sabato 21 marzo 2015

L'ex monastero di Santa Marta a Fermo

In via Perpenti 11 a Fermo troviamo l’ingresso dell’ex chiesa di Santa Marta. Le domenicane arrivarono in città il 9 marzo 1576, con l’approvazione di Gregorio XIII. Il papa diede facoltà al vescovo Felice Peretti di costituire nella chiesa di San Leone, ceduta nel 1573 dal rettore don Giambattista Gandini, un monastero per monache di clausura intitolato a santa Marta (finanziato da Montanina Fogliani), cedendo la chiesa, le case, il cortile e l’orto annessi. Prima del 1581, la chiesa di S. Leone era unita a quella di S. Salvatore (attuale centro congressi San Martino), incorporata con i beni dell’abbazia di San Salvatore Maggiore di Rieti dal monastero di Farfa.
Il 10 marzo 1589, in seguito al lascito testamentario del canonico Censorio Marziale, venne lasciato un legato per l’erezione di un monastero dedicato a santa Caterina da Siena, sotto la cura dei predicatori. Tuttavia, Clemente VIII, con bolla del 9 settembre 1595, dispose che il monastero dovesse essere unirto a quello di Santa Marta e, soppresso il titolo di S. Leone, fosse dedicato alle Sante Marta e Caterina da Siena. La bolla fu eseguita il 2 settembre 1598. Finita la fabbrica, sul portale in via Perpenti, venne apposto lo stemma del Comune di Fermo con l’iscrizione: publico aere pio / monasterium divae martae. Il 23 ottobre 1602 tredici monache presero possesso del convento, guidate da suor Serafina Bevilacqua, badessa, e da suor Vittoria Compagnucci, vicaria, chiamate dal monastero fermano di San Giuliano (dov'è il centro Montessori) dall’arcivescovo Ottavio Bandini.
Le monache vissero per cinquantacinque anni sotto la direzione dei Domenicani. Poste poi sotto la direzione del clero ordinario, la monaca Maria Cherubina Bruni da Colonnella, forse allora badessa, ebbe da padre Antonio Grassi della Congregazione dell'Oratorio fermana le nuove regole, approvate dall’arcivescovo Giannotto Gualtieri e date alle stampe nel 1672. La chiesa venne consacrata alle Sante Marta e Caterina da Siena nel 1624 dall’arcivescovo Pietro Dini. Tuttavia, una nuova chiesa, o più probabilmente un suo rifacimento sembra essere stata realizzata nel 1648 data nell’iscrizione posta sul portale su via Mameli: sanctis virginibus / martilae et catelarina / mdcxlviii.
Espulse il 21 ottobre 1865, In seguito al regio decreto del 3 gennaio 1861, che imponeva la soppressione delle corporazioni ed altri enti ecclesiastici, le religiose furono aggregate al convento del Bambin Gesù.
L’ex monastero di S. Marta, sottoposto ad una pesante ristrutturazione, fino a poco tempo fa era la sede dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato «Ostilio Ricci». L’edificio nel secolo scorso subì una serie di modifiche per essere adibito a scuola media superiore. In largo Cavallotti, 3, il  piccolo chiostro con archetti, probabilmente faceva parte del convento di Santa Marta.

All’interno, nell’atrio di via Mameli si trovano i medaglioni dipinti di Guglielmo Marconi, Giuseppe Verdi, Alfredo Trombetti e Giuseppe Sacconi. Il vestibolo è decorato con motivi barocchi. L’affresco della sala centrale, di Francesco Federici, raffigura l’Incontro di Dante e Beatrice. Dell’arredo della sala faceva parte una tela di genere storico raffigurante Ostilio Ricci insegna matematica a Galileo Galilei, dipinta da Achille Tentoni, ma purtroppo andata perduta.

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