sabato 16 maggio 2015

L’Accademia erudita degli Erranti, già Raffrontati a Fermo

Nel 1754 Stefano Borgia, nipote dell’allora arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia, che ne era in quell’anno segretario, riformò l’Accademia degli Erranti, già Raffrontati, una delle più importanti tra le accademie letterarie fermane. Stando alla riforma il principe, che teneva la carica per due anni (era eletto a maggioranza tra gli accademici più importanti), oltre a indire le nomali adunanze, poteva chiamarne di straordinarie, era eletto nel mese di dicembre, dato che il suo mandato iniziava a gennaio.

Per essere aggregati unico requisito necessario era quello di aver già studiato filosofia. Il candidato, dopo esser stato esaminato dai censori, che dovevano valutarne le doti morali, doveva presentare alcuni suoi testi, da sottoporre al giudizio dell’adunanza (per essere aggregato servivano i 2/3 dei voti). Era prevista anche l’entrata per acclamazione. Le adunanze erano chiamate a discrezione del principe (o da uno dei due assessori), servivano per porre all’attenzione degli accademici le questioni riguardanti il funzionamento della stessa Accademia (le decisioni erano approvate a maggioranza). Per essere valide, alle adunanze, doveva essere presente chi l’aveva convocata e dovevano partecipare minimo 10 accademici.
Per le sessioni annuali il principe sceglieva un accademico, avvisato dal segretario 2 mesi prima, per presentare una propria dissertazione, finita la quale, se l’accademico che l’aveva esposta era d’accordo, potevano gli altri avanzare i propri dubbi. Poteva intervenire chiunque, ma non le donne, se non accademiche o, perlomeno, riconosciute come letterate. Entro un mese, una copia della dissertazione doveva essere consegnata al segretario, per una eventuale pubblicazione. Le accademie, aperte a tutti, erano tenute non necessariamente nel Palazzo dei Priori[1].
L’Accademia degli Erranti, già Raffrontati, diventò così un’istituzione cittadina, in stretto rapporto con l’Università di Fermo. Il papato aveva già da tempo «istituzionalizzato» la politica culturale di tante Accademie del suo Stato Roma. Tanti accademici andava poi a ricoprire posti tra le fila dei funzionari dello Stato della Chiesa, ai quali era richiesta anche una qualche preparazione erudita[2].




[1] Vedi Gioseffo Spinucci, a cura di, Leggi e riformanze dell’Accademia degli Erranti già Raffrontati di Fermo, per Dom. Ant. Bolis e frat., Stamp. dell’Accademia, Fermo 1754.
[2] Per questa istituzionalizzazione delle Accademie nello Stato della Chiesa vedi M.P. Donato, Accademie e accademismi in una capitale particolare. Il caso di Roma, secoli XVIII-XIX, in «Mélanges de l'Ecole française de Rome. Italie et Méditerranée», T. 111, n. 1. (1999), pp. 415-430.

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