lunedì 28 aprile 2014

Palazzo Vitali, o Raccamadori, a Fermo

Palazzo Vitali, già Sansoni Raccamadori, in piazza del Popolo a Fermo, venne realizzato nell'ultimo quarto del xviii secolo dall'architetto Pietro Augustoni (Como, 1741 – Fermo,  1815), su un progetto attribuito a Luigi Vanvitelli (Napoli, 1700 – Caserta, 1773)[1]. Un'attribuzione, seguita dalla maggior parte della storiografia locale, da respingere però, riportando il progetto all'architetto Pietro Augustoni.
Trascrizione dell'iscrizione del 1712
L'attuale costruzione venne realizzata rimaneggiando un precedente edificio del 1712, commissionato dall’abate Ludovico Sansoni, su un palazzetto iniziato nel 1585 da Vincenzo Sansoni, ma presto lasciato incompiuto, come attesta una lapide perduta ma conosciuta da una trascrizione fattane da Gaetano De Minicis[2]. Scrive quest'ultimo, nella nota corrisponde, che l'iscrizione "Videsi sopra l’arco del portico della piazza, il quale da l’ingresso principale al palazzo una volta Sansoni Raccamadori. Ne fu tolta dopo che lo acquistarono i figli ed eredi di Alessandro Vitali odierni proprietari". 
Raggiungiamo il portale d'ingresso tramite un fornice nei portici di piazza del Popolo, entro  due colonne tuscaniche in laterizio, raccordate da trabeazione, base per un balconcino. Il portale arcuato sotto i portici, che dà sul giardino, è modanato a bugne a punta di diamante. Sopra è collocato uno stemma.
Nell’interno, al piano nobile, nella volta della sala verde, sono dipinti Apollo e le Muse danzanti, di Luigi Cochetti (Roma, 1802 – Ivi, 1884), a Fermo nel 1828 per dipingere il volto del teatro dell'Aquila, entro comparti, dipinte dal fermano Emilio Paccasassi[3]. Nella sala gialla, entro comparti geometrici, sono raffigurate le Storie di Alcibiade, anche queste dipinte da Luigi Cochetti. Di queste ultime pitture ne parla anche Vincenzo Curi nella sua Guida storica e artistica della città di Fermo, stampata nel 1864: "le quali formeranno invidia all’età future e daranno grande rinomanza al romano pittore"[4].
Nella sala bianca, di Domenico Bruschi (Perugia, 1840 – Roma, 1910), al centro della volta, sono raffigurate le Parche e, ai lati, la Puerizia, la Giovinezza, la Virilità e la Vecchiaia: allegorie delle quattro età dell’uomo. Dipinti, quest'ultimi, realizzati nel 1883[5].

[1] 
Notizie storiche della città di Fermo, ridotte in compendio dall’avvocato Giuseppe Fracassetti con un’appendice delle notizie topografico-statistiche della città e suo territorio del medesimo autore, Tipografia dei fratelli Paccasassi, Fermo 1841, p. 88.
[2] Raffaele De Minicis, Le iscrizioni fermane antiche e moderne con note, Tipografia di Gaetano Paccasassi, Fermo 1857, p. 259. 
[3] F. Maranesi, Guida storico artistica della città di Fermo. Terza edizione riveduta ed ampliata, Stab. Coop. Tipografico, Fermo 1945, p. 96.
[4]  Guida storica e artistica della città di Fermo pel dottor Vincenzo Curi, dalla tipografia Bacher, Fermo 1864, p. 64.
[5] "Rivista del Collegio araldico", anno II, 1904, p. 113.

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