domenica 2 febbraio 2014

La cripta della cattedrale dell'Assunta a Fermo

Non lontano dalle rampe che portano al presbiterio, due scale ornate da balaustre marmoree, conducono alla cripta della cattedrale dell'Assunta, ricostruita entro il 1789 insieme alla cattedrale. Nella scala laterale di sinistra, chiusa da una cancellata in ferro battuto in parte dorato, è murata un lastra tombale in pietra arenaria scolpita nel xv secolo, già tomba di un qualche giureconsulto sepolto nel duomo (sappiamo la sua professione dal suo abbigliamento).
La cripta, a tre navate con abside semicircolare centrale, è coperta da volte ad archi ribassati, retti da colonne decorate con stucchi a imitazione del marmo. Negli armadi a muro delle pareti sono una serie di nicchie che celano le Corporae sanctae: tutta una serie di reliquie esposte al culto solo il primo maggio di ogni anno. Stando al Lunario dell’etnografo Luigi Mannocchi: “A Fermo si espongono nei sotterranei dei Duomo i Corpi Santi, che la campagna chiama tuttora, con terminologia latina, le Corpora Sante, e, nelle loro urne, sfrega mazzi di erba bietola (l’ ubbiti) che poi mangia per devozione o conserva, disseccata, a scopo di far decotti od infusioni in caso di malattie”.

Entro la nicchia d’altare della navata sinistra, oratorio della confraternita di San Giuseppe, troviamo la statua di San Giuseppe col Bambino commissionata nel 1666 a Giovanni Mistichelli. Per chiudere la nicchia è utilizzato il dipinto raffigurante lo Sposalizio della Vergine (fine xvii secolo), attribuito a Ubaldo Ricci. 

A sinistra dell’altare, in un’intercapedine del muro, sono appesi gli elenchi degli iscritti alla confraternita di San Giuseppe, con le quattro tabelle dove sono segnati i nomi dei fratelli e delle sorelle di questa.
Nella navata centrale, alla parete di fondo, si trova l’altare di Sant'Alessandro vescovo e martire. Nei lati, entro due nicchie per parte, sono collocate le statue in pietra arenaria di San Pietro (destra) e San Paolo (sinistra), scolpite nel xiii secolo. Ai lati delle sculture sono due altari dedicati a sant’Egenio (sinistra) e a santa Pacifica (destra). Sopra a questi sono due statue in stucco, anche queste entro due nicchie, rappresentano San Michele Arcangelo (datata 1754) e San Raffaele Arcangelo.
Sopra l'altare maggiore, dedicato al Santissimo Crocifisso, realizzato sopra la tomba di sant’Adamo, abate nel xiii secolo del monastero fermano di San Savino (demolito, allora sulla Montagnola), troviamo un Crocifisso ligneo dipinto nel xvi secolo. La volta a vela, retta da archi ribassati, è decorata da una tela raffigurante quattro putti, di cui due con nastro dov’è dipinto il motto: attendite et videte si est dolor sicut dolor meus, dipinta da Alessandro Ricci, al pennello del quale appartengono anche quelli sulle tele della curva dell’abside che reggono gli strumenti della Passione. Le stesse stazioni della Via crucis nella cripta, sono state attribuite da Massimo Papetti allo stesso pittore (probabilmente dipinte nei primi anni '10 del xix secolo).
Nella navata destra, una sarcofago del iv secolo, è riutilizzato come mensa dell'altare di San Filippo vescovo e martire. La fronte è partita da colonne spiraliformi, con capitelli compositi, che sorreggono timpani triangolari e archi a sesto ribassato alternati. Nelle nicchie sono scolpiti in bassorilievo, partendo da destra: San Pietro incontra le compagne di Tabita, San Pietro resuscita Tabita, Caino e Abele offrirono i loro doni al Cristo-Logos, Soldati a guardia della prigione di san Pietro e l'Angelo libera san Pietro dal carcere.
Nella parete sopra l'altare è appesa una piccola tela raffigurante la Crocifissione, san Carlo Borromeo, l’Addolorata, san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista (inizi anni '60 xviii secolo), dipinta da Filippo Ricci. Il primo maggio di ogni anno, quando sono esposte le Corpore Sante, viene aperto il sarcofago, che contiene lo scheletro attribuito dalla tradizione al vescovo fermano Filippo.

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