domenica 9 febbraio 2014

Breve descrizione degli edifici lungo il corso di Fermo

Lungo corso Cefalonia troviamo i palazzi dei più importanti casati fermani, eretti per lo più nel xviii secolo, quando il commercio del grano permise al patriziato cittadino di accumulare ingenti patrimoni. L’angusta strada, che impedisce però la visione dei prospetti architettonici, era nel medioevo una strada per botteghe.
Palazzo Pelagallo (n. 10), venne ammodernato nel 1796 dall’architetto Pietro Augustoni. La facciata sul corso è aperta da portale arcuato entro due colonne lisce. Tolto il portone, è ora utilizzato come vetrina. Le finestre del prospetto hanno timpani curvilinei e triangolari alternati. 
Palazzo Erioni (n. 46), venne progettato negli ultimi anni del xviii secolo anche questo dall’architetto Pietro Augustoni. L’imponente fronte, su quattro piani, è caratterizzata da bugnato al piano terra, dov’è il portale sorretto da colonne ioniche. Le mostre delle finestre sono in pietra arenaria.

Palazzo Azzolino (n. 69), venne eretto nel xvi secolo per Girolamo Rosati da Alessandro di Salvatore Settignano, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane (a Fermo nel 1532 a Fermo, incaricato di revisionare le mura della città). Nella realizzazione dell’edificio, tuttavia, non vennero rispettate le indicazioni dell’architetto.

La facciata al piano terra è aperta da arcate inquadrate da doppie paraste in pietra, raccordate da architrave aggettante. Nelle due paraste ai lati del portale principale, sotto il capitello, sono scolpiti a rilievo il cristogramma IHS (Jesus Hominum Salvator) e la lettera M (iniziale di Maria), incisi per devozione su tanti portali di palazzi fermani. Nel piano nobile, in asse rispetto alle cinque arcate, sono cinque finestre incorniciate da elementi in pietra. Un cornicione aggettante a dentelli delimita la linea di gronda.

L’atrio, nel progetto a tre campate partite da colonne, venne sostituito da un androne rettangolare allungato, in modo da ricavare due botteghe. La parete di fondo, preceduta da un pozzo ottagonale è aperta da doppia loggia, in basso aperta da tre archi a tutto sesto spartiti da paraste. Sopra, sono archetti retti da colonne ioniche.
La chiesa della Pietà venne eretta nel 1603, dov’era la parrocchiale di San Bartolomeo (fine xii secolo), su disegno del pittore fermano Oliviero Spinucci, servendosi dell’opera dello scalpellino Nicola Venetiano.
La facciata è aperta da portale retto da semipilastri dorici. La parte bassa del prospetto è tripartita da paraste doriche, raccordate da architrave decorato da triglifi, sul quale poggia il cornicione aggettante. L’attico, unito alle ali da due volute, è tripartito anche questo da paraste, però d’ordine ionico. È probabile che il finestrone rettangolare venne aperto alla fine del xviii secolo per dare maggior luce all’interno. Vicino alle volute sono collocati due piccoli pinnacoli piramidali, già nelle basi della doppia scalea del Palazzo dei Priori.
Palazzo Vitali-Rosati (n. 85), lì accanto, venne eretto, come palazzo Azzolino, su disegno dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane. Nel 1530 Giovan Francesco Rosati aveva stipulato con alcuni muratori un contratto che li impegnava questi a costruire entro quattro anni un palazzo secondo un disegno fornito dallo stesso committente. Sempre nel 1530 venne rogato il contratto con lo scalpellino Alessandro di Salvatore da Settignano. Tuttavia, nel 1534, venne redatto un secondo contratto, che impegnava altri muratori a completare il palazzo entro sei anni. Nella seconda metà del xviii secolo l’architetto Luigi Paglialunga rimaneggiò l’interno dell’edificio. Durante quei lavori venne sopraelevata la facciata verso corso Cavour.

Il prospetto è partito nella parte bassa da paraste tuscaniche binate in bugnato rustico, raccordate da cornicione. Nei due piani superiori sono aperte tre finestre, delimitate da cornici in pietra.
Nel progetto l’atrio dell’edificio era a tre navate partite da colonne. Tuttavia, nella realizzazione, venne realizzato un androne rettangolare. Il loggiato del cortile è definito da archi a tutto sesto retti da pilastri. Due colonne composite in scaglia rosa dell’Appennino del iii secolo d.C. sono probabilmente materiali di recupero del non lontano teatro romano.
La chiesadi Santa Maria del Carmine, davanti a palazzo Vitali-Rosati, venne ammodernata in forme neoclassiche alla fine del XVIII secolo dall’architetto Pietro Augustoni.
L’imponente facciata, preceduta da gradinata, è tripartita da lesene in pietra d’Istria. L’attico, aperto da una grande finestra rettangolare, è raccordato alle ali laterali da due volute.

Corso Cavour

Passata la torre Matteucci  (xiii-xiv secolo), inizia corso Cavour, dove, come in corso Cefalonia, sono i palazzi delle più importanti famiglie fermane. La strada era anche questa una stretta via medievale, dov’era anche il quartiere ebraico (il cimitero della comunità ebraica era, come scritto da Francesco Pirani, fuori porta Sant’Antonio, in contrada Orzolo).
Palazzo Trevisani (n. 32) venne eretto nel xviii secolo. Il prospetto è aperto da portale arcuato a bugne. Nella rostra in ferro della lunetta sono  l'IHS e la M.
Palazzo Raccamadoro (n. 38), ha portale con stemma in pietra. Le finestre, a timpano triangolare spezzato, hanno mostre in arenaria a bugnato. Palazzo Raccamadoro (xvi-xvii secc.),  Nel retro dell’edificio troviamo una corte giardino.
Palazzo Paccaroni (n. 68), anche questo del xviii secolo, è la sede delle Prefettura. La parte mediana, rivestiva da motivo a bugnato, rimanda alla presenza di una casa-torre, probabilmente unita nella costruzione quando venne eretto l’edificio. Il prospetto è aperto da portale in legno che imita il bugnato in pietra della facciata, sormontato da un’artistica rostra in ferro battuto.
La chiesa di San Filippo Neri era la sede della Congregazione dell’Oratorio, eretta sulla base di un disegno attribuito a Giovan Antonio Dosio (San Gimignano, 1533 - Caserta, 1611). L’edificio, iniziata nel 1594, venne consacrato nel 1607.
La facciata, incompiuta, è aperta da portale dorico in pietra d’Istria, sopra al quale troviamo un’edicola decorata dalla scultura di un cherubino ad ali verticali. 
Il convento dei Filippini, dov’è adesso il Tribunale, era stato costruito dall’architetto Pietro Augustoni nel 1751-57. Le cornici superiori delle finestre sono a profilo mistilineo.
Palazzo Monti (nn. 74, 76, 78), venne progettato dall’architetto Giovan Battista Carducci. Il prospetto a bugne è rifinito da decorazioni di ordine ionico.
Palazzo Monsignani-Sassatelli (n. 104), realizzato nell’ultimo quarto del xviii secolo, venne commissionato dal marchese Luigi Nannarini all’architetto Pietro Augustoni. L’edificio, adesso sede della Prefettura, è impostato su uno schema a corte aperta a C, con il fronte principale sul corso, aperto da portale arcuato a bugnato. 
Il cortile è a tre livelli. Nella parte più bassa una fontana venne realizzata nel muraglione di fondo, aperto da nicchioni tra paraste. In quella mediana, dov’è un pozzo, venne aperta una terrazza. Nella parte alta, il giardino pensile è chiuso da un muro di recinzione aperto da nicchie.
L’imponente Palazzo Maggiori (n. 83) venne ammodernato nell’ultimo quarto del xviii secolo, su progetto, anche questo, dall’architetto Pietro Augustoni. L’edificio, rifinito nelle sue parti, ha solo il portale lasciato incompiuto.

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