mercoledì 9 aprile 2014

I viali di Fermo

Per raggiungere piazza del Popolo a Fermo, il tragitto più facile è quello che, da piazza Dante, quasi sotto l’abside della chiesa di San Francesco, prendendo, via Roma, raggiunge, dopo un curva a gomito, via Trevisani. Da qui, proseguendo per viale XX Settembre, arriviamo a un curva a U, dalla quale parte viale Vittorio Veneto che porta in largo Temistocle Calzecchi Onesti, da dove entriamo, attraverso il passaggio del Palazzo comunale, in piazza del Popolo. 

Questa è la "passeggiata" realizzata nella seconda metà del XIX secolo a Fermo per poter collegare in maniera più "moderna" piazza del Popolo a porta Marina (adesso murata, accanto all’abside della chiesa di San Francesco, sostituita dalla cosiddetta barriera di San Francesco, realizzata quale accesso a via Roma). 


Breve cronologia 

1854 Realizzazione del "viale" che da largo Ostilio Ricci porta a largo Temistocle Calzecchi Onesti[1]. Per l'apertura di questo venne demolita la cosiddetta chiesa di San Luigetto[2].

Nel 1865 il Comune incaricò l’ingegnere fermano Michele Benedetti di creare una strada da  largo Ostilio Ricci fino a piazza Dante (l'attuale via Roma). Il Consiglio comunale, però, affidò il progetto definitivo all'ingegnere fermano Pietro Dasti, approvato nel 1867. Il Comune dette notizia dell’apertura della strada, pur con i lavori non finiti, con un pubblico manifesto nel 1872[3]Demolizione della parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano, allora in largo Ostilio Ricci. 

1872 L'architetto Giovan Battista Carducci (Fermo, 1806 - Magliano di Tenna, 1878), rimaneggiò i prospetti degli edifici di via Trevisani[4]. La testata di quest'ultima è conclusa da una coppia di propilei simmetrici, progettati nel 1873 da Giovan Battista Carducci, che servono da imbocco per il giardino di palazzo Vinci e per via Monteverde[5].


I marciapiedi dei "viali" fermani sono stati realizzati da poco tempo



[1] V. Teodori, Giovan Battista Carducci, architetto fermano, 1806 - 1878, Fondazione Cassa di Risparmio, Quaderni, a, Fermo 2001, p. 79.
[2] A Curi Colvanni, Fermo dal 1849 al 1860 nelle pagine di un contemporaneo, Stabilimento tipografico Bacher, Fermo 1893, p. 2.
[3]  V. Teodori, Giovan Battista Carducci cit., p. 90.
[4] Ibidem, p. 97.
[5] Ibidem, pp. 97-98.







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