mercoledì 19 agosto 2015

Fra Marino Angeli

La pittura su tavola di Marino di Angelo, monaco farfense

Non conosciamo la data di nascita del pittore Marino di Angelo, monaco farfense nel monastero di Santa Vittoria in Matenano (provincia di Fermo). Il monaco pittore è attestato per la prima volta in un documento del 1437, quale membro del Capitolo monastico di Santa Vittoria[1]. Nella regola di san Benedetto (allora fatta propria dai monaci farfensi), il Capitolo monastico era il consiglio di tutti i monaci, convocato dall’abate tutte per le questioni più importanti. Non conosciamo la data di nascita, Giuseppe Crocetti, che gli ha dedicato una monografia (per molti aspetti discutibile), ha proposto la decade 1405-10[2].



Il trittico contra pestem per la chiesa della Madonna delle Rose 
Monte Vidon Combatte (FM)

Nel 1448 fra Marino firmò il trittico di Monte Vidon Combatte, adesso a Urbino alla Galleria nazionale delle Marche, rappresentante la Madonna delle rose e i santi Sebastiano e Biagio: frater marinus angeli de sancta victoria me fecit / mccccxxxxviii (Il monaco Marino di Angelo di Santa Vittoria mi fece nell’anno 1448)[3]. Il dipinto, destinato alla chiesa di Santa Maria delle Rose, passò intorno al 1890 nella sagrestia della parrocchiale di Monte Vidon Combatte (attuale chiesa di San Biagio)[4]. È menzionato poi in un inventario redatto durante la Sacra Visita dell’arcivescovo di Fermo Carlo Castelli del 1921.
Nella tavola centrale è rappresentata la Vergine seduta, che regge con una mano il Bambino, raffigurato in piedi, coperto solo da veli trasparenti. Il piccolo stringe un brandello del mantello della madre, che tiene nella destra una rosa rossa (che allude anche al titolo della chiesa dov’era il trittico[5]). Nei braccioli del trono della Vergine sono raffigurate le figure degli arcangeli Raffaele e Michele. Degli angeli reggono un panno damascato posto dietro il trono della Madonna. Nei pennacchi della cornice della tavola centrale sono dipinti: l’Angelo annunciante e l’Annunciata.
Nelle tavole laterali sono raffigurati san Sebastiano (protettore contro la peste), e san Biagio (protettore di Monte Vidon Combatte). Da questa iconografia, sembra una commissione pubblica pagata dalla comunità di Monte Vindon Combatte come voto contro la peste, che probabilmente in quell’anno, se non anche in quello precedente, infestava tutto il Fermano (cosa non nuova in quegli anni).
In questo lavoro fra’ Marino guarda alla pittura tardogotica di Jacobello del Fiore, conosciuto attraverso le tavole dipinte per le chiese di Fermo. Tuttavia, non manca qualche accenno a Gentile da Fabriano.


Il San Francesco riceve le stigmate di Falerone (FM)

Dopo questo dipinto, per Giuseppe Crocetti, il monaco pittore dovrebbe aver realizzato la tavola rappresentante San Francesco riceve le stigmate[6] (Falerone, Pinacoteca civica), attribuita a fra’ Marino da Fabio Bisogni nel 1973. Nel 1936 Pasquale Rotondi aveva proposto per l’attribuzione del dipinto il nome di Giacomo da Recanati. Nel 1967 Luigi Serra lo aveva attribuito ad Andrea da Bologna. Nel 1968 Luigi Dania riferì il San Francesco riceve le stig
mate a un qualche pittore marchigiano della prima metà del XV secolo, seguace di Carlo da Camerano, considerando le affinità di quest’opera con quella rappresentante l’Assunzione della Vergine dipinta a Motecassiano.
Il dipinto faceva parte dell’arredo del convento di San Francesco della chiesa di San Fortunato, ceduta alla fine del XIII secolo ai Francescani. Non sappiamo, però, dov’era la tavola prima che entrasse nel convento francescano. Angela Montinori, notando la singolarità della cornice, inflessa nella parte alta, ha proposto di escludere la provenienza da una qualche chiesa, pensando, a una «destinazione devozionale privata»[7]. Nella tavola è raffigurato il poverello d’Assisi che riceve le stigmate della crocefissione dal Cristo crocifisso, apparso in cielo sotto forma di serafino. Lì a sinistra, in basso, è dipinto san Michele Arcangelo mentre sconfigge il drago a sette teste dell’Apocalisse. La presenza dell’arcangelo può essere spiegata col fatto che il poverello di Assisi era salito sul monte della Verna, dove ricevette le stimmate, per fare una Quaresima in onore proprio del santo. Per Angela Montinori il soggetto della tavola dipende dallo stendardo di Gentile da Fabriano, dipinto a Fabriano per i frati francescani (Mamiano, Fondazione Magnani-Rocca), derivato dalla composizione giottesca della basilica di Assisi.


I dipinti per il territorio di Monte Vidon Combatte (FM)

Dopo le Stimmate di san Francesco fra Marino dovrebbe aver dipinto alcune tavole nel castello di Collina, da tempo scomparso, ma allora non lontano da Monte Vidon Combatte (nell’attuale frazione Collina Vecchia)[8], attribuite nel 1903 da Carlo Astolfi al monaco pittore[9].
Il polittico di fra Marino Angelo faceva parte dell’arredo della chiesa del Santissimo Salvatore. Tuttavia, nel XVII secolo, ben prima del terremoto che costrinse ad abbandonare il castello, una frana spaccò in due il territorio del castello, tagliando fuori da Collina la frazione di San Procolo, a non molti chilometri di distanza. Di lì a poco si dovette ricostruire l’altare maggiore della chiesa del Salvatore. In quell’occasione furono divise le tavole del polittico. Nella chiesa di San Salvatore rimase la tavola della Pietà e tutti i laterali del registro inferiore. Nella chiesa di San Procolo andarono la tavola della Madonna col Bambino, insieme a tutti i laterali del registro superiore. La Confraternita del Santissimo Sacramento prese la predella[10], andata poi perduta. Giuseppe Crocetti ne ha proposto questa ricostruzione: nel registro inferiore, al centro, era collocata la tavola raffigurante la Pietà. Nei pannelli laterali: i Santi Antonio abate e Marone e i Santi Sebastiano e Agata. Nel registro superiore, la tavola della Madonna col Bambino[11]. Questa ricostruzione, però, è stata messa in dubbio, dal momento ch’è strano trovare la tavola rappresentante la Pietà nel registro inferiore (anche se la chiesa era dedicata al Salvatore), dove era consuetudine rappresentare la Madonna col Bambino[12]. Fabio Bisogni ha poi mostrato la diversa qualità pittorica delle tavole. Grazia Maria Fachechi, facendo notare che le due serie di tavole provengono da due chiese differenti, ha ipotizzato che non si tratti di un unico polittico, ma di due distinti lavori destinati a differenti edifici. 


Il Maestro di Collina

Ipotetica ricostruzione del Trittico di Collina
Le tavole rappresentanti la Pietà, affiancata dai Santi Antonio abate e Marone e i Santi Sebastiano e Agata, erano parte di qualche polittico, che però non possiamo attribuire a fra Marino Angeli, a meno che, riprendendo le parole di Grazia Maria Fachechi, «non si voglia pensare che sia insita nell’attività di un’artista con una personalità in fondo non troppo forte la predisposizione a un’arte “altalenante”, e quindi imputare alla “congenita debolezza creativa di Marino” la disomogeneità dei risultati, si deve mantenere un atteggiamento cauto nell’attribuzione». 
Probabilmente la tavola della Pietà era lo scomparto centrale di un qualche trittico affiancato dai laterali rappresentanti i Santi Antonio abate e Marone (a sinistra) e i Santi Sebastiano e Agata (a destra). Le misure di queste ultime due tavole sono le stesse 66x84 cm. La misura di quella che probabilmente era la tavola centrale è di 59x89 cm. Ricordiamo però che sono state tagliate. I dipinti erano racchiusi entro una cornice di forme gotiche. Per questo pittore potremo usare il nome di comodo di Maestro di Collina.


I dipinti per la chiesa di San Marone



Nella tavola rappresentante la Madonna col Bambino, restaurata nel 1973, la Vergine è dipinta su uno sfondo reso da un tendaggio rosso decorato da arabeschi in oro, sorretto da due angeli. La veste della Madonna è decorata da grifi. Il Bambino, coperto solo da un velo trasparente, è interpretabile come una rappresentazione della Chiesa fondata dalla resurrezione di Cristo, richiamata anche dal colore rosso dei fiori, presagio del sangue che dovrà versare per compiere il suo destino.
Se era parte di un polittico avrebbe dovuto essere lo scomparto centrale dell’ordine inferiore, di un polittico di santi a mezzo busto. Le misure attuali sono 63x54 cm, ma anche questa tavola è stata tagliata. I laterali dovevano rappresentare dei santi. Resta la tavola raffigurante i Santi Lucia e Paolo, alquanto problematica perché inserita in una cornice completamente rimaneggiata per rendere la tavola un pezzo "unico". 
Nell'altro laterale (andato perduto, probabilmente la cornice venne riutilizzata per aggiustare la tavola con i  Santi Lucia e Paolo) era presente San Marco evangelista e molto probabilmente in posizione d'onore il santo titolare della chiesa: Marone
Probabilmente il polittico per San Marone, a mezze figure, era racchiuso in una cornice gotica con predella. In pratica una sorta di pentittico, con la tavola centrale più alta, rispetto alle laterali, racchiuso in una cornice gotica.


Conclusioni

Nel 1461 fra Marino era presente al Capitolo di Santa Vittoria. Non si hanno poi più notizie del monaco, che dovrebbe essere morto, per Giuseppe Crocetti tra il 1462 e il 1463[13]. Non troveremo più nel Fermano il modo di dipingere di fra Marino. Nel 1468 il pittore Carlo Crivelli, da poco giunto nel Fermano dalla Dalmazia, firmava un polittico a Massa Fermana. Presto, però, l’artista andò ad Ascoli, mentre a Fermo arrivò il fratello Vittore. Da qui in poi, nei polittici fermani, non troveremo più i preziosismi gotici di fra Marino, ma quel rinascimento crivellesco più adatto ai mutati gusti della committenza.
Non esistono altre tavole attribuite a fra Marino Angeli. Giuseppe Crocetti ha riferito al monaco pittore alcuni affreschi[14]. Tuttavia, a mio parere, non esistono ragioni per poter attribuire questi affreschi, di differente peraltro qualità pittorica, a fra Marino, che per quanto mi riguarda lavorò solo su tavola.




[1] G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli e dei suoi continuatori, Quaderno n. 10 di “Notizie di Palazzo Albani”, 1985, p. 14.
[2] Ibid., p. 16.
[3] Traducendo male l’iscrizione la storiografia artistica ha fatto passare il patronimico come un «cognome», tanto che il pittore è conosciuto come Marino Angeli, nome accettato anche in recenti pubblicazioni scientifiche.
[4] Ibid., p. 32.
[5] L’edificio, eretto dov’è adesso l’Asilo comunale, era una parrocchiale di Monte Vidon Combatte, poi unita a San Biagio.
[6] G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli cit., p. 34.
[7] Scheda di Angela Montinori in Il Gotico Internazionale a Fermo e nel Fermano, catalogo della mostra, Fermo, Palazzo dei Priori, 28 agosto - 31 ottobre 1999, a cura di G. Liberati, Sillabe, Livorno 1999, p. 108.
[8] Nella frazione di Collina Vecchia di Monte Vidon Combatte è attestato prima del 1055, il castrum de Collina, entro la fine del XIII secolo assoggettatosi a Fermo, che lo controllava tramite un vicario del podestà fermano. Fortificato da una cinta muraria (della quale rimangono solo pochi tratti a scarpata), il borgo dovette essere abbandonato in seguito al terremoto del 1915. Nello stesso anno venne proibita, per la natura franosa del luogo, la ricostruzione con un decreto convertito in legge nel 1923.
[9] C. Astolfi, Di un frate marchigiano pittore quattrocentesco e i suoi dipinti a Monte Vidon Combatte, in «Le Marche», V (1903), pp. 278-79.
[10] G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli cit., p. 36.
[11] Ibid., pp. 36-39.
[12]  Scheda di Grazia Maria Fachechi in Il Gotico internazionale cit., p. 107.
[13] G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli cit., p. 30. 
[14] Tra questi, i più noti, sono quelli della capella degli Innocenti a Santa Vittoria in Matenano.

Nessun commento:

Posta un commento