venerdì 28 febbraio 2014

Il Cimitero comunale di Fermo. Breve storia

Veduta del Cimitero comunale

La chiesa dei Santi Pietro Apostolo e Antonio Abate a Monsampietro Morico

La facciata della chiesa
La chiesa dei Santi Pietro Apostolo e Antonio Abate, in piazza Malugero Melo a Monsampietro Morico, ricostruita nel 1639 per ordine dell’arcivescovo di Fermo Giovanni Battista Rinuccini, ha facciata, decorata da stucchi nel 1792, aperta da portale a timpano arcuato. La parte superiore del prospetto è partita da paraste raccordate da volute che decorano il frontone. La facciata è interrotta da cornicione a più fasce, una delle quali scandita da rosette tra triglifi.

giovedì 27 febbraio 2014

Le fontane dello scultore Alfonso Bernardini nel Fermano: Porto San Giorgio e Lapedona


La fontana di Lapedona
La fontana della Democrazia, o dell’Abbondanza, a Porto San Giorgio venne realizzata nel 1897 dallo scultore fermano Alfonso Bernardini, per l’arrivo dell’acquedotto cittadino.

Villa Vinci a Fermo

Villa Vinci a Fermo, nel piazzale del Girfalco, venne realizzata dov'era il convento dei Cappuccini, soppresso  nel 1808 dal regime napoleonico. Nel 1810 dopo il demanio mise l’ex complesso cappuccino in vendita mediante asta pubblica. Nel 1811 ne entrò in possesso il conte Francesco Paccaroni. Dov'era la chiesa dei Cappuccini venne eretta la parte principale della villa. Dopo la caduta di Napoleone, i Cappuccini tentarono di ritornare in possesso del loro convento, passando presto  alle vie legali. La disputa terminò nel 1819 a favore di Francesco Paccaroni. 

La chiesa di Santa Maria degli Angeli a Santa Vittoria in Matenano


La chiesa di Santa Maria degli Angeli a Santa Vittoria in Matenano venne eretta grazie al testamento di ser Cataldo di Nicola Gugliemi del 1459, che lasciò un legato per l’erezione di una chiesa che avrebbe dovuto inglobare l’edicola di Sanctae Mariae Corus Angelorum,  dov'era rappresentata una Madonna col Bambino e due angeli (prima metà xv secolo). Nelle pareti laterali all'interno dell'edificio vennero dipinte altre due immagini della Vergine, entro altari

mercoledì 26 febbraio 2014

Il Museo civico archeologico di Monterubbiano


Nell'ex convento di San Francesco (attuale Polo culturale San Francesco) a Monterubbiano, dal 2007, è allestito il Museo civico archeologico (raccolta istituita nel 1905 nel Palazzo comunale)
Il territorio comunale era abitato fin dall’Età del Ferro, com’è attestato dal ritrovamento di manufatti litici. Resti di una villa rustica  vennero riconosciuti nel 1898 in contrada San Gregorio[1]. Nel 1907, scavi in contrada Crocifisso, non lontano dall'attuale abitato, potarono al ritrovamento di una necropoli picena. 

L’Adorazione dei pastori di Pieter Paul Rubens

L'Adorazione dei pastori
Immagine rilasciata in Pubblico dominio
L’Adorazione dei pastori dipinta da Pieter Paul Rubens per una cappella nella chiesa fermana di San Filippo Neri è adesso esposta nella Pinacoteca comunale di Fermo. 
Nel 1594 il vescovo di Nocera dei Pagani Sulpizio Costantini, fratello di padre Ulpiano Costantini, uno dei fondatori dell’Oratorio di Fermo, destinò 1.500 scudi per rinnovare la chiesa di San Filippo Neri e per l’erigenda cappella di famiglia, dedicata alla Natività. La tela per quest'ultima venne dipinta a Roma da Pieter Paul Rubens per incarico del fermano padre Flaminio Ricci, superiore della Congregazione di Roma, su richiesta dei Filippini fermani. Completata entro il 1608, quando il padre Flamiano Ricci annunciò a padre Francesco Francellucci, superiore dell'oratorio fermano, che “il quadro è finito”, venne consegnata  quello stesso anno alla chiesa di San Filippo Neri. 

martedì 25 febbraio 2014

La delegazione apostolica di Fermo

Con il motu proprio «Per ammirabile disposizione», emanato nel 1816 da papa Pio VII, lo Stato della Chiesa venne ripartito in delegazioni apostoliche (le attuali province), rette da prelati, nominati dal pontefice, affiancati da congregazioni governative[1], che rappresentavano il territorio. Tutte le comunità (gli attuali Comuni) di ogni delegazione apostolica, avevano propri Consigli.
Stando al motu proprio del 1816 la delegazione apostolica di Fermo, formata da una solo distretto, comprendeva 24 comunità, ad alcune delle quali erano appodiate altre (erano rette da un proprio "amministratore" che aveva però poca autonomia). In bold ho messo le comunità della delegazione di Fermo, lì accanto, separati da un trattino, quelle appodiate. Tra parentesi l'attuale appartenenza amministrativa, dalla quale ho escluso quei comuni che fanno parte dell'attuale provincia di Fermo[2]. 

La Congregazione fermana (1692-1761)

Nel 1692, con le costituzioni Constantis fidei, papa Innocenzo XII istituì per interessarsi dei problemi dello Stato di Fermo la Congregazione fermana che, retta dal segretario di Stato pro tempore, doveva nominare il governatore pontificio di Fermo[1], fin a quella data un parente prossimo del pontefice regnante. Nel 1692 papa Innocenzo XII  abolì il nepotismo con il Romanum decet Pontificem, che faceva divieto ai papi di conferire cariche ai propri parenti.

lunedì 24 febbraio 2014

Il santuario di Santa Maria della Liberata a Petritoli

Il santuario della Madonna della Liberata, in contrada Liberata, a Petritoli venne ricostruito nel 1957 dall’architetto romano Felice Nori al posto di quello danneggiato dal terremoto del 1943.

L’Adorazio­ne del Bambino di Vittore Crivelli a Falerone

In un altare della chiesa di San Fortunato di Todi a Falerone troviamo una tavola centinata di Vittore Crivelli (Venezia, 1430 circa – Marche, 1494-1495) raffigurante l’Adorazio­ne del Bambino, prima opera datata e firmata dal pittore nelle Marche: opus victoris crivelli venetus a. d. mcccclxxviiii et die viii septembris. 


domenica 23 febbraio 2014

Palazzo Fedeli a Monte San Pietrangeli


Palazzo Fedeli a Monte San Pietrangeli ha facciata, decorata da pitture graffite in rosso pompeiano, purtroppo per la maggior parte andate perdute. Rimangono delle foto con i dipinti, realizzati da Lucio Fontana. 

La cappella funeraria del Cimitero comunale di Monte San Pietrangeli


La decorazione della cappella funeraria del Cimitero comunale di Monte San Pietrangeli venne realizzata da Luigi Fontana. 

Il Monumento a Luigi Fontana a Monte San Pietrangeli


Il Monumento a Luigi Fontana, in piazza Annibal Carol a Monte San Pietrangeli, fatto realizzare a spese del nipote dell'artista Giulio Fontana, è formato da basamento in laterizio rivestito in pietra, dov'è un busto in bronzo dell’artista. Prima era lì collocata una statua in bronzo dello scultore Raffaele Zaccagnini (Roma, 1846 – Ivi, 1935)
Sotto a questo troviamo la lapide: 
a / luigi fontana / m.s. pietrangeli / ove n. mdcccxxvii e † mcmviii / eresse / mcmxxix anno vii[1]. 
Nei lati del basamento sono collocate due sculture: l’Allegoria della Pittura (a destra) e l’Allegoria della Scultura (a sinistra). 
Nella fronte troviamo la riproduzione in bassorilievo dell’ultimo dipinto realizzato da Luigi Fontana: 

sabato 22 febbraio 2014

L'Università di Fermo. 1585, anno d'istituzione, 1826, anno di chiusura

Nel 1585 il collegio dei cardinali elesse al soglio di Pietro Felice Peretti (Grottammare, 1521 - Roma, 1590), col nome di Sisto V. Di lì a poco il pontefice, vescovo di Fermo negli anni 1571-77, emanò una bolla nella quale confermava i privilegi antichi alla città di Fermo,  assicurandogli la “riapertura” dell’Università. Il bolognese Girolamo Zoppio inaugurò il primo anno accademico ricordano il privilegio concesso nel  1303 da papa Bonifacio VIII a Fermo, col quale era data facoltà alla città di aprire uno Studio cittadino. 

Il Cimitero comunale di Francavilla d'Ete


Il Cimitero comunale di Francavilla d'Ete ha pianta rettangolare, circondata da murature utilizzati per loculi. 

venerdì 21 febbraio 2014

Il Cimitero comunale ad Amandola

In località Corsetto ad Amandola, poco fuori dall'abitato, troviamo il Cimitero comunale, eretto su progetto dell’ingegnere amandolese Carlo Pascucci.

La cappella di San Sebastiano, o del Santissimo Rosario, ad Amandola

In via Statuto ad Amandola, sul fianco destro della chiesa di San Francesco, troviamo la cappella di San Sebastiano, o del Santissimo Rosario.
La cappella, iniziata nel 1486 su disegno del mastro lombardo Venanzio, era completata nel 1492. Nel 1518 l’amministrazione passò alla Confraternita del Santissimo Rosario. 

giovedì 20 febbraio 2014

Il faro di Pedaso


Il faro di Pedaso ha elementi portanti in conglomerato cementizio con tamponi in laterizio. Rinforzi esterni a sezione triangolare servono per rompere la forza dei venti. Il rivestimento è in intonaco bianco. 

Il regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860. La soppressione della Provincia di Fermo

Nel 1860 le Marche erano occupate dalle truppe del regno di Sardegna. In quell'anno re Vittorio Emanuele II nominò Lorenzo Valerio commissario generale straordinario per le Marche. Col decreto n. 2 del 22 settembre 1860, quest'ultimo stabilì di mantenere in via provvisoria, nella loro circoscrizione territoriale, le sei province allora esistenti in quella ch'era stata la Marca d'Ancona: Pesaro-Urbino – Ancona – Macerata – Camerino – Fermo – Ascoli. Col decreto n. 11, datato 25 settembre 1860, Lorenzo Valerio nominò commissario per la provincia di Fermo il deputato, conte Vincenzo Salvoni, nato a Jesi nel 1821

mercoledì 19 febbraio 2014

Il mappamondo di Amanzio Moroncelli nella Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo

La sala del Mappamondo, parte più antica della Biblioteca civica "Romolo Spezioli", prende nome dal mappamondo, già a Palazzo Morroni (via Marchetto Morrone n. 7), donato al Comune di Fermo nel 1782 da Ignazio Morroni.

La processione del Cristo morto a Monterubbiano

Per il Venerdì Santo la Confraternita di Maria Santissima del Suffragio organizza Monterubbiano  la processione del Cristo morto.
Nella collegiata di Santa Maria de’ Letterati è allestito un Sacro Monte. Davanti a questo sono collocate le statue dei dolenti: l’Addolorata, San Giovanni Evangelista, Santa Maria Maddalena e Santa Veronica

martedì 18 febbraio 2014

La chiesa di Santa Anatolia a Petritoli

La chiesa di Santa Anatolia a Petritoli, realizzata negli anni 1913-15, ha preso il titolo dalla plebs Sanctae Natholie, eretta dai Farfensi fuori dal paese, non lontano dal santuario di Santa Maria della Liberata, nei pressi del quale sono venuti alla luce ruderi di costruzioni romane (iv secolo d.C.). La pieve è attestata nel 1063 tra i possessi dell'Episcopato di Fermo. L'edificio, abbandonato entro il xiii secolo, venne ricostruito entro le mura di Petritoli, dov'è l’attuale chiesa, riedificata probabilmente riutilizzando le vecchie murature.

lunedì 17 febbraio 2014

Il Tractatus brevis et utilis de arte moriendi (Ms. 14) della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo


Il Tractatus brevis et utilis de arte moriendi (Ms. 14) della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo, contiene il trattato sul modo corretto per ogni cristiano, e per chi assisteva spiritualmente il moribondo, di prepararsi alla morte. 

Il teatro "Luigi Cicconi" a Sant'Elpidio a Mare


Del teatro "Luigi Cicconi" a Sant'Elpidio a Mare, realizzato negli anni 1870-72, ma del quale non rimane che la facciata, dal momento che l'interno venne distrutto nel 1952 per trasformare l'edificio in un cinema. Il progetto della costruzione, realizzato da Ireneo Aleandri (San Severino Marche, 1795 – Macerata, 1885) nel 1864, prevedeva palchi inquadrati da pilastri ionici, base per la sovrastante balconata aperta. 

La mostra di San Savino a Fermo


Al termine di via Mazzini a Fermo, strada fatta realizzare nel 1771 dall’arcivescovo di Fermo Urbano Paracciani, Come fondale di via Mazzini venne realizzata la scenografica mostra di San Savino, commissionata dall’arcivescovo di Fermo Urbano Paracciani (G.B. Campanelli, Libro di memorie, cit., p. 207). 

domenica 16 febbraio 2014

Il Libro d'Ore della regina Cristina di Svezia nella Biblioteca civica "Romolo Spezioli" a Fermo

Un Libro d’Ore (Ms. 113) del xv secolo nella Biblioteca civica "Romolo Spezioli" a Fermo, appartenuto probabilmente alla regina Cristina di Svezia, ha miniature di forme proto-rinascimentali fiamminghe. 

Il Seminario arcivescovile di Fermo

L'attuale sede del Seminario arcivescovile di Fermo
Il Seminario arcivescovile di Fermo venne istituito dall’arcivescovo di Fermo Lorenzo Lenti nel corso del sinodo diocesano tenuto nel 1567, secondo le disposizione del concilio di Trento in merito alle prescrizioni sull’istruzione del clero.

La chiesa degli Angeli Custodi a Fermo

La chiesa degli Angeli Custodi a Fermo è da tempo chiusa. La prima costruzione, eretta a spese della confraternita dell’Angelo Custode, istituita a Fermo nel 1657, venne consacrata dell’arcivescovo Alessandro Borgia nel 1730, com’è riportato nelle sue Cronache, nelle quali è detta recenter constructaDemolita quasi del tutto durante la prima occupazione francese, venne riedificata sulla stessa area dove sorgeva la prima chiesa entro il 1870 dall’architetto Giovan Battista Carducci.

sabato 15 febbraio 2014

Fermo dopo la liberazione, gli anni della Democrazia cristiana

Nel 1944 arrivarono a Fermo le truppe polacche della 3ª divisione fanteria Carpatica (3 DSK), comandata dal generale Bolesław Bronisław Duch, "liberando" la città dai nazi-fascisti. Di lì a poco, il prefetto di Ascoli Piceno Paolo Petroni (provincia sotto la quale fino al 2009 ricadeva Fermo), nominò Giuseppe Giammarco (Sulmona, 1894 – Fermo, 1957), sindaco provvisorio della prima giunta municipale di Fermo (prima tenuta da un commissario prefettizio). Ben presto venne formata la giunta comunale, espressione del Comitato provinciale di Liberazione Nazionale, del quale primo presidente era stato don Gaspare Morello (Mazzara del Vallo, 1891 – Ivi, 1980), rimasta in carica fino al 1946. Era stato lo stesso sacerdote a fare il nome di Giuseppe Giammarco.

La campagna fermana nel XIX secolo

Nel XIX secolo fanno la loro comparsa nel Fermano i cosiddetti campi artificiali di sulla[1], erba medica, trifoglio, avena e veccia[2]. Le foraggiere hanno la peculiarità di liberare tramite le radici azoto nel terreno, rigenerando la dotazione di sostanze fertili nel terreno, permettendo così l’abbandono del maggese.

La campagna fermana nel XVIII secolo, l'esasperata produzione cerealicola

Dal xviii secolo i piccoli proprietari del Fermano vendettero  i loro appezzamenti di terra alle più importanti famiglie del territorio, che riuscirono a organizzare le colture in maniera più razionale. 

La campagna fermana nella seconda metà del XVII secolo: gli "alberatari"

Dalla seconda metà del xvii secolo, nel Fermano, oltre ai cereali, iniziò la coltivazione di viti, olivi e gelsi. Ciò porterà a una progressiva diminuzione delle carestie, che fin da tempi antichi martoriavano il territorio.

venerdì 14 febbraio 2014

L’Erbario-Lapidario della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo

L’Erbario-Lapidario (Ms. 18) della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo, nel folio I, riporta la nota: “Se questo libro mai si perdesse in mano / di persona acapitassse se il nome / del patro[n] non si sapesse legere / questi versi di soto aduno. / Flamiano Mancinelli io / so chiamato”. 

Il contratto mezzadrile del Fermano: il lavoreccio


Dalla metà del xvi secolo nel Fermano iniziò l’appoderamento delle proprietà agricole con il sistema delle compartecipazioni alle spese e agli utili (mezzadria, vedi infra). Il contratto agrario utilizzato nel Fermano chiamato lavoreccio (dal latino ad laborandum), era però diverso da quello che conosciamo. 

La campagna fermana nell'Alto medioevo

Nel v secolo l’Episcopato di Fermo iniziò ad accumulare un ingente patrimonio terriero nella sua diocesi, grazie a lasciti testamentari pro remedio animae. Questi terreni erano poi affittati a laici, con contratti di prestaria, che duravano per un tempo determinato  piuttosto lungo (in genere fino alla terza generazione maschile), dietro il pagamento di una somma di denaro alla stipula del contratto. Un canone annuo, di solito di pochi soldi, era pagato a titolo di ricognizione.

La campagna del Picenum

Dal ii secolo a.C. la piccola proprietà terriera colonica lasciò il campo a più grandi aziende agricole, chiamate villae rustiche, che gestivano, attraverso il ricorso al lavoro degli schiavi, grandi latifondi. Nel Picenum, però, il territorio agrario era organizzato intorno a modesti insediamenti rurali. La produzione cerealicola, in particolare l’alica, era destinata in larga parte all’autoconsumo.

giovedì 13 febbraio 2014

Il sangue di Cristo per san Giacomo della Marca

Pietro Perugino - Il beato Giacomo della Marca
Immagine rilasciata in Pubblico dominio.
La disputa sulla natura divina del sangue di Cristo, iniziata dal predicatore dei Minori Osservanti Giacomo della Marca (Monteprandone, 1393 – Napoli, 1476), che durante i discorsi quaresimali tenuti a Brescia nel 1462, affermò che dal giorno della morte, fino a quello della resurrezione, il sangue di Cristo sparso durante la Passione rimase separato non solo dal suo corpo, ma anche dalla sua stessa  divinità, quindi non poteva essere adorato (latria) ma solo venerato (iperdulia). 

Il Graduale dalla prima domenica dell'Avvento alla seconda domenica di Quaresima della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" di Fermo


Della raccolta di codici della Biblioteca civica "Romolo Spezioli" fa parte un Graduale dalla prima domenica dell'Avvento alla seconda domenica di Quaresima, purtroppo mutilo dell'inizio, che contiene i passi da cantare durante le messe dalla prima domenica d’Avvento alla seconda domenica di Quaresima. 

mercoledì 12 febbraio 2014

Il teatro "Domenico Alaleona" di Montegiorgio

Il teatro "Domenico Alaleona" di Montegiorgio venne eretto su progetto del 1877 di Giuseppe Sabbatini, cittadino di Montegiorgio. Nel 1879 venne presentata un variante al progetto. Un'altra venne realizzata nel 1881. I lavori erano iniziati nel 1880. Nel 1882 l’edificio era completato. Le rifiniture interne vennero terminate nel 1891, anno di apertura dell'edificio, allora chiamato teatro dell’Aquila. Nel 1945 la costruzione venne intitolata al musicista Domenico Alaleona, nato a Montegiorgio nel 1881.

Piazza del Popolo a Fermo. Un "palco" per gli Sforza e il loggiato di San Rocco

L'attuale aspetto di Piazza del Popolo, in passato foro della città romana di Firmum Picenum, è il risultato dei lavori iniziati nel 1438 voluti da Alessandro Sforza, allora signore della città per conto del fratello Francesco, che aveva intenzione di ammodernare in forme rinascimentali quello che allora era un semplice spiazzo pieno di baracche di mercanti. 

martedì 11 febbraio 2014

Breve descrizione della Pinacoteca comunale di Fermo



Il Museo civico archeologico del santuario ellenistico "La Cuma" a Monte Rinaldo

Il Museo civico archeologico del santuario ellenistico "La Cuma" a Monte Rinaldo è nato nel 2008 per esporre quei reperti recuperati durante gli scavi condotti nel santuario romano di località La Cuma, dove le campagne di scavo degli anni 1958-62, individuarono un santuario ellenistico di età tardo-repubblicana (secoli ii-i a.C.), dedicato a un culto salutare legato all’acqua.

lunedì 10 febbraio 2014

Il polittico di Massa Fermana di Carlo Crivelli


Nella chiesa dei Santi Lorenzo e Silvestro a Massa Fermana è conservato un polittico datato  1468 da Carlo Crivelli (Venezia, 1430 circa – Marche, 1494-1495)  prima opera documentata dell’artista nella Marca. Nei primi anni ’80 del xv secolo arrivò a Fermo Vittore Crivelli, fratello di Carlo. Presto, però, quest’ultimo andò ad Ascoli, una città manifatturiera, dove una ricca borghesia poteva investire in opere d’arte costose, lasciando al fratello tutte le commissioni fermane.
Tornando al polittico di Massa Fermana, nel registro centrale, sono le tavole della Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Lorenzo, Silvestro papa e Francesco. Nelle tre cuspidi sono: Cristo in pietà, con accanto la Vergine Annunziata e l’Arcangelo Gabriele. Nella predella, sono raffigurate le scene: l’Orazione nell’orto, la Crocifissione, la Flagellazione e la Resurrezione (è un'unica tavola dipinta, ed è strana la sequenza degli avvenimenti). L’iscrizione, sotto il gradino del trono della Vergine, recita: karolus crivellus venetus pinxit hoc opus mcccclxviii.

Il Maestro di Offida

Nella cittadina di Offida la chiesa di Santa Maria della Rocca, eretta fuori le mura del castello, dipendeva ab antico da Santa Maria di Farfa. L'edificio, ricostruito nel 1330 da maestro Albertino durante il priorato di frate Francesco ha facciata, tripartita da lesene, aperta portale sormontato da cuspide. L'interno è ad aula unica, coperta da capriate lignee. Le tre absidi sono scandite da paraste in pietra bianca. L'abside mediana, di forma poligonale, è decorata nella calotta da affreschi di Profeti datati 1423, attribuiti al Maestro di Loreto Aprutino, l'anonimo pittore attestato nella chiesa di Santa Maria del Piano a Loreto Aprutino nel 1425.

La chiesa di San Zenone a Fermo

La chiesa di San Zenone, in largo Fogliani, venne eretta nel 1171 (come sembra attestare una lapide murata all’interno dell’edificio), al posto della cappella di San Leucio, nell’xi secolo dipendente dall’abbazia di Farfa, ma usurpata dalla Chiesa fermana durante l’episcopato di Ulderico (ante 1055 - 1074).

domenica 9 febbraio 2014

Fermo


La Pinacoteca civica “Vittore Crivelli” a Sant'Elpidio a Mare

In quello ch'era il convento di San Filippo Neri è allestita, dal 1998, la Pinacoteca civica “Vittore Crivelli”. Nel corridoio troviamo la tela della Madonna del Rosarioproveniente dalla chiesa di San Francesco a Sant'Elpidio a Mare, firmata dal pittore Ernst van Schayck (Utrecht, 1567 – Castelfidardo, 1631 circa). Nello stesso ambiente è collocata anche l’Ultima Cena dipinta nel 1574 da Joanne Salamandra, artista non altrimenti noto.

Breve descrizione degli edifici lungo il corso di Fermo

Lungo corso Cefalonia troviamo i palazzi dei più importanti casati fermani, eretti per lo più nel xviii secolo, quando il commercio del grano permise al patriziato cittadino di accumulare ingenti patrimoni. L’angusta strada, che impedisce però la visione dei prospetti architettonici, era nel medioevo una strada per botteghe.
Palazzo Pelagallo (n. 10), venne ammodernato nel 1796 dall’architetto Pietro Augustoni. La facciata sul corso è aperta da portale arcuato entro due colonne lisce. Tolto il portone, è ora utilizzato come vetrina. Le finestre del prospetto hanno timpani curvilinei e triangolari alternati. 
Palazzo Erioni (n. 46), venne progettato negli ultimi anni del xviii secolo anche questo dall’architetto Pietro Augustoni. L’imponente fronte, su quattro piani, è caratterizzata da bugnato al piano terra, dov’è il portale sorretto da colonne ioniche. Le mostre delle finestre sono in pietra arenaria.

sabato 8 febbraio 2014

La perduta eredità lasciata a Fermo dal cardinale Decio Azzolino juniore

Decio Azzolino juniore, nato a Fermo nel 1623, riuscì in breve tempo a conquistare un ruolo di primo piano nella vita politico-culturale di Roma. Nel 1654 ottenne la porpora cardinalizia. Pochi anni prima, stando a quando scrive lo storico Giuseppe Fracassetti, era intervenuto a favore dei suoi concittadini presso il papa durante la sommossa del 1648
La Clemenza dal Papa dimostrata Fermo in quella terribile circostanza dessi ripetere spezialmente dalle premure di Monsignor Decio Azzolino Segretario allora del Concistoro, che udendo l'avvenuto, non temé di porre in opera ogni mezzo per la salvezza della sua patria. Ed avendogli alcuno fatto considerare che il Papa era sommamente irritato contro Fermani, che il perorare la loro causa poteva nuocere ai suoi vicini avanzamenti, ebbe la generosità di rispondere – Si perda la porpora, ma si salvi la patria!! [1]

Nel 1654 stinse amicizia con la regina Cristina di Svezia, trasferitasi a Roma dopo la conversione al cattolicesimo. 

La chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo

La chiesa di Santa Maria del Carmine, davanti a palazzo Vitali-Rosati, venne fondata col titolo di Santa Maria Novella della Carità dalla Corporazione della Fratèrnita di Santa Maria della Carità, istituita in città nel 1341Nel 1491, quando per decreto di papa Innocenzo VIII la direzione dell’Istituto degli Esposti passò ai Carmelitani della Congregazione di Mantova (chiamati a Fermo quello stesso anno), l’edifico, una volta ampliato, prese l’attuale titolo. 

venerdì 7 febbraio 2014

L'assassinio del vicegovernatore di Fermo Uberto Maria Visconti

Il milanese Uberto Maria Visconti nel 1644 ricevette la nomina a vicegovernatore di Fermo, tenuta per conto del governatore, cardinal nipote Camillo Pamphili
Fin dai primi anni del xvi secolo il papato aveva cercato di dare alle terre che da essa dipendevano una struttura amministrativa efficiente. Il papato avocò a sé tutta la potestà giurisdizionale. Ben presto, il Governo pontificio impose a tutte le città sotto il suo dominio un governatore di nomina pontificia, responsabile della gestione politica delle periferie. Inoltre, avrebbe ereditato tutte le competenze del podestà per quanto riguarda le funzione giudiziarie  Un luogotenente era preposto alle cause penali. Un auditore alle cause civili. In  ultimo, un bargello aveva compiti di polizia. 
I governatori, per lo più cardinali o, se laici, impegnati in cariche di prestigio, non risiedevano quasi mai nelle città loro affidate, ma demandavano le loro competenze a un loro fiduciario, in genere un prelato di Curia (ma spesso anche un laico), che assumeva il titolo di vicegovernatore. La loro residenza era l'attuale Palazzo comunale. Le piccole cisterne romane, proprio sotto quest'ultimo edificio, erano utilizzate come prigioni.

La chiesa di San Simone a Belmonte Piceno

La chiesa di San Simone, in contrada Castellarso Tenna, era una costruzione farfense eretta nella curtis Santa Maria in muris. Le più antiche memorie di questo edificio, allora col titolo di Santa Maria (solo dal xix secolo è attestato quello di San Simone), sono nel Regesto di Farfa, dal quale sappiamo che la contessa Albasia fece una donazione ai monaci per erigere a Belmonte una chiesetta. Nel 967, completata la costruzione dell’attuale criptoportico, vi si stabilì un monaco di Santa Vittoria. In un privilegio del 1198, concesso da papa Innocenzo III, Santa Maria è ricordata tra i possessi dell’abbazia di Farfa. Tuttavia, nel xv secolo, la chiesa passò sotto giurisdizione del Capitolo dei canonici della cattedrale di Fermo. Nel secolo successivo venne rimaneggiata l’intera costruzione. 

La Pinacoteca comunale di Massa Fermana

Nel Palazzo comunale di Massa Fermana è allestita la Pinacoteca comunale. Tutti i dipinti, dei quali parleremo, provengono dalla chiesa di San Francesco, in contrada Monte Stalio, chiusa da tempo. L’affresco raffigurante il Cristo crocifisso (xiii secolo), parte di una perduta Crocifissione, venne staccato nel 1968. Un altro affresco, poi trasportato su tavola, raffigurante la Madonna col Bambino, è stato attribuito a Giovanni di Corraduccio, detto Mazzaforte (Foligno 1370-80 circa - 1440 circa).

La collegiata dei Santi Lorenzo e Biagio a Monte San Pietrangeli

La collegiata dei Santi Lorenzo e Biagio a Monte San Pietrangeli venne eretta in forme neoclassiche su progetto di Giuseppe Valadier (Roma, 1762 – Ivi, 1839). In questo era prevista anche la sistemazione del piazzale antistante la chiesa, prolungato fino al corso principale di Monte San Pietrangeli. Nel 1810, con la soppressione del Capitolo della collegiata di Monte San Pietrangeli da parte dei Francesi, i lavori, iniziati nel 1799, dovettero essere sospesi. Ripresi nel 1823, poterono essere condotti a termine nel 1859, non rispettando però appieno il progetto approntato da Giuseppe Valadier per mancanza di fondi. 

giovedì 6 febbraio 2014

I dipinti di Pio Panfili nella sala dell'Aquila del Palazzo dei Priori a Fermo


Scrive Vincenzo Curi nella sua Guida storica e artistica della città di Fermo, stampata nel 1864:
La pittura del vôlto è del fermano professore Pio Panfili (sec. XIX) accademico Clementino, il quale coi simboli e cogli emblemi volle rappresentare le glorie dei Fermani. Le statue dipinte nelle quattro nicchie rappresentanti Marte [Armi], la Giurisprudenza [Diritto], Mercurio [Medicina] e Minerva [Filosofia] accennano a quei cittadini che onorarono la patria coll’esercizio di sì nobili discipline; i quattro medaglioni recano l’imprese coi rispettivi motti delle quattro accademie fermane, i quattro semibusti con le corone murale, vallare, navale, e d’alloro indicano altrettanti eroi fermani celebri per l’esercizio delle armi[1]. 
Da questa breve descrizione, che segue quella precedente di Filippo Raffaeli (vedi bibliografia), dipendono la maggior parte delle pubblicazione che hanno descritto le pitture realizzate da Pio Panfili (Porto San Giorgio, 1723 – Bologna, 1812)  nella sala dell'Aquila del Palazzo dei Priori a Fermo. 

L’abbazia dei Santi Ruffino e Vitale ad Amandola


L’abbazia dei Santi Ruffino e Vitale ad Amandola, è attestata fin dall'xi secolo, quale proprietà dei Benedettini. Nel 1495 il papato cedette la costruzione in commenda a ecclesiastici di nomina pontificia. La cura spirituale passò nel 1859 al clero secolare.

La facciata, in blocchi di pietra, è aperta da portale entro due contrafforti realizzati negli anni 1968-69. L’abside, all’esterno, è scandita in basso da quattro paraste, tra le quali sono aperte monofore.

mercoledì 5 febbraio 2014

La pieve di Sant'Angelo in Montespino a Montefortino

La pieve di Sant'Angelo in Montespino, a più di 800 metri s.l.m, è attestata in una donazione del 977, nella quale il vescovo di Femo Gaidulfo riservava per sé e per l’Episcopato fermano l’«ecclesiam et plebem Sancti Angeli cum cellis et dotibus et cum libris et orattoria et terris eius».

Il portale della scomparsa chiesa di San Salvatore a Montegiorgio



Della chiesa di San Salvatore a Montegiorgio, annessa all'ex convento degli Agostiniani, rimane, dopo la demolizione degli anni '30 del xix secolo solo il portale. Nel 1812, dopo il crollo del tetto, l’edificio dovette essere abbandonato.

Il Palazzo dei Priori a Fermo

Il Palazzo dei Priori, attuale sede di rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Fermo, prende il nome dal fatto che negli ultimi anni del XIV secolo andarono lì a svolgere le loro funzioni i priori di Fermo. L'allora edificio, più piccolo rispetto all’attuale, era stato il Palazzo del capitano del Popolo, realizzato dal comune di Fermo ammodernando un edificio privato acquisto negli ultimi anni del XIII secolo, attiguo alla chiesa di San Martino (poi, come vedremo, riutilizzata per ampliare l'edificio). 

Il teatro "Vittorio Emanuele II" a Porto San Giorgio


Nel 1811 venne costituita una società di 50 condomini per la costruzione a Porto San Giorgio di un teatro dotato di 50 palchi. L'anno dopo venne approvato il progetto di Giuseppe Lucatelli (Mogliano 1751 – Tolentino, 1828). I lavori, iniziati nel 1813, vennero affidati al sangiorgese Carlo Basili, sotto la direzione dei condomini Melchiorre Salvadori, Antonnicola Cristiani e Vincenzo Antonucci. Ultimati i lavori nel 1816, il teatro venne inaugurato  l'anno successivo. 
Negli anni 1858-62 venne rinnovato l'interno. Durante quei lavori il soffitto venne ridipinto da Mariano Piervittori (Tolentino, 1818 – Perugia, 1888), autore anche del sipario (purtroppo andato perduto), realizzato per ricordare l’ingresso a Porto San Giorgio del re Vittorio Emanuele II, cui venne intitolato il teatro nel 1862, quando l’edificio venne riaperto al pubblico.


martedì 4 febbraio 2014

La Marca fermana

Pianta del 1803 della Marca fermana
Immagine rilasciata con licenza PD-Art
Nel 983, in un diploma emanato dall'imperatore Ottone II, è per la prima volta attestata in un documento pubblico la marka Firmana. Con il termine marka o marchia (dal tedesco mark=confine), era indicato un territorio di confine, formato da più contee, retto da un margravio (markgraf) o marchese (marchio). 

La chiesa di San Marco a Servigliano

La chiesa di San Marco a Servigliano venne benedetta nel 1779. Fin dal 1774 erano state gettate le fondamenta dell'edificio. Nel 1778 era stata costruita la volta.
La facciata, aperta da portale realizzato nel 1777 dallo scalpellino anconetano Angelo Albertini, è partita da cornicione aggettante, sotto al quale corre un fregio sorretto da lesene doriche. La parte superiore del prospetto è tripartita da lesene ioniche. Nei lati, le due grandi ali, probabilmente avrebbero dovuto essere utilizzate per  due navate laterali mai realizzate.

Fermo durante l'impero di Carlo Magno

I Franchi di Carlo Magno, per governare il loro impero, lo divisero in circoscrizioni, chiamate comitati, affidate all’amministrazione di conti franchi, che avevano poteri amministrativi, giudiziari e militari. In un privilegio del 817[1], rilasciato da papa Pasquale I a favore dell’abbazia di Farfa (che dall’viii secolo aveva ingenti proprietà terriere nel Fermano), è  attestato per la prima volta  il comitatu Firmano: tra il fiume Potenza, a nord, il fiume Salinello, a sud, il mare Adriatico, ad est, e il comitato di Camerino, a ovest[2]. Nel 787, Carlo Magno, in un suo diploma, aveva scritto, non di un comitato, ma di un ducato di Fermo.

Il santuario di Santa Maria dell'Ambro a Montefortino

Stando alla tradizione la prima cappella dell'attuale santuario di Santa Maria dell’Ambro a Montefortino, venne eretta in seguito all’apparizione della Vergine alla pastorella Santina, muta fin dalla nascita che, alla manifestazione della madre di Dio, riacquistò per miracolo la parola. La tradizione è piuttosto tarda, dal momento che appare per la prima volta in una manoscritto di padre Giuseppe da Fermo del 1906. Nel 1925 nel numero della “Voce delle Marche” leggiamo che: “sulla sponda sinistra del fiume [Ambro] esisteva dentro la cavità di un faggio un’effige della Madonna, innanzi alla quale era solita pregare un’ingenua pastorella, sordomuta dalla nascita. A premiare la devozione in un mattino luminoso di maggio le comparve, circondata di straordinario splendore e ornata di celeste bellezza, la divina Signora e ridonatole all’istante la favella: “Va – le disse – reca la notizia di’ ai sacerdoti di Monte Fortino che qui deve sorgere un tempio ove io spanderò le mie grazie”. Ubbidì la semplice fanciulla, narrò il prodigio; e sorse la chiesa sul luogo indicato».

lunedì 3 febbraio 2014

Palazzo Perpenti a Fermo

Palazzo Perpenti è un edificio rimaneggiato nel XVIII secolo, appartenuto alla famiglia patrizia fermana dei Solimani, attestata in città dal XV secolo. Proprietari terrieri, i loro membri parteciparono alla vita cittadina ricoprendo importanti incarichi nel comune di Fermo.

La chiesa della Madonna del Rosario a Belmonte Piceno

In piazza xxviii Ottobre a Belmonte Piceno troviamo la chiesa della Madonna del Rosario, eretta dalla Confraternita del Santissimo Rosario nel 1586. Dell’antico edificio, rinnovato nel 1740, restano solo le murature, riutilizzate durante i lavori per l'ammodernamento della chiesa.

Fermo nel ducato longobardo di Spoleto

Nel 580 circa il vescovo di Fermo Fabio dovette pagare un riscatto ai Longobardi con denaro attinto dal tesoro della Chiesa locale, per liberare dalla prigionia i fratelli Demetriano e Valeriano, la loro madre e il loro padre Passivo (allora chierico della Chiesa fermana, poi successore dello stesso vescovo Fabio). Della vicenda siamo a conoscenza per una lettera di papa Gregorio Magno, indirizzata nel 598 ai fratelli Demetriano e Valeriano, a quella data chierici della Chiesa fermana[1].

La chiesa di San Gregorio Magno a Montelparo

La chiesa di San Gregorio Magno a Montelparo, eretta negli anni 1605-15 grazie al lascito testamentario del cardinal Gregorio Petrocchini (Montelparo, 1536 – Roma, 1612), ha facciata incompiuta, aperta da portale in pietra.

La chiesa del Santissimo Salvatore a Belmonte Piceno

La parrocchiale del Santissimo Salvatore a Belmonte Piceno venne riedificata negli anni 1771-76, su una chiesa che sappiamo dal xv secolo dipendente dal Capitolo dei canonici della cattedrale di Fermo. L’arcivescovo fermano Urbano Paracciani ne affidò il disegno per il rifacimento in forme neoclassiche all'architetto Domenico Fontana.

domenica 2 febbraio 2014

La basilica imperiale di Santa Croce al Chienti a Sant'Elpidio a Mare

La basilica imperiale di Santa Croce al Chienti, nel territorio di Sant'Elpidio a Mare, venne  consacrata nell'866, nel giorno della Santa Croce, dal vescovo di Fermo Teodosio. Nell’880 l’imperatore Carlo III il Grosso confermava all’abbazia privilegi, concessioni e donazioni date al monastero dallo stesso Teodosio, che aveva presentato all’imperatore, tramite l’arcicappellano imperiale, il vescovo di Vercelli Liutvardo, il progetto di realizzare nella valle del Chienti un’abbazia.

Breve storia di Santa Vittoria in Matenano

Nell’898 i monaci farfensi di Santa Maria di Farfa in Sabina, abbandonata la loro abbazia minacciata dai Saraceni, ripararono nel Fermano, dove realizzarono un castellum in monte Matenano

La cripta della cattedrale dell'Assunta a Fermo

Non lontano dalle rampe che portano al presbiterio, due scale ornate da balaustre marmoree, conducono alla cripta della cattedrale dell'Assunta, ricostruita entro il 1789 insieme alla cattedrale. Nella scala laterale di sinistra, chiusa da una cancellata in ferro battuto in parte dorato, è murata un lastra tombale in pietra arenaria scolpita nel xv secolo, già tomba di un qualche giureconsulto sepolto nel duomo (sappiamo la sua professione dal suo abbigliamento).

Storia di Firmum Picenum

Nel 264 a.C. i Romani fondarono la colonia di diritto latino Firmum, così chiamata ricavando il nome dalla sostantivazione dell’aggettivo firmus (fermo). Le colonie di diritto latino, legate a Roma da un patto federativo, avevano piena autonomia amministrativa e, in qualche caso (come Firmum), il diritto di battere moneta, ma non avevano diritto di voto, a differenza delle colonie di diritto romano, dov’erano insediati esclusivamente cittadini romani che mantenevano tutti i loro diritti. Per la fondazione della città di Firmum dovettero partecipare: cittadini romani, latini e popolazioni alleate con l’Urbe. L’aggiunta del cognomem Picenum al nome della città è probabile che sia avvenuta dopo la fondazione in età sillana, se non triumvirale, di Firmum Apulum (nell’attuale provincia di Foggia).
Nella seconda guerra punica del 218-202 a.C. la città, al contrario di tante altre d’Italia, restò dalla parte dei Romani. Durante la battaglia combattuta contro l’esercito di Antioco III il Grande (191 a.C.), il passo delle Termopili venne forzato da un contingente fermano. Nella guerra contro i Macedoni a Pidna (168 a.C.), una cohors Firmana è attestata nel presidio degli accampamenti di Lucio Emilio Paolo. Nel 90 a.C., durante la guerra sociale, Gneo Pompeo Strabone, sconfitto dagli eserciti degli Italici, trovò rifugio a Firmum, aspettando lì l'arrivo di rinforzi. 

Fermo bizantina

La regina Amalasunta
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Nel 408, stando allo storico bizantino Zosimo, i Visigoti di Alarico devastarono il Picenum (attuale regione Marche)[1]. Nel 476, Odoacre, deposto Romolo Augusto, assunse il governo dell’Italia col titolo di «re-comandante delle genti germaniche stanziate in Italia», mettendo fine a quello che era l’impero romano d’occidente.
Nel 498 Teoderico, re degli Ostrogoti, era riconosciuto re d’Italia dai Bizantini. Nel 526 tenne la reggenza del regno Amalasunta che, per una tradizione senza alcun fondamento era in quegli stessi anni a Fermo[2]
I Bizantini usarono l’uccisione da parte degli stessi Ostrogoti di Amalasunta, con la quale erano in buoni rapporti (cosa che porterà al suo assassinio da parte del suo stesso popolo), quale pretesto per riprendere l’Italia all'impero. 

sabato 1 febbraio 2014

Lo Stato di Fermo

Fino alla fine dell’Ancien régime Fermo aveva piena giurisdizione su tanti castra del Fermano (la città aveva un proprio Stato, amministrato indipendentemente dalla stessa autorità dello Stato pontificio). Nelle edizioni a stampa del XVI secolo degli Statuta firmanorum sono ricordati questi castra, raggruppati in tre gradi (dai più importanti ai meno):

I grado: Acquaviva, Falerone, Grottammare, Gualdo, Loro, Marano (nel territorio di Cupra marittima), Massignano, Mogliano, Petritoli, Porto Fermo (attuale Porto San Giorgio), Sant’Andrea (nel territorio di Cupramarittima), Sant’Angelo e Servigliano.

L'esercito fermano nel basso medioevo

In caso di guerra, tutti i maschi adulti di Fermo erano tenuti a prestare il servizio militare nell’esercito comunale, comandato dal podestà della città. L’esercito era composto dalla cavalleria (equites) e dai reparti di fanteria (pedites), formati dai populares. La truppa era divisa in battaglioni (banderiae)[1].