giovedì 2 aprile 2015

Gli interventi dell'arcivescovo Alessandro Borgia nella cattedrale di Fermo

Nel 1726, durante il Concilio provinciale, indetto dall’arcivescovo Alessandro Borgia, quest’ultimo dedicò l’altare maggiore all’Assunta, dove collocò le reliquie dei santi martiri Alessandro, vescovo di Fermo e Savino vescovo. Per paliotto fece fare una lastra di argento dov’erano raffigurate i santi vescovi fermani Alessandro e Filippo, e i santi Savino e di Adamo abate.


Come ricordo del sinodo provinciale l’arcivescovo Alessandro Borgia commissionò ai pittori Ubaldo e Natale Ricci una tela rappresentate l’evento, adesso conservata nell’Arcivescovado. Nella tela ai lati dell’altare maggiore sono rappresentarte le statue dei santi Pietro e Paolo, adesso nella cripta. Due altari laterali sono collocati ai lati di quello maggiore. Nell’abside sono le pitture realizzate da Domenico Guiducci (riconosciamo l’Assunta e, probabilmente, i santi patroni dell’arcidiocesi di Fermo). Nel 1731 il presule dette inizio ai lavori di restauro al rivestimento esterno della cattedrale, realizzato in pietra d’Istria nel XIII secolo (per questi lavori fece arrivare le pietre da utilizzare direttamente dall’Istria). Entro quell’anno il presule riuscì a far risistemare il campanile, dove nella cornice superiore troviamo l’iscrizione: turris instaurata a(nno) d(omini) mdccxxxi (torre rinnovata nell’anno del Signore 1731). Nell’anno successivo vennero realizzati lavori di restauro alle pietre d’Istria delle pareti esterne della cattedrale. 
Nel 1749 l’arcivescovo Alessandro Borgia commissionò un nuovo dipinto per l’abside, restaurato a sue stesse spese nella parte superiore. Fatta indorare la parte superiore e, una volta rimesso a nuovo l’intonaco, chiamò per la decorazione il pittore Filippo Ricci, che lavorò allora in collaborazione col padre Natale. L’affresco, su disegni di Corrado Giaquinto, era compiuto nello stesso anno. Nel centro era raffigurata l’Assunzione della Vergine, alla presenza dei santi, protettori della città: Savino, Claudio martire, Caterina d’Alessandria, Alessandro vescovo, Filippo vescovo, Ciriaco vescovo fermano, Adamo abate, Vissia vergine martire fermana, Sofia vergine martire fermana, Marone, Nicola da Tolentino, Vittoria, e Serafino da Montegranaro. Nella pittura era raffigurato anche Luca Evangelista, protettore dei pittori. Nella parete sopra l’abside Domenico Ciferri dipinse in caratteri d’oro i simboli della Vergine: l’aurora, la luna e il sole. Nelle pareti laterali, da una parte: il cedro, la palma, l’olivo, il cinnamomo e il balsamo, dall’altra: il cipresso, la rosa, il platano e la mirra. 
Nel 1757 venne acquistato un nuovo orologio per il campanile, che faceva funzionare due campane: una per indicare le ore, l’altra i quarti, le campane erano collocate in un cartoccio barocco sopra la torre campanaria, demolito probabilmente dopoi danni subiti da una scossa di terremoto nel 1943. Rimase in piedi l’ottagono, dove era sistemato il meccanismo dell'orologio (rifatto nel 1872 da Antonio Galli di Montecarotto, adesso esposto nell’atrio del duomo). Nello stesso anno, la vigilia dei santi apostoli Pietro e Paolo, l’arcivescovo Alessandro Borgia fece sistemare, entro la nicchia sopra la cuspide della portale maggiore, una statua in bronzo dell’Assunta (ancora presente). L’iscrizione: deiparae in coelum assumptae \ cliens obsequens \ alexander borgia \ archiepiscopus et princeps firmanus \ dicavit \ a(nno) d(omini) mdcclvii.  

Vedi C. Tomassini, Il Duomo di Fermo nella Cronaca di mons. Alessandro Borgia, in «Quaderni dell’Archivio storico arcivescovile di Fermo», n. 5 (1988), pp. 5-12. 

Gli interventi settecenteschi realizzati durante il lungo episcopato di Alessandro Borgia rispettarono la chiesa gotica, limitandosi per lo più a qualche rinnovamento. Ma la cattedrale avrebbe subìto di lì a poco radicali trasformazioni.

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