giovedì 19 giugno 2014

La chiesa di San Filippo Neri a Fermo

La chiesa di San Filippo Neri era la sede della Congregazione dell’Oratorio, eretta in città nel 1582. Nel 1592 la Congregazione ottenne l’uso della chiesa di Santo Spirito (xiv secolo), al posto della quale, cambiandone probabilmente l’orientamento, venne edificata l’attuale costruzione, sulla base di un disegno attribuito a Giovan Antonio Dosio (San Gimignano, 1533 - Caserta, 1611). L’edificio, iniziata nel 1594, venne consacrato nel 1607, mantenendo il vecchio titolo dello Spirito Santo. Solo poi, fatto santo Filippo Neri, prese l’attuale titolo.
La facciata, incompiuta, è aperta da portale dorico in pietra d’Istria, sopra al quale troviamo un’edicola decorata dalla scultura di un cherubino ad ali verticali. La lapide marmorea recita: spiritus sanctus / divo philippo nerio vivente / templum hoc / eligit / in domum oratorii.
L’interno, a croce latina, è a navata unica fiancheggiata da sei cappelle intercomunicanti, coperte da volte a crociera rette da pilastri cruciformi. La copertura del transetto è data da volta a botte. L’interno, da molto tempo abbandonato, era riccamente decorato da stucchi. Nella navata, lungo le imposte degli archi, sono affrescate le Storie della vita di san Filippo Neri, dipinte dal fermano Cesare Biscia, fratello dell’Oratorio, morto nel 1667. Gli affreschi sono inquadrati da cornici in stucco, sotto alle quali sono modellati due angeli alati che sostengono una targa, dove sono incisi alcuni passi biblici che fanno riferimento al fatto raffigurato. A sinistra: San Filippo in estasi riceve la visita della Vergine: mater domini mei ad me (Lc 1, 43) e San Filippo nelle catacombe di San Sebastiano riceve nel cuore un raggio d’amore dello Spirito Santo con la rottura di due costole: dilatasti cor meum (Salmi 119, 32). A destra la scena: San Filippo salva un naufrago penitente che rischia di affogare nel Tirreno: cum coepisset mergi apprehendit eum (Mt 14, 30, 31). e San Filippo resuscita il giovane romano Paolo dei Massimi: et resedit qui erat mortuus (Luca 7, 15).
Gli altari della chiesa sono tutti in pietra d'Istria. Nella prima cappella destra, dedicata a santa Margherita, era collocata la tela raffigurane Santa Margherita d’Antiochia, dipinta da Cesare Gennari. Nei piedistalli, decorati da marmi policromi, sono gli stemmi di Lucio Sanguignie e della moglie Margherita Orlandi. Nel timpano trovavamo la tela raffigurante l'Educazione della Vergine (disperso), anche questo di Cesare Gennari. Nella terza cappella, dedicata a san Lucio, era collocata la tela di San Lucio I in adorazione della Madonna col Bambino (dispersa), di Benedetto Gennari, da tempo dispersa. Sui piedistalli dell’altare sono le armi di Lucio Sanguigni e Margherita Orlandi. La tela nel timpano raffigurava la Fuga in Egitto, adesso in Pinacoteca, è attribuita a Cesare e Benedetto Gennari.
La cappella di crociera di destra, dedicata alla Natività, venne eretta dal vescovo di Nocera Sulpizio Costantini, fratello di padre Ulpiano Costantini. Nell’altare era collocata  la Natività di Pieter Paul Rubens. Nei lati dell’altare, entro due nicchie, sono due statue in stucco: David (destra) e Mosè (sinistra). Nella parete destra sono due bassorilievi sovrapposti con due scene della vita del profeta David: David rompe le mascelle ad un leone (sopra) e David recide la testa al gigante Golia (sotto). Nella parete sinistra sono due bassorilievi sovrapposti con scene della vita di Mosè: Mosè riceve le tavole della legge (sopra) e Mosè con la verga fa scaturire l’acqua dalla roccia (sotto). Nell’arco della cappella, entro due nicchie, sono le statue in stucco di Santa Caterina d’Alessandria (destra) e Santa Cecilia (sinistra). Nella parte superiore ed inferiore sono quattro busti di Padri della Chiesa d’Occidente, entro conchiglie in stucco. Al di sopra di due stemmi si trovano due gruppi di putti che sorreggono un festone decorato a motivi floreali. Nella parte più esterna dell’arco, sostenuto da due putti, trovimo lo stemma di Sulpizio Costantini.
Nell’altare maggiore, entro un tabernacolo con timpano spezzato in marmo rosso e colonne binate con capitelli corinzie in pietra d’Istria, era collocata la Pentecoste, di Giovanni Lanfranco. Nel timpano era l’Eterno benedicente, di mano dello stesso artista. I due piedistalli laterali sono intarsiati in marmi policromi. Nel centro dell’arco è apposto lo stemma del nobile fermano Torquato Nobili, patrono dell’altare maggiore. Nei lati dell’altare sono due statue in stucco dipinto, sormontate da  cherubini: San Filippo Neri (destra) e San Carlo Borromeo (sinistra). Nei muri laterali della zona absidale erano due affreschi incorniciati da elementi decorativi in stucco. Il Battesimo di Cristo (destra) e l’Ultima Cena (sinistra) (perduti).
Nella cappella di crociera di sinistra, intitolata all’Assunta, era collocata l’Assunzione, attribuita a Pier Simone Fanelli.  Nei piedistalli dell’altare gli stemmi delle famiglie Rosati e Matteucci. Sopra il timpano trovavamo una finta finestra. Nei lati sono le statue in stucco di Balaam (destra), con il motto allusivo alla Vergine: oritur stella ex iacob (Numeri 24, 17) e Giona (destra), con il motto allusivo alla Vergine: videbo templum sanctum tuum (Giona 2, 5). Neii lati dell’altare sono in bassorilievo le figure di Santa Caterina (sinistra) e Sant’Agnese (destra). Nella parete sinistra della cappella sono affrescati due episodi della Vita di sant’Agnese: l’Assunzione di sant’Agnese (sopra) ed il Martirio di sant’Agnese (sotto). Nella parete destra della cappella sono affrescati lo Sposalizio mistico di santa Caterina d’Alessandria (sotto) e la Traslazione del corpo di santa Caterina d’Alessandria sul monte Sinai (sopra). Nell’arco della cappella sono i bassorilievi in stucco di: Santa Francesca Romana (destra) e Santa Caterina da Siena (sinistra). Al di sopra, nell’arcone sono le rappresentazioni della Fede e della Speranza. Nella parte più esterna dell’arco, sostenuto da due putti, troviamo l’arma del vescovo Giulio Ottinelli.

Nella terza cappella di sinistra, dedicata al Santissimo Crocifisso, costruita a spese di don Giacomo Pieri, era collocata la tela raffigurante la Crocifissione (perduta), copia del quadro nella prima cappella a destra della Chiesa Nuova a Roma. La cappella appresso, intitolata a San Filippo, conservava la tela raffigurante l’Apparizione della Madonna a san Filippo Neri mentre celebra il Divino Sacrificio (1859), dipinta da Giambattista Ripani per conto dell’arcivescovo  di Fermo Filippo De Angelis. Nelle pareti laterali della cappella si trovavano le tele raffiguranti San Filippo Neri consegna le regole dell’Oratorio a san Francesco di Sales (sinistra) e San Filippo Neri riceve la visita di san Carlo Borromeo (destra), dipinte da Domenico Guiducci nel xvii secolo. Nei lati dell’arco esterno sono modellati in stucco: Sant’Antonio abate e San Francesco d’Assisi, santi eponimi del conte Antonio Francesco Paccaroni. Le basi delle colonne e la fascia basamentale sono intarsiate con un fregio di pietre dure. Sui piedistalli dell’altare, in campo rosso, sono gli stemmi di Giovanni e Francesco Dini. 
Nella prima cappella di sinistra, dedicata a San Sebastiano, era collocata la tela raffigurante San Sebastiano e la Pia Irene di Benigno Vangelini. Il fregio dell’altare è in pietre dure, incastrate di madreperla. Sui piedistalli sono gli stemmi del patrono Lucio Pancaldi.

In controfacciata è collocata la mostra d’organo in legno intagliato e dorato, con grate frastagliate da intagli. L’organo, realizzato nella prima metà del xviii secolo, è attribuito, pur con qualche perplessità a Felice Morganti.

Sulla figura di Benigno Vangelini vedi Francesca Coltrinati in Pinacoteca comunale di Fermo. Dipinti, arazzi, sculture, a cura di F. Coltrinari e P. Dragoni, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.


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