venerdì 28 novembre 2014

Il Centro Studi della Polizia di Stato a Fermo

L’ex Centro Studi della Polizia di Stato nacque con il nome Collegio per gli Orfani della Pubblica Sicurezza (COPS), per interessamento del generale Cesare Galli. Il 2 marzo 1958 avvenne la posa della prima pietra. I lavori durarono circa due anni. I progettisti erano: Luciano Fratini, Riccardo Leoni e Mario Messina. 

sabato 22 novembre 2014

I possessi farfensi a Montalto delle Marche

Nel 1118 tra i beni confermati all'abbazia di Farfa in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V compare il castello di Montem Altum. Nello stesso documento troviamo anche il castello di Montem Patricium, acquistato dall'abate Berrado III (1099-1119), che per Delio Pacini doveva trovarsi nei pressi di Montalto delle Marche (p. 425).

I possessi farfensi nel territorio di Force

Nel 1051 papa Leone IX in diploma di conferma dei beni farfensi nella Marca nomina il castello di Force. Nel 1096 Mainardo di Brictolo cedette a Farfa il castello di Collis Macri (Colle Taddeo), con la chiesa di Santa Maria, parte della chiesa di Santa Maria di Bolognano e della chiesa di San Pietro e 1/4 del castello di San Giovanni (contrada San Giovanni).
Negli anni 1083-84 Carbone di Bonino aveva donato a Farfa altri beni nello stesso Collis Macer et in Beloniano (contrada Bolognano) et in Caprilia (fosso Capriglia), tutti confermati tra i beni dell'abbazia in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V[1].

I possessi farfensi nel territorio di Montefalcone Appennino

La curtis Montisfalconis compare tra i possessi dell'abbazia di Farfa fin dal 930-936. Nel 1152 l’abate di Farfa Berardo V, con il consenso dei monaci di Farfa, concedette ai confratelli di Santa Vittoria ampi beni, tra i quali la corte di Montefalcone.
Nel 1113 l'abate Berardo III concesse in enfiteusi a Bonuccio di Berardo alcune terre in vocabulo Casalis (contrada Casali, a Force) e Caesae (contrada Cese, a Force), e in Comatica (contrada Cmutica a Montefalcone Appennino) et ad Sanctum Angelum (contrada Sant'Angelo a Force). Nel 1115 lo stesso abate cedette ai fratelli Boderocco e Bonifazio in cambio del castellare di Caprafico a Santa Vittoria alcune terre in località Prata et Casciano e in vocabolo Colle di Poggio, per permettere a questi di costruire un castello, che dopo la loro morte sarebbe passato alla giurisdizione dell'abbazia di Farfa.

I possessi farfensi nel territorio di Comunanza

Tra la fine dell'viii e il ix secolo sono attestati in quello che era il rivum Merdarius, l'attuale fosso delle Cucciole a Comunanza, alcune famiglie di contadini, tutti dipendenti dall'abbazia di Farfa: Oupulus e sua moglie Truda, insieme ai figli: Rodipertus, Attula, Goda e Maria. Druncus e sua moglie Teuderada, insieme ai figli: Dominica e Teudaldi. La madre Auderata e i figli: Allulo e Lupualdo. Baiulinus e sua moglie Aleperga, insieme ai figli: Ildulus, Martinus, Ursus, Teuderadus, Rosa, Rodiperga e Teuderada.

I possessi farfensi nel territorio di Amandola

L’abbazia di Farfa possedeva alcuni bene nel territorio del comune di Amandola. Nella lista dei beni usurpati a Farfa redatta intono al 1070 da Gisone, figura il castello quod Annianellum vocatur, donato a Farfa dal conte Alcherio, peraltro già attestato fin dal 1014.

I possessi farfensi nel territorio di Montegallo (AP)

Montegallo è costituito da un insieme di frazioni: Abetito, Astorara, Balzetto, Balzo, Bisignano, Casale, Castro, Colle, Collefratte, Colleluce, Collicello, Corbara, Fonditore, Forca, Interprète, Migliarelli, Piano, Pistrino, Propezzano, Rigo, Santa Maria in Lapide, Uscerno e Vallorsara.
Nella valle del Rio troviamo la chiesa di Santa Maria in Lapide, attestata insieme al suo monastero tra le proprietà dell'abbazia di Farfa in un privilegio concesse da papa Innocenzo nel 1198.
La chiesa venne ricostruita però nel xv secolo. Durante quei lavori dovrebbe essere stato capovolto l'orientamento dell'edificio. Tant'è che nell'abside è presentare un rosone tardogotico, che per Furio Cappelli ha accostato ai modelli di Benedetto da Maiano. L'interno è ad aula unica, con transetto all'incrocio dei bracci. Il presbiterio è decorato da affreschi. Della chiesa più antica rimane solo la cripta del IX secolo.
Non lontano da questo monastero è attesta il castello  di Mons Sanctae Mariae in Gallo, abbandonao nel xvi secolo, per essere ricostruito più in basso, dove adesso frazione Balzo (sede amministrativa del comune di Montegallo). Del castello non rimane nulla, se non un cisterna ipogea, coperata da volta a botte, scavta nella pietra spugna.

venerdì 21 novembre 2014

Possessi farfensi a Monsampietro Morico

In piazza Malugero Melo troviamo la chiesa dei Santi Pietro e Antonio Abate, ricostruita nel 1639, su una chiesa pare di fondazione farfense. Nel 1792 sono stati realizzati gli stucchi della facciata.

In frazione Sant’Elpidio Morico


Lungo la strada per Montelparo troviamo la chiesa di Sant'Emidio (seconda metà xiii secolo), attestata nel 1295 tra i censuari dell’abbazia di Farfa (Pacini, p. 311). L’edificio, riadattato nel xviii secolo a chiesa rurale, è stato rimaneggiato un’ultima volta nel xix secolo.

giovedì 20 novembre 2014

I possessi farfensi nel territorio di Monte Vidon Combatte

Nell'attuale comune di Monte Vidon Combatte Farfa possedeva alcuni beni. Nel luglio 960 l’abate Ildebrando concesse a terza generazione più di 2.000 moggi di terra a Trasperto d’Ingelperto. Tra i toponimi attestati nel documento sono: l’aecclesiam Sancti Maroti, Morretiano, Valle Scrira e Sanctum Proculum, corrispondenti a San Marone, Marazzano, Valle Scura e San Procolo: tutte contrade a Monte Vidon Combatte. 

mercoledì 19 novembre 2014

I possessi farfensi a Rotella (AP)

Nel 1069 il vescovo di Ascoli Bernardo confermò all'abate di Farfa Berardo un non meglio identificato monastero di San Salvatore e la pieve di San Flaviano a Rovetino (Pacini p. 401), della quale però non è rimasto nulla.
Nel 1084 tra i beni di Farfa elencati in un diploma di Enrico IV  è per la prima volta attestato il castello di Rotella, con il monastero di San Lorenzo al Polesio, confermato all'abbazia in un diploma rilasciato nel 1118 da Enrico V.
Nel 1111 Carbone di Alberto cedette all'abate Berardo III il castello di Rovettino, e portionem de castro de Terra Talliata.
Rotella si assoggettò ad Ascoli nel 1318. La torre dell'orologio fino al xviii secolo era il campanile della chiesa di Santa Maria e Lorenzo, progettata nel xviii secolo da Lazzaro Giosafatti. Nel 1775 parte dell'abitato crollò a causa di una piena del torrente Oste. Della chiesa di Santa Maria e Lorenzo, rimase in piedi solo il campanile, trasformato in torre dell'orologio.

I possessi farfensi a Montedinove (AP)

Nel 1039 Longino di Azzone donò all'abbazia il castello di Offida, una porzione di Porchia (frazione di Montalto Marche), una quota di Ripa (forse quel Ripa Pasciani attestato in altri documenti), il castrum di Cossignano, l’altra metà di Scùlcola, una quota di Montecretaccio (nel territorio di San Benedetto del Tronto) con la metà del porto, il castellum de Insula aedificatum iuxta fluvium Tesinum cum aecclesia Sancte Mariae [Santa Maria de Celllis, ampiamente rimaneggiata] in ipso castello aedificata.

venerdì 14 novembre 2014

I possessi farfensi nel territorio di Monte Rinaldo

Nel 1192 il castrum Mons Rainaldi compare tra i censuari del monastero di Santa Vittoria. Il castello si assoggettò a Fermo non oltre il 22 settembre 1355, quando il castrum Podii Raynaldi era chiamato in quella città dal cardinale Gil Albornoz per prestare il giuramento di fedeltà a Fermo.
In contrada Bucchiano troviamo la chiesa di Santa Maria di Montorso , di probabile fondazione farfense, dal momento che la nomina del suo rettore spettava al priore di Santa Vittoria.
L'edificio è in pessimo stato, quasi un rudere diroccato. Nella facciata principale si erge un campanile a vela. L’interno era ad aula unica. 

La fonte del Latte a Santa Vittoria in Matenano

La fonte del Latte, presso la quale la tradizione vuole che i monaci farfensi sostassero il 20 giugno 934, nel corso della traslazione nel castello del corpo di santa Vittoria, la troviamo a Santa Vittoria in Matenano. Sempre stando alla tradizione, sembra che i monaci assistettero alla prodigiosa emersione di una fonte d’acqua, da allora ritenuta miracolosa per le puerpere prive di latte. 

domenica 9 novembre 2014

I possessi farfensi a Petritoli

Nel comune di Petritoli sono attestati alcuni possessi di Farfa. Nel 960 l’abate Ildebrando concesse a terza generazione più di 2.000 moggi a Trasperto d’Ingelperto in diversi fondi, tra i quali quello di Pretitulo.
Nel 978 Suppone di Transarico cedette all'abate di Farfa Giovanni alcuni beni in loco qui dicitur Miliarius et in Pila, ad vocabulum Bulsianum (quest'ultima una contrada di Petritoli, non lontana dal santuario della Liberata).
Nel dicembre 1055 Transarico, figlio di Transarico, donò pro redemptione animae all’Episcopato di Fermo la sua giurisdizione su 1/3 del castrum Petrituli.
Nello stesso tempo, la madre Amata, donò i beni che le appartenevano per morgengab, tra cui la sua parte del castello di Petritoli al vescovo di Fermo Ulderico.
Il 27 gennaio 1181 Gentile e Trasmondo, figli di Ugo, e Ascaro, figlio di Gualfredo, cedettero a Trasmondo di Cecilia, 1/3 della terra del castello di Petritoli, ovvero quantum necesse fuerit pro edificatione castelli, che stando al documento per Lucio Tomei sembra essere stato distrutto. Nel 1191 Transarico, abate del monastero di San Pietro in Valle, concesse a terza generazione a Trasmondo, figlio di Giberto, del vicino castello di Cecilia (in territorio di Petritoli), e alla moglie Dinambra, la quota che il monastero deteneva sul castello di Petritoli.
Fermo entrò in possesso della giurisdizione sul castello solo nel 1252, quando, espugnato dall’imperatore Federico II, Petritoli fu ceduto alla città.

La pieve di San Marco a Ponzano di Fermo

Nel territorio del comune di Ponzano di Fermo troviamo la pieve di San Marco, edificio di fondazione farfense, poi passato all'Episcopato di Fermo.
Nel 1059 Longino, detto Brittolo, figlio del fu Adalberto, detto Massarello, donò pro anima al vescovo di Fermo Ulderico, alcuni beni non lontani dal castello di Pontiano, ceduto il 10 giugno 1214 dal marchese della Marca di Ancona Aldobrandino cedette il castrum Ponzani al Comune di Fermo. In quel periodo che il castello inglobò le pertinentiae del castrum Sanctae Mariae Matris Domini, eretto sul colle antistante la chiesa di Santa Maria Mater Domini (attuale pieve di San Marco), dov’era la chiesa rurale di San Martino.
La chiesa di San Marco, l’antica plebs Sanctae Mariae Matris Domini, si trova a non più di 500 metri da Ponzano di Fermo. Tra i beni dell’abbazia di Farfa dissipati dall’abate Ildebrando (936-962) figura la curtis Sanctae Mariae Matris Domini. Della plebs si era poi impadronito l’Episcopato di Fermo, per lo meno prima del 1062. In quell’anno, infatti, il vescovo Ulderico cedette a Longino di Suppone alcuni beni nell’attuale territorio di Ponzano di Fermo, riservandosi però la: “plebe beate Sancte Marie Matris Domini cum omni sua rebus”.

Il priorato di Santa Maria dell’Olmo, l'oratorio di San Michele Arcangelo e la badia dei Santi Flaviano e Biagio a Monterubbiano

In largo Vito troviamo il priorato di Santa Maria dell’Olmo, eretto nel xii secolo. L’attuale aspetto dell’edificio, però, si deve ad una ristrutturazione del 1808, quando furono apportate profonde modifiche che portarono alla trasformazione dell’antica struttura a due navate, in un’aula unica in stile neoclassico. Durante quei lavori si dovette allungare l’edificio sacro di circa 8 metri. La decorazione pittorica è stata rinnovata nel 1946.

Gli affreschi della chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista a Monterubbiano

Tornati su corso Italia, in largo Garulli, si trova la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (prima metà xiii sec.). Il portale è datato 1238. L’iscrizione si trova alla base della lunetta: a(nnus) d(omini) mccxxxviii die x mensis martii dorus gualterius fec(it) fieri h(oc) opus mag(istri) berard(us) et act(us).
La chiesa, a navata unica, è stata portata a due navate fra il xiv ed il xv secolo. Alla fine del xviii secolo l’antico portale fu spostato all’inizio del fianco destro. Allo stesso tempo fu chiusa la navata laterale, con la tamponatura delle arcate di divisione. Nella seconda metà del xix secolo, al posto della torre campanaria, è stata eretta una piccola vela.
L’interno, coperto a capriate lignee (1991-92), è a due navate, spartite da arcate a tutto sesto rette da colonne. Il pittore, per Giuseppe Crocetti, dovrebbe aver lavorato anche nella chiesa di San Giovanni a Monterubbiano, eretta dopo la pestilenza del 1462.

Gli affreschi dell'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria a Smerillo

Nell'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria (fine xiii secolo - inizi xiv secolo) troviamo affreschi. L’edificio era stato eretto su un terreno donato pro anima ai canonici lateranensi: è per questo che la chiesa ebbe sempre l’obbligo di chiedere la bolla di approvazione al Capitolo Lateranense, al quale doveva pagare ogni anno a titolo di ricognizione una libbra di pepe. Tuttavia, entro il 1387, Santa Caterina passò in patronato al comune di Smerillo.

sabato 8 novembre 2014

I possessi farfensi nella città di Fermo

I farfensi avevano dei possessi nella città di Fermo. Di questi, una volta usurpati dall'Episcopato fermano, non rimase nulla, anche perché si decise di cancellare ogni memoria di un qualche possesso farfense nella città di Fermo.
Da un diploma del 815 rilasciato all’abbazia di Farfa dall’imperatore Ludovico, sappiamo che Carlo Magno aveva confermato all’abbazia di Farfa il possesso del monasterium quod vocatur Sancti Silvestri vel Sanctae Marinae. Per Delio Pacini il monastero doveva trovarsi in contrada Montemarino a Fermo, dov'è la chiesa di San Marino, non lontano da quella di San Silvestro, attestata nel 1227 non lontano dalla chiesa di San Nicola, che ha lasciato la memoria alla contrada San Nicolò tra Montesecco e Capodarco [1].
Nel 967, in un diploma rilasciato da Ottone I, è attestata la curtis Sancti Salvatoris suptus muros civitatis. La corte doveva trovarsi dov'è l'attuale contrada San Salvatore. La chiesa sarebbe stata poi trasferita entro le mura (attuale chiesa San Martino).
Nello stesso documento è ricordata la curtis Sancti Silvestri intra civitatem. Nella lista dei beni farfensi usurpati all’abbazia, redatta da Gregorio di Catino, entro il primo quarto dell’xi secolo, tra quelli nella città di Fermo, è attestata l’ecclesia Sancti Silvestri infra civitatem Firmanam. Una chiesa con questo titolo sembra sorgesse in località Montesecco (frazione Capodarco), stando ad un documento redatto nel 1227.

I possessi farfensi nel territorio di Montefortino (FM)

In località Menderella, su un colle prospiciente il fiume Aso, troviamo la chiesa di Santa Maria. Nella lista dei beni usurpati a Farfa redatta intono al 1020 da Gisone, tra le terre tenute da Iohannes Bufetta cum suis consortibus è attestata la curtem Monaciscam in Manilla prope flumen Asum, l’attuale contrada Monacisco, nella frazione Santa Lucia in Consilvano. Il toponimo Manilla corrisponderebbe all’attuale chiesa di Santa Maria della Menderella o Manerella. La semplice facciata a capanna è aperta da portale arcuato. Il campanile è a vela. L’interno è ad aula unica.

I possessi farfensi nel territorio di Offida (AP)


Prima del 920 il chierico Giovanni, figlio di Galitrude, donò pro redemptione animae al monastero di Santa Maria di Farfa la curtis nuncupata Ophida
Nel 998 è attestato per la prima volta il castrum Offida, donato nel 1039 da Longino di Azzone all’abbazia di FarfaDurante gli anni dell'abate Berardo III (1099-1119) sono attestate per la prima volta nel castello le istituzioni comunali.

I possessi farfensi nel territorio di Montemonaco (AP)

La chiesa di San Giorgio all'Isola

la chiesa di San Giorgio all'Isola, non lontano dal fiume Aso è di fondazione farfense. Sappiamo che nel 996 l'abate di Farfa Giovanni III cedette a Benedetto di Lupone la chiesa di "Sancti Georgii destructam in loco qui dicitur Cerquitus, ad flumen Asum, et vocabulo Ferrarium", dietro il canone annuo di 12 denari da versare al monastero farfense di Santa Vittoria in Matenano.
La torre campanaria dell'edificio è in facciata. L'interno è a due navate. L'affresco dell'altare maggiore, rappresentante i Santi Giorgio, Martino, Pietro, Paolo, Sebastiano e Vittoria, è datato 1535.