, che stando ad una data incisa in un mattone della facciata sembra essere stata costruita nel 1810. L’edificio era annesso a una villa privata di campagna, demolita alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, per costruire l’attuale Scuola materna.

domenica 8 marzo 2015

La loggetta pensile tra il Palazzo degli Studi e quello dei Priori a Fermo

Nel 1581 il palazzo dei Priori venne collegato, con una loggetta pensile che scavalca corso Cefalonia, a palazzo degli Studi.
Nel 1579 era stato presentato al Consiglio di Cernita un progetto per la realizzazione di un arco trionfale da costruire tra i due edifici, uniti da una sorta di passerella, eretta in onore di papa Gregorio XIII e del governatore di Fermo Giacomo Boncompagni. Nel novembre 1580 si stava ancora discutendo sull’erezione dell’arco. Fu in quel momento che si decise di seguire il progetto del pittore Girolamo Morelli, utilizzando colonne e marmi di recupero provenienti dalle rovine del teatro romano. Due anni dopo si stava ancora procedendo con la realizzazione dei  piedritti.